Paola Cortellesi: “Ho ricordi indelebili legati a Gigi, episodi che hanno scandito la mia vita”

About the Author: Alessia

Published On: 7 Novembre 2020

Tempo stimato per la lettura: 3,3 minuti

Omaggio di Paola Cortellesi

Ci sono stelle che brillano di una luce diversa dalle altre. Quella di Gigi, per Paola, è sempre stata la più luminosa. Lo ascoltava da bambina, lo ammirava, lo stimava e da grande voleva fare quello che faceva lui. Ci è riuscita solo in parte ma non per demeriti suoi: Gigi era inarrivabile, era talento puro, un faro che per decenni ha illuminato la strada di tutti. L’unica cosa che rimane da fare è quella di dirgli grazie.

_______

Care Sagitta, Susanna e Carlotta, che meraviglia deve essere stata avere accanto un gigante come Gigi e che peso enorme, Carlotta, con garbo e gratitudine, lo ha ricordato in questi giorni, che peso enorme deve essere stato averlo dovuto continuamente condividere con tutti gli altri. 

Io sono una di tutti gli altri, per molto tempo un’estranea, eppure ho ricordi indelebili legati a Gigi, episodi che hanno scandito la mia vita. “E le melle le le melle le, sono buone e sono belle, sono buone, sì, le melle ma non le posso digerir”. La cantavo a cinque anni.

A quell’età avevo già consumato l’audiocassetta di “A me gli occhi, please”. L’ascoltavamo di continuo, noi 5 in macchina, nei lunghi viaggi estivi verso la Calabria. In casa, ripetevo a memoria tutti i passaggi. Non potevo conoscere l’Amleto, ma avevo idea che fosse una storia tanto allegra mentre citavo le frombole e i dardi dell’avversa fortuna

Ricordo la prima volta che mi sono commossa, da bambina, è stato proprio sulle note di “La vita è un’osteria”. Io capitolavo alla prima strofa: “C’hai ‘na pensione, du’ sordi da parte, li fiji ormai ce l’hai sistemati, si nun li vedi, è che c’hanno da faaa!”.

Quello è stato proprio un colpo basso, per me a livello emotivo, pari solo a Heidi che ritrova il nonno. Papà e mamma ci portavano a vederlo a teatro e crescendo, ammirandolo in ogni variazione di tono, di registro, di linguaggio. Ricordo nitidamente il momento in cui in platea, al Sistina, per la prima volta, ho capito che avrei tanto voluto fare questo mestiere.

Pensa che guaio, dirà qualcuno. Ma per me la vita, e la strada, sempre senza saperlo, me l’ha indicata lui. Gli ho raccontato tutte queste cose quando l’ho conosciuto, quando vi ho conosciuto, e Gigi mi ha risposto con affetto. Ma sono certa di essere stata l’ennesima, perché un grande artista è patrimonio comune e ispirazione per molti. 

Un privilegio tra tutti gli altri l’ho avuto: quello di poter passare ogni tanto del tempo insieme e godere della sua compagnia, dei suoi racconti esilaranti, della sua genialità. Ridere a crepapelle, senza ritegno insieme a un Maestro: po’ esse? Con lui sì, si poteva, perché ogni volta aveva la mia età. Ma negli anni, ogni suo consiglio, ogni pacca sulla spalla, ogni suo segnale di incoraggiamento, è stata la spinta a fare del mio meglio nella vita e in questo mestiere di pazzi. 

Nessuno potrà mai togliervi i ricordi di una vita vissuta con lui, la vita vera, la vita reale. Vi ha dato le gioie ineguagliabili di un compagno e di un papà. Per tutti noi altri è stato un faro, ci ha mostrato l’arte, il sogno, a volte, la strada da percorrere. Oggi, a proteggervi e camminare dietro di voi c’è un esercito di noi altri, armato di riconoscenza, che lo amerà sempre e non lo dimenticherà mai. Grazie. 

