Articoli

Monaco: un tesoro nascosto del Rinascimento italiano svelato al pubblico

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

«Pensavo di conoscere questo palazzo dove ho vissuto e vivo, ma grazie alle recenti straordinarie scoperte, posso conoscere altri aspetti della mia famiglia» afferma S.A.S. il Principe Alberto II in occasione della riapertura, a Monaco, del Palazzo dei Principi.

Dopo due anni di chiusura, i visitatori sono invitati, dal 1° luglio al 15 ottobre 2022, a partecipare a due grandi eventi: l’eccezionale scoperta di affreschi rinascimentali italiani, che coprono una superficie totale di 600 m2, e la ristrutturazione dei Grandi Appartamenti, con una nuova esposizione di dipinti dalle collezioni storiche dei Principi.

Dal 2015, il progetto di restauro del Palazzo dei Principi – voluto da S.A.S. il Principe Alberto II – scrive una pagina importante della storia dell’arte mondiale grazie alla portata delle scoperte realizzate, e soprattutto alla metodologia sostenibile impiegata. Le tecniche applicate sono innovative o reinterpretano con strumenti moderni quelle del passato, come il tratteggio, e non sono invasive, dato che sono rimovibili. E principalmente non tossiche perché non sono state impiegate sostanze nocive.

La Galleria d’Ercole

Un tesoro nascosto alla vista per più di un secolo, e in alcuni casi per quasi cinque secoli, gli affreschi del Palazzo di Monaco sono stati rivelati nel 2013, in seguito a una serie di eventi fortuiti. Il restauro delle facciate confinanti con il Cortile d’Onore, rivisitate nel tempo e in particolare nel XIX secolo, ha permesso di osservare più da vicino la Galleria d’Ercole dove nelle lunette sono rappresentate le 12 fatiche.

Questo ha portato a credere, giustamente, che nascosta sotto alcuni strati di ridipinture, si celasse un’antica decorazione. L’intuizione è stata confermata dall’incredibile rivelazione di affreschi risalenti al Rinascimento italiano. «Contrariamente a quanto si credeva finora, dichiara Christian Gautier, coordinatore dei lavori, la decorazione della Galleria d’Ercole non era un’opera del XIX secolo, ma un affresco del XVI, nel più puro stile dell’arte grottesca manierista». Allora è stato indetto un concorso europeo per comporre una squadra di una ventina di persone specializzate nel tardo Rinascimento: restauratori, pittori, disegnatori, architetti, ingegneri, ed è stato istituito un comitato scientifico.

Monaco, Palazzo dei Principi, Galleria d’Ercole © Cristina Biordi
La Camera d’Europa

L’importanza della scoperta fatta nella Galleria d’Ercole ha permesso di ipotizzare che, all’interno del palazzo stesso, ci fossero altre decorazioni storiche rimaste nascoste, coperte nel corso dei secoli da ridipinture o addirittura da falsi soffitti. Un’altra intuizione che, grazie anche al caso – l’incidente di un elettricista che ha fatto cadere dell’intonato – si è rivelata giusta. Gli esperti immediatamente allertati, fanno dei sondaggi. Emergono così bucrani, satiri, ghirlande e una scena centrale: il Ratto di Europa.

Infatti, oggi, nella ex sala Matignon, dopo quattro anni di restauro (2016-2020), la decorazione sottostante riprende i suoi colori. Il lavoro d’indagine eseguito dall’equipe europea per restituzione dei decori la porta a confrontare continuamente i temi presenti nel Palazzo dei Principi a Monaco con quelli delle grottesche realizzate nel palazzo genovese della famiglia Grimaldi e in altri edifici nobili della città ligure.

La Sala del trono

Le indagini continuarono e, nel 2020, sotto le ridipinture fu rinvenuto l’affresco originale sul soffitto della Sala del Trono. La scena identificata è rara: l’episodio della Nekyia. Costretto a passare attraverso il regno dei morti, Ulisse deve incontrare l’ombra dell’indovino Tiresia, «il cieco che non ha perso nulla della sua saggezza», qui vestito di verde, affinché possa consigliarlo sul percorso migliore da seguire per tornare a Itaca. Dopo aver bevuto il sangue di un agnello e di una pecora nera, sacrificati da Ulisse, Tiresia risponderà alla sua richiesta. Intorno a questa imponente scena, completano la decorazione i segni dello Zodiaco e i lavori dei mesi.

