Byblos, città millenaria del Libano

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 2 Aprile 2026

Tempo stimato per la lettura: 7 minuti

Un viaggio nell’antica terra dei cedri. Dalla prima sala si entra in un dispositivo preciso: suono, luce, materia. Il fruscio delle onde non suggerisce evasione, ma impone un ritmo. All’Institut du monde arabe, la mostra Byblos, cité millénaire du Liban , dal 24 marzo al 23 agosto 2026, costruisce fin dall’inizio una grammatica rigorosa: quella di una città che ha fatto del mare uno strumento politico, economico e simbolico.

L’esposizione arriva a Parigi amputata. Alcune opere non hanno lasciato il Libano per ragioni di sicurezza; altre hanno attraversato le frontiere sotto scorta militare. Questo squilibrio non indebolisce il progetto, lo definisce. In filigrana, il percorso rende visibile ciò che manca quanto ciò che è presente: una storia millenaria oggi esposta alla fragilità del presente.

La decisione di mantenere la mostra, rinviata dal 2024 al 2026 a causa del conflitto in corso, assume così un valore preciso. In collaborazione con il Ministero della Cultura libanese e il Musée du Louvre, e sotto la guida della presidente dell’IMA Anne-Claire Legendre, il progetto riunisce curatori e archeologi impegnati da anni sul campo, tra cui Sarkis El Khoury, direttore generale delle Antichità del Libano, e le équipe del dipartimento delle Antichità orientali del Louvre.

Il loro lavoro congiunto non si limita a selezionare opere: costruisce un racconto documentato, capace di tenere insieme rigore scientifico e contesto geopolitico. In questo senso, la mostra non è una semplice retrospettiva archeologica, ma un atto di continuità culturale in condizioni avverse.

Dove il tempo si stratifica: la città che precede la storia

Alcune città attraversano il tempo; altre lo rivelano. Byblos appartiene a queste ultime. Situata su un promontorio affacciato sul Mediterraneo, a nord di Beirut, essa appare come una soglia tra mare e montagna, tra natura e costruzione umana. Fin dal Neolitico, comunità di pescatori vi si stabilirono, attratte dalla ricchezza delle acque e dalla presenza di una sorgente.

Nel corso dei millenni, il villaggio si trasformò in città, poi in porto, quindi in crocevia. Le mura si alzarono, i templi si moltiplicarono, le strade si organizzarono attorno a un centro sacro. Qui, il tempo non cancella: sovrappone. Ogni strato archeologico è una frase in una lingua più antica, ma ancora leggibile.

Il mare come destino: rotte, scambi, civiltà

A partire dal III millennio a.C., Byblos divenne uno dei principali porti del Mediterraneo. Non era soltanto un luogo di transito, ma un nodo vitale di scambi economici e culturali. Le relazioni con l’Egitto furono particolarmente intense: i faraoni inviavano doni, ricevevano legno di cedro, stabilivano legami diplomatici.

Il mare non era un confine ma una via. Le navi trasportavano papiri, metalli, tessuti, idee. In questo spazio fluido, le civiltà si incontravano e si trasformavano. Byblos divenne così una città cosmopolita, dove il commercio si intrecciava con la spiritualità e la vita quotidiana.

Il cedro e il papiro: mMateria e segno

Due elementi sostengono simbolicamente l’architettura invisibile di Byblos: il cedro e il papiro. Il primo, solido e profumato, serviva per costruire navi e palazzi; il secondo, leggero e flessibile, per scrivere. Dai monti del Libano, i tronchi venivano trasportati fino al porto e da lì verso l’Egitto, dove contribuirono alla costruzione di templi e monumenti.

Il papiro, invece, giungeva dall’Egitto e trovava in Byblos il suo principale punto di distribuzione. È da questo commercio che deriva il nome stesso della città, legato alla parola greca biblos. Da qui, anche la parola “Bibbia”. Un filo sottile unisce materia e linguaggio, costruzione e narrazione.

Scrivere il mondo: l’invenzione dell’alfabeto

È a Byblos che prende forma uno dei passaggi fondamentali della storia umana: la nascita dell’alfabeto fenicio. Un sistema semplice, composto da segni che rappresentano suoni, capace di viaggiare insieme alle merci e agli uomini. Da questo alfabeto deriveranno le scritture greca, latina e araba.

