Incontro con Alberto Santarnecchi, finalista al Concorso Biennale MarteLive nella sezione Moda con la collezione Dream Piece

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 13 Aprile 2024

Tempo stimato per la lettura: 5,3 minuti

Parte integrante della cultura e dell’economia giapponese, i manga esercitano da diversi anni un’innegabile influenza sull’industria della moda. Dopo essere stati una cultura controversa, come l’hip-hop, oggi i suoi codici vengono adottati dai grandi marchi del lusso e dello streetwear. Permettendo di parlare a un pubblico nuovo, giovane e cosmopolita, il manga seduce gli stilisti con il suo appeal.

Più che da questo fascino, il giovane stilista fiorentino, Alberto Santarnecchi, 25 anni, è stato spinto da una forte passione per questo genere di fumetti per realizzare la sua prima collezione: Dream Piece. Inspirandosi ai personaggi del celebre fumetto giapponese One piece di Eiichiro Oda, Dream Piece è una commistione tra arte e moda, cultura streetwear anni ’90 e manga.

Alberto Santarnecchi è laureato in fashion design, da sempre appassionato al mondo della moda e delle calzature. La sua passione lo ha portato a intraprendere un percorso di studio in fashion design. Grazie a Dream Piece ha avuto l’occasione di sfilare al Fashion Graduate Italia, di partecipare ad altri eventi e diventare uno dei finalisti al Concorso Biennale MarteLive nella sezione Moda. Lo abbiamo intervistato per vivicreativo media partner del concorso.

Com’è nato il progetto con cui ha vinto MArtelive?

Dream Peace è una capsule collection nata come progetto di tesi di laurea in fashion design. Nei primi momenti della fase di ricerca mi imbatto in una frase “La vera essenza dello streetwear riguarda l’essere sé stessi, non aver paura di creare combinazioni inaspettate”. Proprio questa affermazione mi ha dato il coraggio di unire due delle mie più grandi passioni in un unico progetto: il mondo streetwear e quello dei manga. Lo streetwear nasce dalle controculture e dal fai da te, è un mondo libero da costrizioni e privo di regole.

Proprio la moda di strada anni ‘90 degli USA ha ispirato i volumi e le silhouette per Dream Piece. “Manga” è il termine giapponese che indica i fumetti originari Nipponici. La scelta del manga è stata ovvia ed è ricaduta su One Piece, essendo una icona di questo genere ma anche perché fin da quando sono piccolo è il manga che più ho seguito e che più mi ha affascinato, direi quasi rapito.

Quando ha capito che voleva diventare una stilista?

Al contrario di molti che lo sognavano fin da piccoli, l’ho capito solo dopo aver scoperto ed essermi appassionato al mondo della moda con l’avvento dello streetwear moderno capitanato da Virgil Abloh e Kanye West e dalla sneakers culture.

Chi sono i suoi più grandi modelli e fonti di ispirazione, e perché?

Inizialmente i miei modelli di ispirazione sono stati Virgil Abloh e Kanye West attraverso lo streetwear ed il luxury streetwear. Oggi ritengo che la conoscenza, tutto quello che ci circonda e le esperienze vissute possano essere delle fonti di ispirazione, forse le più grandi.

Alberto Santarnecchi; capsule collection Dream Piece ; foto © Alessio Capaccioli

Come nutre la sua creatività? TikTok, Instagram fanno parte delle sue fonti?

Secondo me la creatività si nutre attraverso qualsiasi attività, che siano i social network, leggere un libro o viaggiare. Una semplice uscita con gli amici può rivelarsi la chiave per un’idea infallibile, anche se, secondo me, la cosa più importante è la conoscenza dell’argomento trattato. L’attenzione al dettaglio è tutto.

Quali sono le fasi del suo processo creativo?

Le fasi del mio processo creativo partono tutte da una prima idea che deve poi essere arricchita, dalle varie esperienze personali e no, e approfondita attraverso lo studio di essa o della sua tematica. Una volta ottenute le conoscenze sull’argomento può iniziare la fase di creazione.

