Un uomo, una stanza, una vita sospesa: l’Oreste di Niccolini

Tempo stimato per la lettura: 2,8 minuti
Da martedì 4 a sabato 8 novembre 2025, L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi”, scritto da Francesco Niccolini e interpretato da Claudio Casadio, approda al Théâtre 14 di Parigi.
Lo spettacolo, prodotto da Accademia Perduta e Società per Attori, con la regia di Giuseppe Marini e le musiche originali di Paolo Coletta, è un’esperienza teatrale che ridefinisce i confini del genere: un intreccio potente tra parola, immagine e suono.
Casadio – premiato con l’Enriquez 2023 come miglior attore di prosa classica e contemporanea – dà corpo e voce a un personaggio fragile e feroce, in un monologo che diventa viaggio interiore, confessione e sogno ad occhi aperti.
Quando il teatro diventa graphic novel
È qui che nasce il “Graphic Novel Theatre”, un linguaggio nuovo e magnetico. Le parole di Oreste si intrecciano ai disegni in movimento dell’illustratore Andrea Bruno, in una continua interazione che trasforma la scena in un flusso visivo ipnotico. I tratti neri e vibranti del fumetto si fondono con la recitazione, creando un universo dove la mente di Oreste prende forma: un caleidoscopio di visioni, paure e desideri che si fanno luce e ombra sul palco.
«Oreste ha le visioni dei mondi disperati che coltiva dentro di sé”, racconta Niccolini. “E tutti questi sogni e incubi trasformano la scenografia in un viaggio impossibile fra Imola e la Luna, attraverso la tenerezza disperata di un uomo abbandonato da bambino e che non si è mai più ritrovato».
Claudio Casadio, l’attore che ascolta la sua terra
Attore di teatro e cinema, Claudio Casadio affronta il tema della malattia mentale con una delicatezza che disarma.
Fondatore, insieme a Ruggero Sintoni, del Centro di Produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, Casadio porta sempre con sé la Romagna: “Mi piace l’idea di un teatro contemporaneo con accenti romagnoli in chiave poetica”, confida.
In “L’Oreste”, la sua interpretazione è un atto d’amore verso chi vive ai margini, un abbraccio agli invisibili, un modo per dare voce a chi non può più raccontarsi.
Una storia che parla di noi
Oreste non è solo un personaggio: è un simbolo di tutte le vite dimenticate. Nel suo passato si intrecciano la morte della sorella, il padre in guerra, la madre scomparsa, e un sogno che sembra folle – quello di diventare cosmonauta. Ma in mezzo a tutto questo dolore, Oreste resta allegro, disegna, canta, scrive lettere alla fidanzata conosciuta a Lucca, parla con i medici, con gli infermieri e soprattutto con Ermes, il suo compagno di stanza immaginario convinto di essere un ufficiale straniero.
Perché non perderlo
Perché “L’Oreste” è più di uno spettacolo: è una ferita che diventa arte. È una riflessione sull’abbandono, sull’amore negato, sulla capacità dell’immaginazione di salvarci quando tutto sembra perduto.
Con una potenza visiva che lascia senza fiato e una scrittura di rara sensibilità, Niccolini e Casadio ci conducono in un viaggio che è al tempo stesso dramma e poesia, realtà e sogno, dolore e redenzione. E forse, alla fine, capiamo che sì, a volte è davvero più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola alla Luna.
Crediti immagine: © Tommaso-Le-Pera
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Un uomo, una stanza, una vita sospesa: l’Oreste di Niccolini
Tempo stimato per la lettura: 8 minuti
Da martedì 4 a sabato 8 novembre 2025, L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi”, scritto da Francesco Niccolini e interpretato da Claudio Casadio, approda al Théâtre 14 di Parigi.
Lo spettacolo, prodotto da Accademia Perduta e Società per Attori, con la regia di Giuseppe Marini e le musiche originali di Paolo Coletta, è un’esperienza teatrale che ridefinisce i confini del genere: un intreccio potente tra parola, immagine e suono.
Casadio – premiato con l’Enriquez 2023 come miglior attore di prosa classica e contemporanea – dà corpo e voce a un personaggio fragile e feroce, in un monologo che diventa viaggio interiore, confessione e sogno ad occhi aperti.
Quando il teatro diventa graphic novel
È qui che nasce il “Graphic Novel Theatre”, un linguaggio nuovo e magnetico. Le parole di Oreste si intrecciano ai disegni in movimento dell’illustratore Andrea Bruno, in una continua interazione che trasforma la scena in un flusso visivo ipnotico. I tratti neri e vibranti del fumetto si fondono con la recitazione, creando un universo dove la mente di Oreste prende forma: un caleidoscopio di visioni, paure e desideri che si fanno luce e ombra sul palco.
«Oreste ha le visioni dei mondi disperati che coltiva dentro di sé”, racconta Niccolini. “E tutti questi sogni e incubi trasformano la scenografia in un viaggio impossibile fra Imola e la Luna, attraverso la tenerezza disperata di un uomo abbandonato da bambino e che non si è mai più ritrovato».
Claudio Casadio, l’attore che ascolta la sua terra
Attore di teatro e cinema, Claudio Casadio affronta il tema della malattia mentale con una delicatezza che disarma.
Fondatore, insieme a Ruggero Sintoni, del Centro di Produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, Casadio porta sempre con sé la Romagna: “Mi piace l’idea di un teatro contemporaneo con accenti romagnoli in chiave poetica”, confida.
In “L’Oreste”, la sua interpretazione è un atto d’amore verso chi vive ai margini, un abbraccio agli invisibili, un modo per dare voce a chi non può più raccontarsi.
Una storia che parla di noi
Oreste non è solo un personaggio: è un simbolo di tutte le vite dimenticate. Nel suo passato si intrecciano la morte della sorella, il padre in guerra, la madre scomparsa, e un sogno che sembra folle – quello di diventare cosmonauta. Ma in mezzo a tutto questo dolore, Oreste resta allegro, disegna, canta, scrive lettere alla fidanzata conosciuta a Lucca, parla con i medici, con gli infermieri e soprattutto con Ermes, il suo compagno di stanza immaginario convinto di essere un ufficiale straniero.
Perché non perderlo
Perché “L’Oreste” è più di uno spettacolo: è una ferita che diventa arte. È una riflessione sull’abbandono, sull’amore negato, sulla capacità dell’immaginazione di salvarci quando tutto sembra perduto.
Con una potenza visiva che lascia senza fiato e una scrittura di rara sensibilità, Niccolini e Casadio ci conducono in un viaggio che è al tempo stesso dramma e poesia, realtà e sogno, dolore e redenzione. E forse, alla fine, capiamo che sì, a volte è davvero più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola alla Luna.
Crediti immagine: © Tommaso-Le-Pera




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