Leonora Carrington al Musée du Luxembourg la “Femme de Vitruve” riscrive il surrealismo

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 21 Febbraio 2026

Tempo stimato per la lettura: 5,1 minuti

Dal 18 febbraio al 19 luglio 2026 il Musée du Luxembourg dedica a Leonora Carrington (1917–2011) la prima grande monografica mai realizzata in Francia. Co-organizzata da GrandPalaisRmn e MondoMostre, l’esposizione riunisce 126 opere e costruisce un ritratto totale dell’artista: pittrice, scrittrice, visionaria, alchimista dell’immaginazione.

Figura di culto in Messico dagli anni Sessanta – al pari di Frida Kahlo e Remedios Varo – Carrington è oggi al centro di un rinnovato interesse internazionale. I curatori Tere Arcq e Carlos Martín la presentano come una “Femme de Vitruve”: risposta simbolica e radicale all’Uomo vitruviano di Leonardo, modello rinascimentale di perfezione maschile. In questa rilettura, il corpo non è più centro gerarchico dell’universo, ma punto di fusione tra umano e animale, maschile e femminile, visibile e invisibile.

Il video della mostra

Alle origini di un Grand Tour interiore

La prima sala è un’immersione nell’infanzia inglese di Carrington, tra Lancashire e mitologie celtiche. Cresciuta con i racconti fantastici della madre irlandese e nutrita di letteratura vittoriana, la giovane Leonora inventa mondi paralleli già nel suo quaderno Animals of a Different Planit.

Il soggiorno a Firenze nei primi anni Trenta, durante il suo Grand Tour adolescenziale, non produce imitazioni dei maestri italiani ma rafforza la sua autonomia visionaria. Le Sisters of the Moon e le prime acqueforti raccontano una cosmogonia femminile, popolata da creature ibride e figure sapienti. Temi come la sororità, il tarot, la narrazione mitologica emergono con sorprendente coerenza.

Qui si comprende quanto il viaggio – reale o simbolico – diventi da subito l’asse portante della sua ricerca: spostarsi significa reinventarsi.

La Mariée du Vent: surrealismo e tempesta

Nel 1937 Carrington si trasferisce in Francia con Max Ernst e entra nel gruppo surrealista guidato da André Breton. Ernst la definisce “La Mariée du Vent”, sposa del vento: un’immagine perfetta per descrivere la sua natura nomade e indomabile.

A Saint-Martin-d’Ardèche, la casa condivisa con Ernst diventa un’opera d’arte totale. Porte, finestre, muri: ogni superficie è campo di sperimentazione. Carrington scrive in francese racconti come La Dame Ovale e La Maison de la Peur, intrecciando letteratura e pittura in un unico flusso creativo.

La guerra interrompe bruscamente questa stagione. Arrestato Ernst, Carrington fugge in Spagna, dove subisce violenze e viene internata in un sanatorio a Santander. L’esperienza traumatica segna profondamente la sua opera, che si fa più enigmatica, più oscura. Il testo En Bas restituisce la dimensione di quella frattura: tra lucidità e follia, tra perdita e resistenza.

Dépaysement: il Messico come rinascita

Nel 1942 l’artista si stabilisce in Messico, paese che diventerà la sua patria elettiva. Qui ritrova una comunità di esiliati europei e costruisce un nuovo equilibrio. La maternità e la creazione di una casa trasformano radicalmente la sua pittura.

Le opere degli anni Quaranta e Cinquanta mostrano un ritorno alle origini inglesi, ma filtrate attraverso una malinconia dolce e introspettiva. La tecnica della tempera all’uovo, ispirata alla pittura rinascimentale italiana, conferisce alle sue composizioni una luminosità sospesa. Talvolta le scene assumono la forma di una sacra conversazione laica: figure femminili e animali dialogano in un silenzio enigmatico.

Nel 1948 presenta la sua prima personale alla galleria Pierre Matisse di New York, sostenuta dal mecenate Edward James, che ne celebra la forza onirica e l’appartenenza all’inconscio universale.

Il viaggio dell’eroina

Una sezione cruciale prende il titolo da Joseph Campbell, teorico del “viaggio dell’eroe”. Carrington rilegge questo archetipo in chiave femminile. La sua è una ricerca spirituale continua: dalla mitologia classica alla kabbalah, dal buddhismo agli insegnamenti di Georges Ivanovitch Gurdjieff e Piotr Ouspensky.