Omaggio di Virginia Raggi
Omaggio di Maurisa Laurito
Omaggio di Valentina Marzali
Omaggio di Edoardo Leo
Omaggio di Enrico Brignano
Omaggio di Walter Veltroni

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Published On: 7 Novembre 2020

About the Author: Alessia

Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

Omaggio di Paola Cortellesi

Ci sono stelle che brillano di una luce diversa dalle altre. Quella di Gigi, per Paola, è sempre stata la più luminosa. Lo ascoltava da bambina, lo ammirava, lo stimava e da grande voleva fare quello che faceva lui. Ci è riuscita solo in parte ma non per demeriti suoi: Gigi era inarrivabile, era talento puro, un faro che per decenni ha illuminato la strada di tutti. L’unica cosa che rimane da fare è quella di dirgli grazie.

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Care Sagitta, Susanna e Carlotta, che meraviglia deve essere stata avere accanto un gigante come Gigi e che peso enorme, Carlotta, con garbo e gratitudine, lo ha ricordato in questi giorni, che peso enorme deve essere stato averlo dovuto continuamente condividere con tutti gli altri. 

Io sono una di tutti gli altri, per molto tempo un’estranea, eppure ho ricordi indelebili legati a Gigi, episodi che hanno scandito la mia vita. “E le melle le le melle le, sono buone e sono belle, sono buone, sì, le melle ma non le posso digerir”. La cantavo a cinque anni.

A quell’età avevo già consumato l’audiocassetta di “A me gli occhi, please”. L’ascoltavamo di continuo, noi 5 in macchina, nei lunghi viaggi estivi verso la Calabria. In casa, ripetevo a memoria tutti i passaggi. Non potevo conoscere l’Amleto, ma avevo idea che fosse una storia tanto allegra mentre citavo le frombole e i dardi dell’avversa fortuna

Ricordo la prima volta che mi sono commossa, da bambina, è stato proprio sulle note di “La vita è un’osteria”. Io capitolavo alla prima strofa: “C’hai ‘na pensione, du’ sordi da parte, li fiji ormai ce l’hai sistemati, si nun li vedi, è che c’hanno da faaa!”.

Quello è stato proprio un colpo basso, per me a livello emotivo, pari solo a Heidi che ritrova il nonno. Papà e mamma ci portavano a vederlo a teatro e crescendo, ammirandolo in ogni variazione di tono, di registro, di linguaggio. Ricordo nitidamente il momento in cui in platea, al Sistina, per la prima volta, ho capito che avrei tanto voluto fare questo mestiere.

Pensa che guaio, dirà qualcuno. Ma per me la vita, e la strada, sempre senza saperlo, me l’ha indicata lui. Gli ho raccontato tutte queste cose quando l’ho conosciuto, quando vi ho conosciuto, e Gigi mi ha risposto con affetto. Ma sono certa di essere stata l’ennesima, perché un grande artista è patrimonio comune e ispirazione per molti. 

Un privilegio tra tutti gli altri l’ho avuto: quello di poter passare ogni tanto del tempo insieme e godere della sua compagnia, dei suoi racconti esilaranti, della sua genialità. Ridere a crepapelle, senza ritegno insieme a un Maestro: po’ esse? Con lui sì, si poteva, perché ogni volta aveva la mia età. Ma negli anni, ogni suo consiglio, ogni pacca sulla spalla, ogni suo segnale di incoraggiamento, è stata la spinta a fare del mio meglio nella vita e in questo mestiere di pazzi. 

Nessuno potrà mai togliervi i ricordi di una vita vissuta con lui, la vita vera, la vita reale. Vi ha dato le gioie ineguagliabili di un compagno e di un papà. Per tutti noi altri è stato un faro, ci ha mostrato l’arte, il sogno, a volte, la strada da percorrere. Oggi, a proteggervi e camminare dietro di voi c’è un esercito di noi altri, armato di riconoscenza, che lo amerà sempre e non lo dimenticherà mai. Grazie. 

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