Nino Migliori ad Aosta: la grande mostra La dialettica del reale

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 26 Settembre 2026

Tempo stimato per la lettura: 3,4 minuti

A cento anni dalla nascita, Aosta rende omaggio a Nino Migliori con una retrospettiva che attraversa oltre settant’anni di ricerca fotografica. Dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, il Centro Saint-Bénin ospita La dialettica del reale, mostra curata da Mauro Zanchi e organizzata dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta. Centosessanta immagini raccontano un autore che ha attraversato il Neorealismo senza lasciarsi rinchiudere nei suoi confini, trasformando la fotografia da strumento per registrare il mondo a dispositivo per interrogarlo.

L’Italia negli anni della ricostruzione

Il cuore dell’esposizione affonda negli anni Cinquanta, quando l’obiettivo di Migliori incontra un Paese sospeso fra povertà e speranza, tradizione e modernizzazione. Le serie Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Nord e Gente del Delta restituiscono volti, gesti, attese e paesaggi umani dell’Italia del dopoguerra. Ma non è una fotografia che si limita alla cronaca. La miseria non viene spettacolarizzata, la dignità non diventa retorica: ogni immagine cerca piuttosto ciò che si nasconde dietro ciò che appare.

Oltre il documento

È proprio qui che la mostra propone una rilettura interessante del rapporto fra Migliori e il Neorealismo. Il reportage diventa progressivamente un territorio di ricerca, un passaggio verso qualcosa di più ambiguo e profondo. Nel decennio compreso tra il 1950 e il 1959, mentre il Paese accelera verso il boom economico, il fotografo mette in discussione anche il proprio strumento. La fotografia non deve necessariamente riprodurre il reale: può deformarlo, interrogarlo, far emergere ciò che l’immagine tradizionale tende a nascondere.

La materia prende il sopravvento

Parallelamente alle fotografie realiste, Migliori sviluppa una ricerca radicalmente sperimentale. Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Lucigrammi e Idrogrammi nascono dall’incontro fra fotografia, materia, tempo e casualità. Qui l’immagine non è più soltanto qualcosa da catturare, ma qualcosa da costruire. Reazioni chimiche, tracce, combustioni, liquidi e interventi diretti sulla superficie fotografica diventano strumenti per mettere in crisi l’idea stessa di fotografia. È un passaggio che anticipa una sensibilità contemporanea, dove il fotografo non si limita a guardare: interviene.

Un Paese che cambia, un linguaggio che si reinventa

La parabola di Migliori procede così insieme alla storia italiana. Alla ricostruzione segue il boom economico, all’Italia rurale si sostituisce progressivamente quella industriale e urbana, mentre la fotografia si apre a nuove possibilità. La sua ricerca non sceglie tra documento e astrazione: li mette in tensione. È questa “dialettica del reale” evocata dal titolo della mostra, il movimento continuo fra ciò che esiste e ciò che l’immagine può trasformare.

La fotografia come laboratorio

La sperimentazione non si esaurisce negli anni Cinquanta. Nel 1982 Migliori fonda Abrecal – Gruppo di Ricerca Percezione Globale, riunendo artisti provenienti da differenti discipline. Nel 1998 avvia Trasfigurazioni, lavorando digitalmente su immagini residuali provenienti da fotografie istantanee. Nel 2005 inventa il Caleidoscopio per ritratti e, dall’anno successivo, inaugura con Lumen una nuova stagione di ricerca condotta alla luce della candela. Cambiano le tecniche, ma resta la stessa domanda: fino a dove può spingersi una fotografia prima di smettere di essere fotografia?

Un maestro ancora contemporaneo

Nato a Bologna nel 1926, Migliori ha iniziato a fotografare nel 1948 e da allora non ha mai smesso di mettere in discussione il proprio linguaggio. La mostra di Aosta ne restituisce l’intero percorso attraverso 160 immagini, costruendo un dialogo fra le fotografie che hanno raccontato l’Italia e quelle che hanno cercato di reinventare l’immagine. Nel 2018 la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli ha dedicato un’importante personale. A un secolo dalla nascita, La dialettica del reale conferma una qualità rara: la capacità di attraversare un’intera storia della fotografia senza restare prigioniero di nessuna delle sue definizioni.

