Firenze ’50 ’60 ’70, la città raccontata dalla macchina fotografica

Tempo stimato per la lettura: 3,2 minuti
A Villa Bardini, 150 fotografie dell’Archivio Foto Locchi ricostruiscono tre decenni in cui Firenze cambia volto. Dal 7 maggio al 25 ottobre 2026, la mostra Firenze ’50 ’60 ’70 attraversa cronaca, politica, moda, sport, spettacolo e vita quotidiana. Non è soltanto una raccolta di fotografie d’epoca: è il ritratto di una città mentre passa dalla ricostruzione del dopoguerra alla modernità, dalle atmosfere mondane degli anni Cinquanta alle tensioni sociali e culturali dei Settanta.
Gli anni Cinquanta, quando Firenze torna a sorridere
Le prime immagini restituiscono una città operosa, ancora impegnata nella ricostruzione ma già proiettata verso una nuova stagione. Firenze diventa una passerella internazionale: arrivano celebrità, moda, spettacolo, grandi eventi. Nei fotogrammi dell’archivio compaiono le modelle di Pucci, Gucci e Ferragamo, gli artisti, i personaggi dello spettacolo e una città che comincia a trasformare il proprio patrimonio storico in un elemento della modernità. Ma accanto al glamour ci sono il lavoro, le lotte operaie, Don Milani, Barbiana e l’esperienza della comunità dell’Isolotto. La fotografia non sceglie una sola Firenze: le mette tutte nello stesso riquadro.
La cronaca entra nella storia
Poi arriva il 1966. L’alluvione cambia brutalmente il rapporto della città con la propria immagine. Le fotografie dell’Archivio Foto Locchi mostrano l’acqua, i danni, le strade trasformate e la mobilitazione dei cittadini. È uno dei passaggi in cui la cronaca diventa memoria collettiva. Ma gli anni Sessanta non sono soltanto quelli della tragedia: nelle piazze compaiono gli studenti, le contestazioni, una nuova generazione che mette in discussione gerarchie e modelli consolidati.
Divi, sportivi e gente comune
Uno dei piaceri della mostra sta proprio nella possibilità di passare, nel giro di pochi metri, dalla grande storia alla piccola cronaca. Un campione della Fiorentina, una diva del cinema, un gruppo di operai, una modella, una folla davanti a un teatro: sono tutti parte della stessa narrazione. Tra le immagini riemergono figure come Anna Magnani, Monica Vitti e Josephine Baker, insieme a volti meno celebri che hanno però lasciato una traccia nella vita quotidiana della città.
Gli anni Settanta cambiano il tono
Negli anni Settanta la Firenze fotografata da Locchi appare meno mondana e più inquieta. Le trasformazioni sociali e politiche entrano stabilmente nelle immagini, mentre la città perde parte dell’aura da cartolina e acquista una complessità nuova. Le piazze, le manifestazioni, la cultura e i nuovi fermenti raccontano un centro urbano attraversato da tensioni e cambiamenti. La fotografia continua a registrare tutto senza cercare necessariamente un’immagine rassicurante della città.
Dieci capitoli per una memoria collettiva
Curata da Giovanna Uzzani e promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, l’esposizione è articolata in dieci sezioni tematiche. Le 150 fotografie sono una selezione di un patrimonio molto più vasto: l’Archivio Foto Locchi conserva oltre cinque milioni di scatti e rappresenta una delle principali memorie fotografiche della città. Il suo valore sta anche nella varietà dei soggetti: arte, musica, moda, sport, lavoro, politica, società e paesaggio convivono nello stesso grande racconto.
Firenze, prima di diventare un’immagine
Guardata oggi, questa Firenze sorprende perché non sembra ancora una città trasformata in icona turistica. Le fotografie mostrano una città vissuta, attraversata, contestata, festeggiata. Ci sono le grandi occasioni e i momenti ordinari, le celebrità e i passanti, il centro monumentale e le periferie sociali. È forse questa la qualità più interessante della mostra: ricordare che prima di essere una destinazione, Firenze è stata — ed è — una città abitata. E che a volte basta una fotografia per vedere quanto sia cambiata.
