Ceroli Totale: settant’anni di ricerca artistica alla GNAMC

Tempo stimato per la lettura: 5,2 minuti
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) di Roma dedica un’importante retrospettiva al maestro italiano Mario Ceroli dal 7 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026. La mostra Ceroli Totale celebra i settanta anni di carriera dell’artista abruzzese con una selezione di venti opere – alcune inedite – tra sculture e installazioni provenienti dalle collezioni della GNAMC, di Banca Ifis e dallo stesso Ceroli.
Curata da Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, e da Cesare Biasini Selvaggi, la mostra offre una panoramica sulla ricerca dinamica e in continuo rinnovamento di un artista che ha attraversato, senza mai perdere freschezza creativa, gli scenari dell’arte italiana dal secondo Novecento a oggi.
Una visione totale dell’opera di Ceroli
L’esposizione si inserisce nel progetto “Artista alla GNAMC”, il format che propone per un anno la figura di un autore in dialogo con un’unica sala del museo, permettendo al pubblico di approfondire le molteplici declinazioni del suo lavoro. Per il 2025, Mario Ceroli è il protagonista assoluto di questa iniziativa, coinvolto non solo con opere storiche, ma anche con due lavori site-specific – La grande quercia e Le ceneri – appositamente concepiti per l’allestimento romano.
Nel contesto di incontri con il pubblico, studenti e studiosi, Ceroli condivide la sua esperienza e il suo pensiero artistico, confermando il proprio ruolo di figura centrale nella storia dell’arte italiana del Novecento.
Un percorso tra materia, memoria e teatralità
Fin dalle prime sale, il visitatore percepisce come la scultura e l’installazione occupino lo spazio non come oggetti isolati, ma come elementi teatrali che dialogano tra loro e con l’osservatore. Il percorso espositivo si apre con opere inserite nel nuovo allestimento delle collezioni della GNAMC: Ultima cena (1965), una scultura lignea di forte impatto dove le figure si dispongono in una composizione rigorosa, e Le bandiere di tutto il mondo (1968), installazione di oltre otto metri lineari in canali zincati pieni di pigmenti, vetro, carbone e materiali di diversa natura. Quest’opera dell’Arte Povera, recentemente acquisita dal museo, celebra la diversità culturale e la bellezza della materia terrestre.
All’ingresso delle sale monografiche, il pubblico incontra Mangiafuoco (1990), sorprendente scultura ottenuta dai residui di legno: un volto formato da assi e capelli di filamenti lignei, dove Ceroli dimostra la sua abilità di “artigiano-burattinaio”, capace di trasformare materiali di scarto in figure cariche di senso.
Memoria personale e materiale poetico
Una delle chiavi della mostra è la memoria, sia collettiva sia personale. Tela di Penelope (1992) evoca l’infanzia abruzzese dell’artista nel paese di Castel Frentano, nei luoghi dove sua nonna Filomena tesseva quotidianamente sul telaio. Questa opera fonde gesto, composizione e reminiscenza familiare, creando un legame profondo tra esperienza personale e linguaggio plastico. Anche Arpa birmana (1992), inserita nello stesso capitolo, richiama l’idea di ritmo e tessitura, fondendo sensibilità materica e risonanze visive.
Un altro momento significativo del percorso è Primavera (1968), parallelepipedo di travi di legno aguzze che celebra i giardini all’italiana di Palazzo Farnese, simbolo della classicità rinascimentale e della teatralità spaziale. Con questa opera Ceroli reinterpreta il paesaggio come esperienza visiva e simbolica, in dialogo con le grandi lezioni della storia dell’arte.
La battaglia: spettacolarità e strategia visiva
Tra le opere di grande impatto espositivo spicca La battaglia (1978), una composizione monumentale ispirata alla celebre scena di Paolo Uccello nella Battaglia di San Romano. Dedica speciale alla memoria di Pier Paolo Pasolini, con cui Ceroli aveva collaborato, La battaglia abbraccia quasi nove metri lineari, offrendo allo spettatore una sequenza teatrale quasi cinematografica in cui la scultura si fa narrazione dinamica.
La monumentalità di quest’opera trasforma lo spazio, invitando chi osserva a entrare dentro l’azione plastica, in un’esperienza che supera la semplice contemplazione per diventare coinvolgimento sensoriale.