 

Crediti immagine: Nino Migliori, Il tuffatore, 1951 © Fondazione Nino Migliori ETS

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Published On: 26 Settembre 2026

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Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

A cento anni dalla nascita, Aosta rende omaggio a Nino Migliori con una retrospettiva che attraversa oltre settant’anni di ricerca fotografica. Dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, il Centro Saint-Bénin ospita La dialettica del reale, mostra curata da Mauro Zanchi e organizzata dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta. Centosessanta immagini raccontano un autore che ha attraversato il Neorealismo senza lasciarsi rinchiudere nei suoi confini, trasformando la fotografia da strumento per registrare il mondo a dispositivo per interrogarlo.

L’Italia negli anni della ricostruzione

Il cuore dell’esposizione affonda negli anni Cinquanta, quando l’obiettivo di Migliori incontra un Paese sospeso fra povertà e speranza, tradizione e modernizzazione. Le serie Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Nord e Gente del Delta restituiscono volti, gesti, attese e paesaggi umani dell’Italia del dopoguerra. Ma non è una fotografia che si limita alla cronaca. La miseria non viene spettacolarizzata, la dignità non diventa retorica: ogni immagine cerca piuttosto ciò che si nasconde dietro ciò che appare.

Oltre il documento

È proprio qui che la mostra propone una rilettura interessante del rapporto fra Migliori e il Neorealismo. Il reportage diventa progressivamente un territorio di ricerca, un passaggio verso qualcosa di più ambiguo e profondo. Nel decennio compreso tra il 1950 e il 1959, mentre il Paese accelera verso il boom economico, il fotografo mette in discussione anche il proprio strumento. La fotografia non deve necessariamente riprodurre il reale: può deformarlo, interrogarlo, far emergere ciò che l’immagine tradizionale tende a nascondere.

La materia prende il sopravvento

Parallelamente alle fotografie realiste, Migliori sviluppa una ricerca radicalmente sperimentale. Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Lucigrammi e Idrogrammi nascono dall’incontro fra fotografia, materia, tempo e casualità. Qui l’immagine non è più soltanto qualcosa da catturare, ma qualcosa da costruire. Reazioni chimiche, tracce, combustioni, liquidi e interventi diretti sulla superficie fotografica diventano strumenti per mettere in crisi l’idea stessa di fotografia. È un passaggio che anticipa una sensibilità contemporanea, dove il fotografo non si limita a guardare: interviene.

Un Paese che cambia, un linguaggio che si reinventa

La parabola di Migliori procede così insieme alla storia italiana. Alla ricostruzione segue il boom economico, all’Italia rurale si sostituisce progressivamente quella industriale e urbana, mentre la fotografia si apre a nuove possibilità. La sua ricerca non sceglie tra documento e astrazione: li mette in tensione. È questa “dialettica del reale” evocata dal titolo della mostra, il movimento continuo fra ciò che esiste e ciò che l’immagine può trasformare.

La fotografia come laboratorio

La sperimentazione non si esaurisce negli anni Cinquanta. Nel 1982 Migliori fonda Abrecal – Gruppo di Ricerca Percezione Globale, riunendo artisti provenienti da differenti discipline. Nel 1998 avvia Trasfigurazioni, lavorando digitalmente su immagini residuali provenienti da fotografie istantanee. Nel 2005 inventa il Caleidoscopio per ritratti e, dall’anno successivo, inaugura con Lumen una nuova stagione di ricerca condotta alla luce della candela. Cambiano le tecniche, ma resta la stessa domanda: fino a dove può spingersi una fotografia prima di smettere di essere fotografia?

Un maestro ancora contemporaneo

Nato a Bologna nel 1926, Migliori ha iniziato a fotografare nel 1948 e da allora non ha mai smesso di mettere in discussione il proprio linguaggio. La mostra di Aosta ne restituisce l’intero percorso attraverso 160 immagini, costruendo un dialogo fra le fotografie che hanno raccontato l’Italia e quelle che hanno cercato di reinventare l’immagine. Nel 2018 la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli ha dedicato un’importante personale. A un secolo dalla nascita, La dialettica del reale conferma una qualità rara: la capacità di attraversare un’intera storia della fotografia senza restare prigioniero di nessuna delle sue definizioni.

 

Crediti immagine: Nino Migliori, Il tuffatore, 1951 © Fondazione Nino Migliori ETS

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