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Edoardo Leo: “Un attore, un istrione, un Maestro, un mito, un professionista esemplare, semplicemente Gigi Proietti”

Alessia
Scritto da Alessia

Omaggio di Edoardo Leo


Edoardo Leo è uno dei tanti “figli” di Gigi. Un ragazzo di Roma cresciuto a Pane e Mandrake, uno di quelli a cui Gigi “nun je lo devi toccà”. Gigi Proietti per Edoardo è stato un secondo padre, un uomo che gli ha indicato la retta via, un simbolo, una spalla su cui piangere e su cui ridere, un attore, un istrione, un Maestro, un mito, un professionista esemplare, semplicemente Gigi Proietti.

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Le poche righe che leggerò vengono da un’associazione che comprende più di settecento interpreti del teatro e dell’audiovisivo, che si chiama  U.N.I.T.A. e che ha deciso di rendere questo omaggio al Maestro. Ammesso che io riesca a leggerla.

Ciao Gigi, ecco per prima cosa scusaci per l’informalità con cui ci rivolgiamo a te anche oggi, ma qualsiasi altra forma ci sarebbe sembrata fuori luogo. Allora abbiamo scelto quella con cui ci permettevi di salutarti ogni volta che qualcuno di noi colleghi ti incontrava nelle quinte di un teatro, nei corridoi dei camerini, in una sala doppiaggio, su un set, al ristorante. 

Non c’era nessun appellativo che ti precedeva: nessun dottor, commendator, signor, tanto meno Maestro e men che mai cavaliere: anche se poi er cavaliere in qualche modo ci sei stato. Ci hai sempre consentito di chiamarti esattamente come ogni persona che ti incontrava per strada da sempre: “Ciao Gigi”

E così abbiamo iniziato anche oggi che siamo venuti a portarti questo saluto speciale, questa lettera, che ti assicuro, non è molto diversa da quella che ti avremmo portato per celebrare i tuoi ottant’anni; non l’abbiamo cambiata di una virgola. Una lettera che ha una parola ricorrente e ripetuta, e non è auguri e nemmeno addio, è grazie. 

Grazie per esser stato un costante punto di riferimento per molte generazioni di attori, di interpreti, per aver elevato il nostro mestiere a una dignità raramente toccata prima.

Grazie per aver incarnato la figura del professionista dello spettacolo e aver portato il professionismo come condizione necessaria in ogni momento della tua incredibile carriera.

Grazie per aver formato decine e decine di lavoratori dello spettacolo, non solo di artisti e per aver speso per anni e anni il tuo talento e la tua energia per l’ insegnamento. 

Grazie per averci consegnato l’esempio che abnegazione e disciplina possono coincidere con la leggerezza e col divertimento nel fare questo nostro mestiere.

Grazie per essere stato il motivo per cui molti di noi hanno iniziato a farlo dopo averti visto sul palcoscenico perché in tanti hanno sognato senza ammetterlo: “Io da grande, vorrei essere come lui”. Ovviamente senza riuscirci mai.

Grazie perché quando hai chiamato un tuo spettacolo Attore, amore mio ci siamo sentiti orgogliosi, partecipi, come tanti buoni o mediocri giocatori che però hanno in squadra il fuoriclasse, il numero 10, il più bravo di tutti. 

Grazie perché in tempi in cui ci si affanna a discutere di cultura, tu intanto la facevi inaugurando teatri, facendoli vivere, riempiendoli per sessant’anni. Luoghi in cui ci siamo ritrovati, abbiamo discusso, abbiamo riso, abbiamo pianto, ci siamo arrabbiati, ci siamo conosciuti, luoghi dell’anima che tu hai reso vivi pieni di umanità e di amore.

Grazie di averli addirittura fatti costruire dei teatri, come questo in cui ti stiamo salutando e che sarà casa tua per sempre, questo posto dove sei riuscito a dare alla parola popolare il senso che merita, ricordandoci ad ogni replica che non esiste alto e basso e che fare il teatro popolare deve essere l’aspirazione più alta, la più nobile, quella che deve muovere ogni nostro passo; questo posto meraviglioso dove oggi stai facendo l’ultima replica. 

Grazie per averci fatto divertire fino alle lacrime, perché ognuno di noi quando ti guardava non era più un tuo collega, era pubblico. Quel pubblico verso il quale ci hai insegnato il massimo del rispetto e dell’onestà. Una lezione, ogni volta. 

E quando tu dicevi “A me gli occhi”, in realtà insieme agli occhi ti consegnavamo il cuore e tutta la nostra ammirazione.

Ecco, grazie per questa lezione continua che ci hai regalato. E sappiamo tutti che saresti stato imbarazzato da questa celebrazione, da questi complimenti fuori scena, dai superlativi con i quali ti investiamo e che avresti volentieri fuggito anche la retorica inevitabile di questa lettera.

Scusa Gigi eppure ti tocca, ti tocca il saluto scomposto e commosso di un’intera categoria, di un popolo di spettatori incantati. Abbiamo già usato troppi paroloni, lo so, sai che facciamo allora, chiudiamo con le tue di parole, starai dicendo: “Ma che state a fa?“ Ve vedo tutti tristi ner dolore!”. 

E c’hai ragione, tutta la città sbrilluccica de lacrime e ricordi.

Ecco, te le ricordi queste parole, le hai scritte tu e te le rubiamo anche stavolta, perché anche se non ci possiamo abbracciare, ci siamo tutti qui a ringraziarti stretti stretti, perché tu non sei soltanto un grande attore, sei tanto di più, sei Gigi Proietti. 

Omaggio di Virginia Raggi
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Omaggio di Valentina Marziali
Omaggio di Paola Cortellesi
Omaggio di Enrico Brignano
Omaggio di Walter Veltroni

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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