ASensitiv Giacometti/Warren

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 22 Aprile 2023

Tempo stimato per la lettura: 3 minuti

Su invito della Fondazione Giacometti, Rebecca Warren – una delle più famose artiste contemporanee degli ultimi vent’anni – ha selezionato dalle collezioni un insieme di opere di Alberto Giacometti della Fondazione per esporle accanto alle proprie. Nasce così l’esposizione ASensitiv, visitabile a Parigi presso l’Istituto Giacometti, dal 21 aprile al 2 luglio 2023.

La mostra offre al pubblico l’opportunità di contemplare il lavoro di Warren – appositamente progettato per l’evento -a contatto con le sculture di uno dei più grandi maestri dell’arte moderna. Tra le opere di Giacometti, scelte dall’artista britannica per la mostra, ci sono alcune del suo periodo surrealista così come sculture, dipinti e disegni del suo periodo più tardo.

Metodi creativi a confronto

L’esposizione e il catalogo che l’accompagna analizzano le corrispondenze rivelatrici tra il suo lavoro, l’arte e la personalità di Giacometti. Il metodo di lavoro dello scultore svizzero consiste in atti rapidi, a scatti, febbrili. L’artista che costruisce e distrugge all’infinito: un processo paradossalmente meticoloso che suggerisce l’intensa ricerca di qualcosa: immagini, realtà, ancora a lui sconosciuto.

Invece Warren procede lentamente, quasi alla cieca, attraverso tentativi ed errori, pur essendo attenta al potenziale, ancora ignoto, della scultura a cui sta lavorando. L’artista descrive questa esperienza come l’entrare in contatto con organismi quasi viventi, la cui esatta natura appare durante l’allestimento della mostra.

Sensibile e non-sensibile

Il titolo della mostra, ASensitiv, neologismo creato da Warren, sottolinea la natura paradossale di questo rapporto tra i due artisti – che vanno dall’ipersensibilità psichica all’insensibilità necessaria, come generata da un algoritmo.

Dalle sue prime sculture fortemente erotiche alle sue vetrine e assemblaggi a parete, o addirittura gli esili totem creati più di recente, Warren, nella sua pratica, presenta una rara attenzione alla figura, alla carne, alla materia.

Alberto Giacometti: Grande Femme II, 1960 et Femme au chariot, 1943                        //                       Rebecca Warren: The Now Voyager                    © Cristina Biordi

L’esistenza reale dell’opera

«Rebbecca Warren – spiega la curatrice dell’esposizione Françoise Cohen, nuova direttrice artistica della Fondazione Giacometti – ha voluto che l’illuminazione fosse il più naturale possibile, non direzionale, per non raddoppiare la scultura con le ombre. L’artista ci tiene che l’esperienza offerta al visitatore rispetti l’esistenza reale dell’opera.»

Fanno parte integrante delle opere dell’artista britannica i loro supporti, che siano dei carrelli su ruote, usati per trasportare le sculture, o i basamenti che spesso si impilano, quasi a creare un totem. Un aspetto che si ritrova talvolta anche nelle opere di Giacometti, come nella Femme au chariot (Donna sul carrello).

Tra pura carne e puro cartone animato

La sua tavolozza dispiega un’intera gamma di influenze della cultura modernista e pop, nonché un’ampia varietà di materiali, tra cui terra, neon e bronzo, oltre a frammenti meno facilmente identificabili. Warren mette in discussione una storia dell’arte scritta dagli uomini, e trasforma questi riferimenti in un impasto onirico e inquietante.

Si aggrappa agli estremi – eccesso mostruoso, mancanza allarmante – e crea una varietà di oggetti che descrive come esistenti “da qualche parte tra pura carne e puro cartone animato”. Il suo lavoro è pungente, a volte contraddittorio, il risultato di una contemplazione prolungata dell’impulso creativo e del potere misterioso di immagini e oggetti.

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About the Author: Cristina Biordi

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Su invito della Fondazione Giacometti, Rebecca Warren – una delle più famose artiste contemporanee degli ultimi vent’anni – ha selezionato dalle collezioni un insieme di opere di Alberto Giacometti della Fondazione per esporle accanto alle proprie. Nasce così l’esposizione ASensitiv, visitabile a Parigi presso l’Istituto Giacometti, dal 21 aprile al 2 luglio 2023.

La mostra offre al pubblico l’opportunità di contemplare il lavoro di Warren – appositamente progettato per l’evento -a contatto con le sculture di uno dei più grandi maestri dell’arte moderna. Tra le opere di Giacometti, scelte dall’artista britannica per la mostra, ci sono alcune del suo periodo surrealista così come sculture, dipinti e disegni del suo periodo più tardo.

Metodi creativi a confronto

L’esposizione e il catalogo che l’accompagna analizzano le corrispondenze rivelatrici tra il suo lavoro, l’arte e la personalità di Giacometti. Il metodo di lavoro dello scultore svizzero consiste in atti rapidi, a scatti, febbrili. L’artista che costruisce e distrugge all’infinito: un processo paradossalmente meticoloso che suggerisce l’intensa ricerca di qualcosa: immagini, realtà, ancora a lui sconosciuto.

Invece Warren procede lentamente, quasi alla cieca, attraverso tentativi ed errori, pur essendo attenta al potenziale, ancora ignoto, della scultura a cui sta lavorando. L’artista descrive questa esperienza come l’entrare in contatto con organismi quasi viventi, la cui esatta natura appare durante l’allestimento della mostra.

Sensibile e non-sensibile

Il titolo della mostra, ASensitiv, neologismo creato da Warren, sottolinea la natura paradossale di questo rapporto tra i due artisti – che vanno dall’ipersensibilità psichica all’insensibilità necessaria, come generata da un algoritmo.

Dalle sue prime sculture fortemente erotiche alle sue vetrine e assemblaggi a parete, o addirittura gli esili totem creati più di recente, Warren, nella sua pratica, presenta una rara attenzione alla figura, alla carne, alla materia.

Alberto Giacometti: Grande Femme II, 1960 et Femme au chariot, 1943                        //                       Rebecca Warren: The Now Voyager                    © Cristina Biordi

L’esistenza reale dell’opera

«Rebbecca Warren – spiega la curatrice dell’esposizione Françoise Cohen, nuova direttrice artistica della Fondazione Giacometti – ha voluto che l’illuminazione fosse il più naturale possibile, non direzionale, per non raddoppiare la scultura con le ombre. L’artista ci tiene che l’esperienza offerta al visitatore rispetti l’esistenza reale dell’opera.»

Fanno parte integrante delle opere dell’artista britannica i loro supporti, che siano dei carrelli su ruote, usati per trasportare le sculture, o i basamenti che spesso si impilano, quasi a creare un totem. Un aspetto che si ritrova talvolta anche nelle opere di Giacometti, come nella Femme au chariot (Donna sul carrello).

Tra pura carne e puro cartone animato

La sua tavolozza dispiega un’intera gamma di influenze della cultura modernista e pop, nonché un’ampia varietà di materiali, tra cui terra, neon e bronzo, oltre a frammenti meno facilmente identificabili. Warren mette in discussione una storia dell’arte scritta dagli uomini, e trasforma questi riferimenti in un impasto onirico e inquietante.

Si aggrappa agli estremi – eccesso mostruoso, mancanza allarmante – e crea una varietà di oggetti che descrive come esistenti “da qualche parte tra pura carne e puro cartone animato”. Il suo lavoro è pungente, a volte contraddittorio, il risultato di una contemplazione prolungata dell’impulso creativo e del potere misterioso di immagini e oggetti.

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