Ogni lettera che oggi tracciamo porta con sé una traccia di quella origine. Scrivere diventa così un atto di continuità, una forma di memoria attiva. Nella mostra, iscrizioni, stele e oggetti incisi testimoniano questo momento di trasformazione: il passaggio da immagini a segni, da simboli a suoni.

Templi e necropoli: iIl sacro e l’eterno

La città antica si organizza attorno a luoghi sacri. Il tempio della “Dama di Byblos”, venerata per millenni, domina il promontorio. Il Tempio degli Obelischi custodisce offerte votive: statuette, armi, gioielli. Ogni oggetto è un gesto, una preghiera, una traccia di relazione tra umano e divino.

Le necropoli, invece, raccontano il rapporto con la morte. Tombe scavate nella roccia, sarcofagi decorati, corredi funerari ricchi: tutto indica una concezione complessa dell’aldilà. Il celebre sarcofago di Ahiram, con la più antica iscrizione fenicia conosciuta, rappresenta un punto di incontro tra arte, scrittura e rituale.

Una città contesa Geopolitica dell’antichità

Nel corso dei secoli, Byblos fu oggetto di desiderio da parte di grandi potenze: Egizi, Assiri, Persiani, Greci, Romani. La sua posizione strategica la rendeva indispensabile per il controllo delle rotte commerciali. Eppure, la città seppe mantenere una certa autonomia, adattandosi ai cambiamenti senza perdere la propria identità.

Con l’arrivo di Alexander the Great, Byblos entra nella sfera ellenistica, poi in quella romana. La lingua cambia, le forme artistiche evolvono, ma il nucleo simbolico resta. La città continua a essere un luogo di culto, di scambio, di memoria.

Scoprire, proteggere, trasmettere: l’archeologia come racconto.

Dalle prime esplorazioni di Ernest Renan nel XIX secolo alle scoperte più recenti, Byblos continua a rivelare i suoi segreti. Una necropoli intatta, risalente a quattromila anni fa, è stata portata alla luce negli ultimi anni: un evento raro, che arricchisce la comprensione delle pratiche funerarie e della struttura sociale.

La mostra parigina presenta anche questi ritrovamenti, sottolineando il ruolo fondamentale dell’archeologia. Non si tratta solo di scavare, ma di interpretare, proteggere, condividere. In un contesto di instabilità, questo lavoro assume un valore ancora più urgente.

Un’eredità viva: la cultura come resistenza.

“Byblos, cité millénaire du Liban” non è soltanto un’esposizione: è un atto politico e poetico. In un tempo in cui la guerra minaccia il patrimonio, portare queste opere a Parigi significa affermare che la cultura può attraversare le frontiere anche quando gli uomini non possono farlo liberamente.

Ogni oggetto esposto è una prova di continuità. Ogni frammento racconta una storia che resiste. Esplorare Byblos oggi significa riconoscere che la civiltà non è un dato acquisito, ma un equilibrio fragile, costruito nel tempo e sempre da difendere.

Uno sguardo che attraversa i secoli: toccare la bellezza

Alla fine del percorso, il visitatore non torna semplicemente al presente: ne porta con sé una trasformazione. Il viaggio non è stato solo nello spazio, ma nel tempo e nel linguaggio. Mare, sole, cedro, papiro: elementi antichi che continuano a parlare.

Byblos appare allora non come una città del passato, ma come un’origine viva. Un luogo in cui la bellezza non è un lusso, ma una necessità. Guardare questi oggetti significa toccare, con lo sguardo, ciò che resta quando tutto il resto vacilla: la capacità umana di creare, di ricordare, di resistere.

Crediti immagini: foto 1 e 5 Byblos, cité millénaire du Liban © Cristina Biordi

2 Due asce fenestrate con manico decorato  – Byblos, Tempio degli Obelischi -Età del Bronzo Medio – Oro –
Beirut, Ministero della Cultura – Direzione Generale delle Antichità del Libano © Philippe Maillard

3 Scrigno in ossidiana con incastonature in oro, recante il nome del faraone Amenemhat IV (1797–1790 a.C.) – Byblos, necropoli reale (tomba II) – Beirut, Ministero della Cultura – Direzione Generale delle Antichità del Libano  © Philippe Maillard