Eleonora Cerro, una delle restauratrici, spiega che sono in corso degli studi per interpretare il programma iconologico del palazzo. Indubbiamente, afferma che l’artista che ha realizzato gli affreschi è stato a Roma, dato che lo stile di questi ricondanno incredibilmente quelli della Cappella Sistina. Le influenze degli artisti che vi hanno dipinto, dal Pinturicchio a Michelangelo, sono estremamente evidenti. Un nome è stato ipotizzato, Nicolosio Granello, artista genovese del XVI secolo.

Sala del trono, particolare dell’affresco del soffitto,Odissea, episodio della Nekyia
Un’eredità da preservare e trasmettere

Oltre ad ammirare le decorazioni rinascimentali, ai visitatori viene presentata una nuova esposizione di dipinti dalle collezioni storiche dei Principi, in cui tornano alcune tele ritrovano il loro palazzo. Per S.A.S. il Principe Alberto II una delle sue missioni fondamentali è di valorizzare il patrimonio artistico familiare, riacquisendo alcuni quadri che erano andati persi soprattutto durante il periodo della Rivoluzione francese. I quadri sono esposti nel Salone blu, conosciuto come Matignon, e nel Salone degli ufficiali.

Il Salone Blu ricorda l’alleanza della famiglia Grimaldi con la famiglia Matignon nel 1715, quando l’ereditiera Louise-Hippolyte di Monaco sposò Jacques IV de Goyon Matignon, principe di Monaco con il nome di Jacques I. Mentre, recentemente aperto ai visitatori, il Gabinetto storico conserva documenti d’archivio, armi, elementi dell’uniforme, monete e medaglie.

Il Quartiere Reale

Questa parte finale del percorso è composta dall’Anticamera reale, la Camera reale e il Gabinetto Valentinois. Il 6 maggio 1955, fu nell’Anticamera reale che il principe Ranieri III di Monaco incontrò per la prima volta l’attrice Grace Kelly, venuta in visita nel Principato durante la sua partecipazione al Festival di Cannes.

La successiva Camera Reale, conosciuta anche come la Camera di York, perché nel 1767, il Duca di York, fratello di Re George III, ammalatosi mentre navigava al largo di Monaco, vi morì. L’intera stanza è una testimonianza del gusto per il classicismo francese, in voga in tutta Europa in quel periodo. Sovrastante il letto a baldacchino un affresco raffigurante Giunone. Infine, Gabinetto Valentinois: una piccola stanza del XVIII secolo.

Monaco, Palazzo dei Principi, S.A.S. il Principe Alberto II, Barry X Ball © Cristina Biordi
La Galleria dei Principi

La visita termina con questa galleria, che si apre sulla Galleria d’Ercole, a chiudere il cerchio. Qui è esposto un insieme di busti scolpiti e ritratti dipinti dei membri della dinastia Grimaldi, compresa un’opera dell’artista contemporaneo americano Barry X Ball che rappresenta S.A.S. il Principe Alberto II: realizzata in oro, la testa è composta da varie specie di piante marine che simboleggiano l’impegno del principe per la conservazione dell’oceano.

L’impegno di S.A.S. il Principe Alberto II a preservare l’eredità principesca in modo sostenibile, affinché possa attraversare il tempo nel rispetto. Al di là della rivelazione di questi eccezionali affreschi risalenti al Rinascimento italiano, questa scoperta risuona singolarmente con la storia stessa del Principato e i suoi legami secolari con il mondo mediterraneo e i grandi miti che hanno ha plasmato la sua cultura e, più in generale, la sua influenza nel mondo occidentale. Grazie a questi straordinari lavori, i visitatori possono ammirare nel loro splendore le gesta di due eroi e un’eroina del mondo antico, Ercole, Ulisse ed Europa negli affreschi rivelati del Palazzo.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

Loading Facebook Comments ...