Opere emblematiche e debutti in mostra
Tra le opere storiche e più celebri incluse nel percorso, sono presenti La Cina (1966), Balcone (1966) e Progetto per la pace (1969), sculture che testimoniano l’evoluzione di Ceroli dagli anni Sessanta in poi. Accanto ai capolavori riconosciuti, la mostra presenta lavori mai esposti prima come Sesto senso (1999) e Le chiacchiere (1989), dimostrando l’estensione cronologica e concettuale della sua produzione.
Un caso esemplare è anche Composizione (1957-1958), un tronco inchiodato che ottenne il Premio per la giovane scultura dalla GNAMC nel 1960, acquisito allora dal museo, e che si pone come testimonianza della precoce forza plastica che contraddistingue l’opera di Ceroli fin dagli inizi.
Teatro, spazio e partecipazione
La mostra è pensata per offrire una messa in scena del pensiero ceroliano: ogni opera è come un personaggio convocato a interpretare un ruolo inedito, in una continua ricerca di contemporaneità. Gli spazi delle dieci sale sono organizzati per consentire alla scultura di dialogare con chi osserva, creando un luogo di esperienza immersiva in cui il pubblico può sentire la plasticità come presenza viva e dinamica.
Renata Cristina Mazzantini ha affermato che la mostra attraversa la storia dell’arte italiana con ironia e profondità, mentre Cesare Biasini Selvaggi ha evidenziato come l’allestimento sia concepito dall’artista stesso come opera d’arte totale, capace di sintetizzare i molteplici linguaggi messi in campo nei settant’anni di ricerca di Ceroli.
Un progetto tra memoria e futuro
Per Banca Ifis, la rassegna non è solo celebrazione di una grande carriera, ma anche tappa di un progetto più ampio che prevede l’apertura nel 2026 del Museo Ceroli, con l’obiettivo di preservare la collezione nella casa-studio dell’artista e promuovere laboratori e atelier dedicati ai giovani.
In questa prospettiva, Ceroli Totale non è solo una mostra, ma un invito a comprendere come la materia, il gesto e la memoria possano trasformarsi in visioni plastico-poetiche, capaci di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità con una coerenza immaginativa che rimane sempre sorprendentemente attuale.
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Ceroli Totale: settant’anni di ricerca artistica alla GNAMC
Tempo stimato per la lettura: 16 minuti
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) di Roma dedica un’importante retrospettiva al maestro italiano Mario Ceroli dal 7 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026. La mostra Ceroli Totale celebra i settanta anni di carriera dell’artista abruzzese con una selezione di venti opere – alcune inedite – tra sculture e installazioni provenienti dalle collezioni della GNAMC, di Banca Ifis e dallo stesso Ceroli.
Curata da Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, e da Cesare Biasini Selvaggi, la mostra offre una panoramica sulla ricerca dinamica e in continuo rinnovamento di un artista che ha attraversato, senza mai perdere freschezza creativa, gli scenari dell’arte italiana dal secondo Novecento a oggi.
Una visione totale dell’opera di Ceroli
L’esposizione si inserisce nel progetto “Artista alla GNAMC”, il format che propone per un anno la figura di un autore in dialogo con un’unica sala del museo, permettendo al pubblico di approfondire le molteplici declinazioni del suo lavoro. Per il 2025, Mario Ceroli è il protagonista assoluto di questa iniziativa, coinvolto non solo con opere storiche, ma anche con due lavori site-specific – La grande quercia e Le ceneri – appositamente concepiti per l’allestimento romano.
Nel contesto di incontri con il pubblico, studenti e studiosi, Ceroli condivide la sua esperienza e il suo pensiero artistico, confermando il proprio ruolo di figura centrale nella storia dell’arte italiana del Novecento.
Un percorso tra materia, memoria e teatralità
Fin dalle prime sale, il visitatore percepisce come la scultura e l’installazione occupino lo spazio non come oggetti isolati, ma come elementi teatrali che dialogano tra loro e con l’osservatore. Il percorso espositivo si apre con opere inserite nel nuovo allestimento delle collezioni della GNAMC: Ultima cena (1965), una scultura lignea di forte impatto dove le figure si dispongono in una composizione rigorosa, e Le bandiere di tutto il mondo (1968), installazione di oltre otto metri lineari in canali zincati pieni di pigmenti, vetro, carbone e materiali di diversa natura. Quest’opera dell’Arte Povera, recentemente acquisita dal museo, celebra la diversità culturale e la bellezza della materia terrestre.