4 Placca ovale in avorio decorata con fregio di grifoni – Byblos – Età del Bronzo Recente – Beirut, Ministero della Cultura – Direzione Generale delle Antichità del Libano
© Philippe Maillard

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Published On: 2 Aprile 2026

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 21 minuti

Un viaggio nell’antica terra dei cedri. Dalla prima sala si entra in un dispositivo preciso: suono, luce, materia. Il fruscio delle onde non suggerisce evasione, ma impone un ritmo. All’Institut du monde arabe, la mostra Byblos, cité millénaire du Liban , dal 24 marzo al 23 agosto 2026, costruisce fin dall’inizio una grammatica rigorosa: quella di una città che ha fatto del mare uno strumento politico, economico e simbolico.

L’esposizione arriva a Parigi amputata. Alcune opere non hanno lasciato il Libano per ragioni di sicurezza; altre hanno attraversato le frontiere sotto scorta militare. Questo squilibrio non indebolisce il progetto, lo definisce. In filigrana, il percorso rende visibile ciò che manca quanto ciò che è presente: una storia millenaria oggi esposta alla fragilità del presente.

La decisione di mantenere la mostra, rinviata dal 2024 al 2026 a causa del conflitto in corso, assume così un valore preciso. In collaborazione con il Ministero della Cultura libanese e il Musée du Louvre, e sotto la guida della presidente dell’IMA Anne-Claire Legendre, il progetto riunisce curatori e archeologi impegnati da anni sul campo, tra cui Sarkis El Khoury, direttore generale delle Antichità del Libano, e le équipe del dipartimento delle Antichità orientali del Louvre.

Il loro lavoro congiunto non si limita a selezionare opere: costruisce un racconto documentato, capace di tenere insieme rigore scientifico e contesto geopolitico. In questo senso, la mostra non è una semplice retrospettiva archeologica, ma un atto di continuità culturale in condizioni avverse.

Dove il tempo si stratifica: la città che precede la storia

Alcune città attraversano il tempo; altre lo rivelano. Byblos appartiene a queste ultime. Situata su un promontorio affacciato sul Mediterraneo, a nord di Beirut, essa appare come una soglia tra mare e montagna, tra natura e costruzione umana. Fin dal Neolitico, comunità di pescatori vi si stabilirono, attratte dalla ricchezza delle acque e dalla presenza di una sorgente.

Nel corso dei millenni, il villaggio si trasformò in città, poi in porto, quindi in crocevia. Le mura si alzarono, i templi si moltiplicarono, le strade si organizzarono attorno a un centro sacro. Qui, il tempo non cancella: sovrappone. Ogni strato archeologico è una frase in una lingua più antica, ma ancora leggibile.

Il mare come destino: rotte, scambi, civiltà

A partire dal III millennio a.C., Byblos divenne uno dei principali porti del Mediterraneo. Non era soltanto un luogo di transito, ma un nodo vitale di scambi economici e culturali. Le relazioni con l’Egitto furono particolarmente intense: i faraoni inviavano doni, ricevevano legno di cedro, stabilivano legami diplomatici.

Il mare non era un confine ma una via. Le navi trasportavano papiri, metalli, tessuti, idee. In questo spazio fluido, le civiltà si incontravano e si trasformavano. Byblos divenne così una città cosmopolita, dove il commercio si intrecciava con la spiritualità e la vita quotidiana.

Il cedro e il papiro: mMateria e segno

Due elementi sostengono simbolicamente l’architettura invisibile di Byblos: il cedro e il papiro. Il primo, solido e profumato, serviva per costruire navi e palazzi; il secondo, leggero e flessibile, per scrivere. Dai monti del Libano, i tronchi venivano trasportati fino al porto e da lì verso l’Egitto, dove contribuirono alla costruzione di templi e monumenti.

Il papiro, invece, giungeva dall’Egitto e trovava in Byblos il suo principale punto di distribuzione. È da questo commercio che deriva il nome stesso della città, legato alla parola greca biblos. Da qui, anche la parola “Bibbia”. Un filo sottile unisce materia e linguaggio, costruzione e narrazione.

Scrivere il mondo: l’invenzione dell’alfabeto

È a Byblos che prende forma uno dei passaggi fondamentali della storia umana: la nascita dell’alfabeto fenicio. Un sistema semplice, composto da segni che rappresentano suoni, capace di viaggiare insieme alle merci e agli uomini. Da questo alfabeto deriveranno le scritture greca, latina e araba.

