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Marisa Laurito: “Quando Gigi entrava in camerino non entrava solo un amico, entrava il teatro”

Alessia
Scritto da Alessia

Omaggio di Marisa Laurito

Quanto gli voleva bene a Gigi, Marisa. Gigi era per lei un monumento, il grande artista che aveva sempre una parola giusta. Per Marisa Laurito, Gigi era il teatro. Era quell’uomo ribelle e spettinato capace di conquistarti con una parola, un sorriso, un silenzio, un consiglio. Un uomo di cui sentiremo la mancanza e che farà per sempre parte della nostra vita.

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Ho scritto delle parole perché non voglio dimenticare niente. Non si può improvvisare. L’altra sera ho guardato “Preferisco il paradiso” e ho capito anch’io. Non dobbiamo essere tristi perché tu stai benissimo, starai qui da qualche parte con il tuo sorriso sornione a guardarci. Siamo noi che siamo stati privati dalla tua ironia, intelligenza, dal tuo senso sociale, dalla tua cultura, dalla tua bellezza e immaturità, con quei capelli ribelli finalmente diventati bellissimi, bianchi.

Questo lutto è di tutti Carlotta, l’hai detto con giusta ragione perché noi non potremo mai consolarci con un’altra persona che possa somigliare neanche lontanamente a Gigi: troppo speciale, troppo speciale. Energia pura sul palcoscenico, pigrizia brillante a casa, tiratardi a tavola con gli amici, generoso come pochissimi protagonisti. 

Mai maschilista, anche questo era un grande punto a tuo favore. Sempre pronto a dare un consiglio, a correre in aiuto. Quando veniva in camerino da me dopo aver visto uno spettacolo non entrava solo un amico, entrava il teatro: quello elegante, il teatro signore, il teatro sapiente, appassionato, sincero. 

E quando mi diceva sì, non era sempre così eh, qualche volta diceva anche no, ma quando mi diceva sì io tiravo un sospiro di sollievo come se avessi ricevuto una laurea, perché sei sempre stato un maestro, non solo per i tuoi allievi ma per tutti noi. 

Grazie, grazie di avermi dato l’opportunità della tua amicizia, qualcuno ha detto che non si muore fino a che gli altri continuano a parlare di te: beh, tu non morirai mai perché nessuno ti dimenticherà. 

E io continuerò a tenerti stretto nel mio cuore, continuerò a dirti, come facevo sempre: “Sei un monumento”, e continuerò a sentire la tua voce che con aria sorniona rispondeva: “Un monumento? Non tengo manco er cavallo”

Questo, questo è un giorno che io non avrei mai voluto vedere, qui, nel tuo regno, al Globe Theatre, nel teatro ideato da te, il teatro elisabettiano, il teatro del popolo, come amavi definirlo e quando lo sognavi. “Verranno tanti giovani”, dicevi, e ascoltandoti molti sorridevano prendendoti anche un po’ per… artista. “I giovani a teatro a vedere Shakespeare?”. 

Ed invece sono venuti i giovani, a frotte, seduti per terra a guardare quella prima serata indimenticabile Giulietta e Romeo e dopo a gioire a tremare per la tua immensa bravura e maestosità nel tuo indimenticabile Kean. 

Mi sembra di sentirti: “Ma chi, io?”. Tu, uno straordinario, sensibile, umile essere umano appassionato alle sue figlie, all’arte, amico delle maestranze, rispettoso del pubblico, innamorato di Sagitta, amico con gli amici. Un uomo sano, appagato giustamente dalla vita. Un grande, in tutto. 

E se vogliamo renderti felice, se vogliamo darti una piccola cosa in cambio di quello che ci hai regalato, mi rivolgo alla fondazione Toti, che già ti ha dato la gioia di questo teatro insieme all’amministrazione comunale, a Walter Veltroni. Se vogliamo farti felice dobbiamo fare in modo che non solo questo teatro abbia il tuo nome, ma che mantenga la tua direzione creativa che si chiama Proietti. Ciao Gigi, ci vediamo presto. 

Leggi qui l’omaggio di Virginia Raggi
Qui l’omaggio di Valentina Marziali
Omaggio di Edoardo Leo
Omaggio di Paola Cortellesi
Omaggio di Enrico Brignano
Omaggio di Walter Veltroni

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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