All’ingresso delle sale monografiche, il pubblico incontra Mangiafuoco (1990), sorprendente scultura ottenuta dai residui di legno: un volto formato da assi e capelli di filamenti lignei, dove Ceroli dimostra la sua abilità di “artigiano-burattinaio”, capace di trasformare materiali di scarto in figure cariche di senso.
Memoria personale e materiale poetico
Una delle chiavi della mostra è la memoria, sia collettiva sia personale. Tela di Penelope (1992) evoca l’infanzia abruzzese dell’artista nel paese di Castel Frentano, nei luoghi dove sua nonna Filomena tesseva quotidianamente sul telaio. Questa opera fonde gesto, composizione e reminiscenza familiare, creando un legame profondo tra esperienza personale e linguaggio plastico. Anche Arpa birmana (1992), inserita nello stesso capitolo, richiama l’idea di ritmo e tessitura, fondendo sensibilità materica e risonanze visive.
Un altro momento significativo del percorso è Primavera (1968), parallelepipedo di travi di legno aguzze che celebra i giardini all’italiana di Palazzo Farnese, simbolo della classicità rinascimentale e della teatralità spaziale. Con questa opera Ceroli reinterpreta il paesaggio come esperienza visiva e simbolica, in dialogo con le grandi lezioni della storia dell’arte.
La battaglia: spettacolarità e strategia visiva
Tra le opere di grande impatto espositivo spicca La battaglia (1978), una composizione monumentale ispirata alla celebre scena di Paolo Uccello nella Battaglia di San Romano. Dedica speciale alla memoria di Pier Paolo Pasolini, con cui Ceroli aveva collaborato, La battaglia abbraccia quasi nove metri lineari, offrendo allo spettatore una sequenza teatrale quasi cinematografica in cui la scultura si fa narrazione dinamica.
La monumentalità di quest’opera trasforma lo spazio, invitando chi osserva a entrare dentro l’azione plastica, in un’esperienza che supera la semplice contemplazione per diventare coinvolgimento sensoriale.
Opere emblematiche e debutti in mostra
Tra le opere storiche e più celebri incluse nel percorso, sono presenti La Cina (1966), Balcone (1966) e Progetto per la pace (1969), sculture che testimoniano l’evoluzione di Ceroli dagli anni Sessanta in poi. Accanto ai capolavori riconosciuti, la mostra presenta lavori mai esposti prima come Sesto senso (1999) e Le chiacchiere (1989), dimostrando l’estensione cronologica e concettuale della sua produzione.
Un caso esemplare è anche Composizione (1957-1958), un tronco inchiodato che ottenne il Premio per la giovane scultura dalla GNAMC nel 1960, acquisito allora dal museo, e che si pone come testimonianza della precoce forza plastica che contraddistingue l’opera di Ceroli fin dagli inizi.
Teatro, spazio e partecipazione
La mostra è pensata per offrire una messa in scena del pensiero ceroliano: ogni opera è come un personaggio convocato a interpretare un ruolo inedito, in una continua ricerca di contemporaneità. Gli spazi delle dieci sale sono organizzati per consentire alla scultura di dialogare con chi osserva, creando un luogo di esperienza immersiva in cui il pubblico può sentire la plasticità come presenza viva e dinamica.
Renata Cristina Mazzantini ha affermato che la mostra attraversa la storia dell’arte italiana con ironia e profondità, mentre Cesare Biasini Selvaggi ha evidenziato come l’allestimento sia concepito dall’artista stesso come opera d’arte totale, capace di sintetizzare i molteplici linguaggi messi in campo nei settant’anni di ricerca di Ceroli.
Un progetto tra memoria e futuro
Per Banca Ifis, la rassegna non è solo celebrazione di una grande carriera, ma anche tappa di un progetto più ampio che prevede l’apertura nel 2026 del Museo Ceroli, con l’obiettivo di preservare la collezione nella casa-studio dell’artista e promuovere laboratori e atelier dedicati ai giovani.
In questa prospettiva, Ceroli Totale non è solo una mostra, ma un invito a comprendere come la materia, il gesto e la memoria possano trasformarsi in visioni plastico-poetiche, capaci di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità con una coerenza immaginativa che rimane sempre sorprendentemente attuale.




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