Ogni lettera che oggi tracciamo porta con sé una traccia di quella origine. Scrivere diventa così un atto di continuità, una forma di memoria attiva. Nella mostra, iscrizioni, stele e oggetti incisi testimoniano questo momento di trasformazione: il passaggio da immagini a segni, da simboli a suoni.

Templi e necropoli: iIl sacro e l’eterno

La città antica si organizza attorno a luoghi sacri. Il tempio della “Dama di Byblos”, venerata per millenni, domina il promontorio. Il Tempio degli Obelischi custodisce offerte votive: statuette, armi, gioielli. Ogni oggetto è un gesto, una preghiera, una traccia di relazione tra umano e divino.

Le necropoli, invece, raccontano il rapporto con la morte. Tombe scavate nella roccia, sarcofagi decorati, corredi funerari ricchi: tutto indica una concezione complessa dell’aldilà. Il celebre sarcofago di Ahiram, con la più antica iscrizione fenicia conosciuta, rappresenta un punto di incontro tra arte, scrittura e rituale.

Una città contesa Geopolitica dell’antichità

Nel corso dei secoli, Byblos fu oggetto di desiderio da parte di grandi potenze: Egizi, Assiri, Persiani, Greci, Romani. La sua posizione strategica la rendeva indispensabile per il controllo delle rotte commerciali. Eppure, la città seppe mantenere una certa autonomia, adattandosi ai cambiamenti senza perdere la propria identità.

Con l’arrivo di Alexander the Great, Byblos entra nella sfera ellenistica, poi in quella romana. La lingua cambia, le forme artistiche evolvono, ma il nucleo simbolico resta. La città continua a essere un luogo di culto, di scambio, di memoria.

Scoprire, proteggere, trasmettere: l’archeologia come racconto.

Dalle prime esplorazioni di Ernest Renan nel XIX secolo alle scoperte più recenti, Byblos continua a rivelare i suoi segreti. Una necropoli intatta, risalente a quattromila anni fa, è stata portata alla luce negli ultimi anni: un evento raro, che arricchisce la comprensione delle pratiche funerarie e della struttura sociale.

La mostra parigina presenta anche questi ritrovamenti, sottolineando il ruolo fondamentale dell’archeologia. Non si tratta solo di scavare, ma di interpretare, proteggere, condividere. In un contesto di instabilità, questo lavoro assume un valore ancora più urgente.

Un’eredità viva: la cultura come resistenza.

“Byblos, cité millénaire du Liban” non è soltanto un’esposizione: è un atto politico e poetico. In un tempo in cui la guerra minaccia il patrimonio, portare queste opere a Parigi significa affermare che la cultura può attraversare le frontiere anche quando gli uomini non possono farlo liberamente.

Ogni oggetto esposto è una prova di continuità. Ogni frammento racconta una storia che resiste. Esplorare Byblos oggi significa riconoscere che la civiltà non è un dato acquisito, ma un equilibrio fragile, costruito nel tempo e sempre da difendere.

Uno sguardo che attraversa i secoli: toccare la bellezza

Alla fine del percorso, il visitatore non torna semplicemente al presente: ne porta con sé una trasformazione. Il viaggio non è stato solo nello spazio, ma nel tempo e nel linguaggio. Mare, sole, cedro, papiro: elementi antichi che continuano a parlare.

Byblos appare allora non come una città del passato, ma come un’origine viva. Un luogo in cui la bellezza non è un lusso, ma una necessità. Guardare questi oggetti significa toccare, con lo sguardo, ciò che resta quando tutto il resto vacilla: la capacità umana di creare, di ricordare, di resistere.

Crediti immagini: foto 1 e 5 Byblos, cité millénaire du Liban © Cristina Biordi

2 Due asce fenestrate con manico decorato  – Byblos, Tempio degli Obelischi -Età del Bronzo Medio – Oro –
Beirut, Ministero della Cultura – Direzione Generale delle Antichità del Libano © Philippe Maillard

3 Scrigno in ossidiana con incastonature in oro, recante il nome del faraone Amenemhat IV (1797–1790 a.C.) – Byblos, necropoli reale (tomba II) – Beirut, Ministero della Cultura – Direzione Generale delle Antichità del Libano  © Philippe Maillard

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