Le opere esposte mostrano una cartografia complessa di simboli e tradizioni mistiche. Per Carrington la conoscenza non è lineare ma stratificata, un percorso di metamorfosi permanente. La figura dell’“animale-umano-femmina”, come lei stessa si definiva, incarna questa fusione alchemica.

L’oscurità luminosa

Breton la definì “strega dallo sguardo vellutato e beffardo”. L’interesse per occultismo, alchimia, tarot e astrologia attraversa tutta la sua produzione. Diagrammi cabalistici e simboli esoterici compaiono nei dipinti come enigmi deliberati.

Carrington non spiegava mai del tutto le proprie fonti. Il mistero era parte integrante del processo. Le sue tele sono racconti cifrati, in cui la notte dell’anima precede sempre una rivelazione.

Cuisine alchimique: il potere femminile tra fornelli e incantesimi

Ispirata a un’espressione della storica dell’arte Susan L. Aberth, questa sala esplora la cucina come spazio magico. Cucinare diventa metafora delle operazioni ermetiche: mescolare, sciogliere, trasformare.

In un ambiente tradizionalmente associato al lavoro femminile imposto, Carrington individua un laboratorio di emancipazione. In Messico, tra ingredienti locali e erbe acquistate al mercato delle streghe di Sonora, la pratica culinaria si intreccia con rituali celtici e simbologie precolombiane.

Edward James osservava che i suoi dipinti non erano solo dipinti, ma “concocted”: preparati come pozioni in un calderone notturno. La tempera all’uovo, con i suoi toni ricchi e vibranti, rafforza questa dimensione alchemica.

Un’eredità radicale

Femminista ed ecologista ante litteram, migrante, madre, sopravvissuta alla violenza psichiatrica del XX secolo, Leonora Carrington lascia un’eredità che oggi appare più attuale che mai.

La mostra del Musée du Luxembourg restituisce la complessità di un’artista che ha fatto della metamorfosi la propria cifra. Attraverso un percorso che intreccia cronologia e temi, l’esposizione invita a leggere la sua vita come un atlante visionario, dove ogni sala è una soglia.

Più che una retrospettiva, è un viaggio iniziatico. E, uscendo, si ha la sensazione che la “Femme de Vitruve” non abbia solo riscritto il surrealismo, ma abbia ridefinito la possibilità stessa di immaginare il mondo.

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Dal 18 febbraio al 19 luglio 2026 il Musée du Luxembourg dedica a Leonora Carrington (1917–2011) la prima grande monografica mai realizzata in Francia. Co-organizzata da GrandPalaisRmn e MondoMostre, l’esposizione riunisce 126 opere e costruisce un ritratto totale dell’artista: pittrice, scrittrice, visionaria, alchimista dell’immaginazione.

Figura di culto in Messico dagli anni Sessanta – al pari di Frida Kahlo e Remedios Varo – Carrington è oggi al centro di un rinnovato interesse internazionale. I curatori Tere Arcq e Carlos Martín la presentano come una “Femme de Vitruve”: risposta simbolica e radicale all’Uomo vitruviano di Leonardo, modello rinascimentale di perfezione maschile. In questa rilettura, il corpo non è più centro gerarchico dell’universo, ma punto di fusione tra umano e animale, maschile e femminile, visibile e invisibile.

Il video della mostra

Alle origini di un Grand Tour interiore

La prima sala è un’immersione nell’infanzia inglese di Carrington, tra Lancashire e mitologie celtiche. Cresciuta con i racconti fantastici della madre irlandese e nutrita di letteratura vittoriana, la giovane Leonora inventa mondi paralleli già nel suo quaderno Animals of a Different Planit.

Il soggiorno a Firenze nei primi anni Trenta, durante il suo Grand Tour adolescenziale, non produce imitazioni dei maestri italiani ma rafforza la sua autonomia visionaria. Le Sisters of the Moon e le prime acqueforti raccontano una cosmogonia femminile, popolata da creature ibride e figure sapienti. Temi come la sororità, il tarot, la narrazione mitologica emergono con sorprendente coerenza.

Qui si comprende quanto il viaggio – reale o simbolico – diventi da subito l’asse portante della sua ricerca: spostarsi significa reinventarsi.

La Mariée du Vent: surrealismo e tempesta

Nel 1937 Carrington si trasferisce in Francia con Max Ernst e entra nel gruppo surrealista guidato da André Breton. Ernst la definisce “La Mariée du Vent”, sposa del vento: un’immagine perfetta per descrivere la sua natura nomade e indomabile.