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Firenze ’50 ’60 ’70, la città raccontata dalla macchina fotografica
Tempo stimato per la lettura: 10 minuti
A Villa Bardini, 150 fotografie dell’Archivio Foto Locchi ricostruiscono tre decenni in cui Firenze cambia volto. Dal 7 maggio al 25 ottobre 2026, la mostra Firenze ’50 ’60 ’70 attraversa cronaca, politica, moda, sport, spettacolo e vita quotidiana. Non è soltanto una raccolta di fotografie d’epoca: è il ritratto di una città mentre passa dalla ricostruzione del dopoguerra alla modernità, dalle atmosfere mondane degli anni Cinquanta alle tensioni sociali e culturali dei Settanta.
Gli anni Cinquanta, quando Firenze torna a sorridere
Le prime immagini restituiscono una città operosa, ancora impegnata nella ricostruzione ma già proiettata verso una nuova stagione. Firenze diventa una passerella internazionale: arrivano celebrità, moda, spettacolo, grandi eventi. Nei fotogrammi dell’archivio compaiono le modelle di Pucci, Gucci e Ferragamo, gli artisti, i personaggi dello spettacolo e una città che comincia a trasformare il proprio patrimonio storico in un elemento della modernità. Ma accanto al glamour ci sono il lavoro, le lotte operaie, Don Milani, Barbiana e l’esperienza della comunità dell’Isolotto. La fotografia non sceglie una sola Firenze: le mette tutte nello stesso riquadro.
La cronaca entra nella storia
Poi arriva il 1966. L’alluvione cambia brutalmente il rapporto della città con la propria immagine. Le fotografie dell’Archivio Foto Locchi mostrano l’acqua, i danni, le strade trasformate e la mobilitazione dei cittadini. È uno dei passaggi in cui la cronaca diventa memoria collettiva. Ma gli anni Sessanta non sono soltanto quelli della tragedia: nelle piazze compaiono gli studenti, le contestazioni, una nuova generazione che mette in discussione gerarchie e modelli consolidati.
Divi, sportivi e gente comune
Uno dei piaceri della mostra sta proprio nella possibilità di passare, nel giro di pochi metri, dalla grande storia alla piccola cronaca. Un campione della Fiorentina, una diva del cinema, un gruppo di operai, una modella, una folla davanti a un teatro: sono tutti parte della stessa narrazione. Tra le immagini riemergono figure come Anna Magnani, Monica Vitti e Josephine Baker, insieme a volti meno celebri che hanno però lasciato una traccia nella vita quotidiana della città.
Gli anni Settanta cambiano il tono
Negli anni Settanta la Firenze fotografata da Locchi appare meno mondana e più inquieta. Le trasformazioni sociali e politiche entrano stabilmente nelle immagini, mentre la città perde parte dell’aura da cartolina e acquista una complessità nuova. Le piazze, le manifestazioni, la cultura e i nuovi fermenti raccontano un centro urbano attraversato da tensioni e cambiamenti. La fotografia continua a registrare tutto senza cercare necessariamente un’immagine rassicurante della città.
Dieci capitoli per una memoria collettiva
Curata da Giovanna Uzzani e promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, l’esposizione è articolata in dieci sezioni tematiche. Le 150 fotografie sono una selezione di un patrimonio molto più vasto: l’Archivio Foto Locchi conserva oltre cinque milioni di scatti e rappresenta una delle principali memorie fotografiche della città. Il suo valore sta anche nella varietà dei soggetti: arte, musica, moda, sport, lavoro, politica, società e paesaggio convivono nello stesso grande racconto.
Firenze, prima di diventare un’immagine
Guardata oggi, questa Firenze sorprende perché non sembra ancora una città trasformata in icona turistica. Le fotografie mostrano una città vissuta, attraversata, contestata, festeggiata. Ci sono le grandi occasioni e i momenti ordinari, le celebrità e i passanti, il centro monumentale e le periferie sociali. È forse questa la qualità più interessante della mostra: ricordare che prima di essere una destinazione, Firenze è stata — ed è — una città abitata. E che a volte basta una fotografia per vedere quanto sia cambiata.




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