Come vuole che si sentano le persone quando indossano la sua collezione?

Se parliamo del lato fisico il mio obbiettivo è quello prima di tutto di creare capi comodi, ed allo stesso tempo con dei tagli stilistici che li possano contraddistinguere. Se parliamo dal lato mentale desidero che chiunque, fan dei manga o meno, possa apprezzare i miei capi ed indossarli con contentezza. Ma la soddisfazione più grande sarebbe quella di stupire e rendere fieri fan del mondo manga che indossano i miei capi, riconoscendo l’attenzione ai dettagli che ho voluto portare al suo interno.

Chi sogna di vestire e perché? Un nome per le donne e uno per gli uomini.

Non ho mai aspirato di vestire un personaggio nello specifico con la mia collezione. Tratto delle tematiche molto attuali ma non ancora conosciute o prese seriamente da tutti. Il mio obbiettivo è quello di far arrivare i capi e la conoscenza che portano con essi a chi non conosce il mondo manga o a chi lo considera ancora oggi una passione da bambini.

Quali qualità sono necessarie per esercitare la sua professione?

Sicuramente la più importante è quella di NON smettere MAI di essere curiosi, essere aperti ad ogni tipo di informazione. Tutto il resto viene da sé con l’esperienza.

Alberto Santarnecchi; capsule collection Dream Piece ; foto © Alessio Capaccioli

È difficile essere innovativi nel campo della moda?

Essere innovativi e competitivi oggi è molto complicato. Il mondo della moda è continuamente bombardato da nuove idee, nuovi designer. Tutto ciò permette la nascita di tanti brand emergenti ma, allo stesso tempo, rende agli stessi più difficile rimanere a galla e crescere.

Qual è l’aspetto del suo lavoro che preferisce?

L’aspetto che più preferisco è la possibilità di poter esprimere apertamente la mia creatività e le mie passioni attraverso la moda.

Che cosa le possiamo augurare per il futuro?

Dopo la laurea mi sono concentrato nell’ambito della moda anche più preferisco: le calzature. Mi piacerebbe tantissimo magari in futuro, una volta ottenuta l’esperienza necessaria, avere una mia propria linea per continuare a esprimere le mie idee.

 

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Published On: 13 Aprile 2024

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 16 minuti

Parte integrante della cultura e dell’economia giapponese, i manga esercitano da diversi anni un’innegabile influenza sull’industria della moda. Dopo essere stati una cultura controversa, come l’hip-hop, oggi i suoi codici vengono adottati dai grandi marchi del lusso e dello streetwear. Permettendo di parlare a un pubblico nuovo, giovane e cosmopolita, il manga seduce gli stilisti con il suo appeal.

Più che da questo fascino, il giovane stilista fiorentino, Alberto Santarnecchi, 25 anni, è stato spinto da una forte passione per questo genere di fumetti per realizzare la sua prima collezione: Dream Piece. Inspirandosi ai personaggi del celebre fumetto giapponese One piece di Eiichiro Oda, Dream Piece è una commistione tra arte e moda, cultura streetwear anni ’90 e manga.

Alberto Santarnecchi è laureato in fashion design, da sempre appassionato al mondo della moda e delle calzature. La sua passione lo ha portato a intraprendere un percorso di studio in fashion design. Grazie a Dream Piece ha avuto l’occasione di sfilare al Fashion Graduate Italia, di partecipare ad altri eventi e diventare uno dei finalisti al Concorso Biennale MarteLive nella sezione Moda. Lo abbiamo intervistato per vivicreativo media partner del concorso.

Com’è nato il progetto con cui ha vinto MArtelive?

Dream Peace è una capsule collection nata come progetto di tesi di laurea in fashion design. Nei primi momenti della fase di ricerca mi imbatto in una frase “La vera essenza dello streetwear riguarda l’essere sé stessi, non aver paura di creare combinazioni inaspettate”. Proprio questa affermazione mi ha dato il coraggio di unire due delle mie più grandi passioni in un unico progetto: il mondo streetwear e quello dei manga. Lo streetwear nasce dalle controculture e dal fai da te, è un mondo libero da costrizioni e privo di regole.