A Saint-Martin-d’Ardèche, la casa condivisa con Ernst diventa un’opera d’arte totale. Porte, finestre, muri: ogni superficie è campo di sperimentazione. Carrington scrive in francese racconti come La Dame Ovale e La Maison de la Peur, intrecciando letteratura e pittura in un unico flusso creativo.

La guerra interrompe bruscamente questa stagione. Arrestato Ernst, Carrington fugge in Spagna, dove subisce violenze e viene internata in un sanatorio a Santander. L’esperienza traumatica segna profondamente la sua opera, che si fa più enigmatica, più oscura. Il testo En Bas restituisce la dimensione di quella frattura: tra lucidità e follia, tra perdita e resistenza.

Dépaysement: il Messico come rinascita

Nel 1942 l’artista si stabilisce in Messico, paese che diventerà la sua patria elettiva. Qui ritrova una comunità di esiliati europei e costruisce un nuovo equilibrio. La maternità e la creazione di una casa trasformano radicalmente la sua pittura.

Le opere degli anni Quaranta e Cinquanta mostrano un ritorno alle origini inglesi, ma filtrate attraverso una malinconia dolce e introspettiva. La tecnica della tempera all’uovo, ispirata alla pittura rinascimentale italiana, conferisce alle sue composizioni una luminosità sospesa. Talvolta le scene assumono la forma di una sacra conversazione laica: figure femminili e animali dialogano in un silenzio enigmatico.

Nel 1948 presenta la sua prima personale alla galleria Pierre Matisse di New York, sostenuta dal mecenate Edward James, che ne celebra la forza onirica e l’appartenenza all’inconscio universale.

Il viaggio dell’eroina

Una sezione cruciale prende il titolo da Joseph Campbell, teorico del “viaggio dell’eroe”. Carrington rilegge questo archetipo in chiave femminile. La sua è una ricerca spirituale continua: dalla mitologia classica alla kabbalah, dal buddhismo agli insegnamenti di Georges Ivanovitch Gurdjieff e Piotr Ouspensky.

Le opere esposte mostrano una cartografia complessa di simboli e tradizioni mistiche. Per Carrington la conoscenza non è lineare ma stratificata, un percorso di metamorfosi permanente. La figura dell’“animale-umano-femmina”, come lei stessa si definiva, incarna questa fusione alchemica.

L’oscurità luminosa

Breton la definì “strega dallo sguardo vellutato e beffardo”. L’interesse per occultismo, alchimia, tarot e astrologia attraversa tutta la sua produzione. Diagrammi cabalistici e simboli esoterici compaiono nei dipinti come enigmi deliberati.

Carrington non spiegava mai del tutto le proprie fonti. Il mistero era parte integrante del processo. Le sue tele sono racconti cifrati, in cui la notte dell’anima precede sempre una rivelazione.

Cuisine alchimique: il potere femminile tra fornelli e incantesimi

Ispirata a un’espressione della storica dell’arte Susan L. Aberth, questa sala esplora la cucina come spazio magico. Cucinare diventa metafora delle operazioni ermetiche: mescolare, sciogliere, trasformare.

In un ambiente tradizionalmente associato al lavoro femminile imposto, Carrington individua un laboratorio di emancipazione. In Messico, tra ingredienti locali e erbe acquistate al mercato delle streghe di Sonora, la pratica culinaria si intreccia con rituali celtici e simbologie precolombiane.

Edward James osservava che i suoi dipinti non erano solo dipinti, ma “concocted”: preparati come pozioni in un calderone notturno. La tempera all’uovo, con i suoi toni ricchi e vibranti, rafforza questa dimensione alchemica.

Un’eredità radicale

Femminista ed ecologista ante litteram, migrante, madre, sopravvissuta alla violenza psichiatrica del XX secolo, Leonora Carrington lascia un’eredità che oggi appare più attuale che mai.

La mostra del Musée du Luxembourg restituisce la complessità di un’artista che ha fatto della metamorfosi la propria cifra. Attraverso un percorso che intreccia cronologia e temi, l’esposizione invita a leggere la sua vita come un atlante visionario, dove ogni sala è una soglia.

Più che una retrospettiva, è un viaggio iniziatico. E, uscendo, si ha la sensazione che la “Femme de Vitruve” non abbia solo riscritto il surrealismo, ma abbia ridefinito la possibilità stessa di immaginare il mondo.

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