Proprio la moda di strada anni ‘90 degli USA ha ispirato i volumi e le silhouette per Dream Piece. “Manga” è il termine giapponese che indica i fumetti originari Nipponici. La scelta del manga è stata ovvia ed è ricaduta su One Piece, essendo una icona di questo genere ma anche perché fin da quando sono piccolo è il manga che più ho seguito e che più mi ha affascinato, direi quasi rapito.

Quando ha capito che voleva diventare una stilista?

Al contrario di molti che lo sognavano fin da piccoli, l’ho capito solo dopo aver scoperto ed essermi appassionato al mondo della moda con l’avvento dello streetwear moderno capitanato da Virgil Abloh e Kanye West e dalla sneakers culture.

Chi sono i suoi più grandi modelli e fonti di ispirazione, e perché?

Inizialmente i miei modelli di ispirazione sono stati Virgil Abloh e Kanye West attraverso lo streetwear ed il luxury streetwear. Oggi ritengo che la conoscenza, tutto quello che ci circonda e le esperienze vissute possano essere delle fonti di ispirazione, forse le più grandi.

Alberto Santarnecchi; capsule collection Dream Piece ; foto © Alessio Capaccioli

Come nutre la sua creatività? TikTok, Instagram fanno parte delle sue fonti?

Secondo me la creatività si nutre attraverso qualsiasi attività, che siano i social network, leggere un libro o viaggiare. Una semplice uscita con gli amici può rivelarsi la chiave per un’idea infallibile, anche se, secondo me, la cosa più importante è la conoscenza dell’argomento trattato. L’attenzione al dettaglio è tutto.

Quali sono le fasi del suo processo creativo?

Le fasi del mio processo creativo partono tutte da una prima idea che deve poi essere arricchita, dalle varie esperienze personali e no, e approfondita attraverso lo studio di essa o della sua tematica. Una volta ottenute le conoscenze sull’argomento può iniziare la fase di creazione.

Come vuole che si sentano le persone quando indossano la sua collezione?

Se parliamo del lato fisico il mio obbiettivo è quello prima di tutto di creare capi comodi, ed allo stesso tempo con dei tagli stilistici che li possano contraddistinguere. Se parliamo dal lato mentale desidero che chiunque, fan dei manga o meno, possa apprezzare i miei capi ed indossarli con contentezza. Ma la soddisfazione più grande sarebbe quella di stupire e rendere fieri fan del mondo manga che indossano i miei capi, riconoscendo l’attenzione ai dettagli che ho voluto portare al suo interno.

Chi sogna di vestire e perché? Un nome per le donne e uno per gli uomini.

Non ho mai aspirato di vestire un personaggio nello specifico con la mia collezione. Tratto delle tematiche molto attuali ma non ancora conosciute o prese seriamente da tutti. Il mio obbiettivo è quello di far arrivare i capi e la conoscenza che portano con essi a chi non conosce il mondo manga o a chi lo considera ancora oggi una passione da bambini.

Quali qualità sono necessarie per esercitare la sua professione?

Sicuramente la più importante è quella di NON smettere MAI di essere curiosi, essere aperti ad ogni tipo di informazione. Tutto il resto viene da sé con l’esperienza.

Alberto Santarnecchi; capsule collection Dream Piece ; foto © Alessio Capaccioli

È difficile essere innovativi nel campo della moda?

Essere innovativi e competitivi oggi è molto complicato. Il mondo della moda è continuamente bombardato da nuove idee, nuovi designer. Tutto ciò permette la nascita di tanti brand emergenti ma, allo stesso tempo, rende agli stessi più difficile rimanere a galla e crescere.

Qual è l’aspetto del suo lavoro che preferisce?

L’aspetto che più preferisco è la possibilità di poter esprimere apertamente la mia creatività e le mie passioni attraverso la moda.

Che cosa le possiamo augurare per il futuro?

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