Don McCullin e Boris Mikhailov

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 11 Ottobre 2023

Tempo stimato per la lettura: 4,6 minuti

Due grandi maestri della fotografia in mostra, dal 10 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024, al Palazzo Esposizioni Roma. Due esposizioni eccezionali Don McCullin a Roma la prima grande retrospettiva in Italia – e Boris Mikhailov: Ukrainian Diary.

Don McCullin a Roma

Don McCullin a Roma raccoglie in maniera esaustiva le diverse fasi del suo lavoro, sino alle fotografie più recenti nelle quali, in una sorprendete visone d’insieme, l’autore sintetizza le sue esperienze più radicali. La mostra è curata da Simon Baker, in stretta collaborazione con Don McCullin e Tim Jefferies e con l’assistenza di Catherine Fairweather, Jeanne Grouet, Lachlann Forbes.

Don McCullin Early Morning, West Hartlepool, County Durham, England | Le acciaierie di West Hartlepool alle prime luci dell’alba, Contea di Durham, Inghilterra, 1963 Stampa ai sali d’argento | Gelatin silver print cm 59,4 x 74,3 © Don McCullin, Courtesy Hamiltons Gallery

Guerre e pace

La mostra a Palazzo Esposizioni si riallaccia idealmente, ampliandola, all’antologica della Tate Britain curata da Simon Baker nel 2019. Oltre a ripercorrere i momenti più significativi del lavoro di McCullin, presenta la serie dedicata all’Impero romano, avviata negli anni Duemila, che lo stesso autore considera un punto di arrivo nel quale si sovrappongono, fondendosi, i temi cardine della sua fotografia: il “dolore” delle immagini dell’Inghilterra ‘subalterna’ e quello delle guerre sparse nel mondo, e la “pace” dei paesaggi del Somerset in cui McCullin si rifugia per lenire la sofferenza delle sue esperienze di guerra.

Nell’attuale mostra ‘dolore’ e ‘pace’ convivono nell’indagine fotografica culturale, architettonica e storica sui resti dell’Impero romano nell’area del Mediterraneo meridionale. Esposte a Roma, queste fotografie offrono un nuovo focus sulla storia della Città, rileggendola, come accaduto in “Vita Dulcis” e in “Roma, a portrait” – le mostre che si sono da poco concluse a Palazzo Esposizioni – in relazione a tempi storici o a culture diverse.

Fotografare le crisi

Noto per il suo atteggiamento audace e diretto, mai privo di coinvolgimento emotivo nei confronti dei soggetti ritratti, McCullin ha dato vita ad alcune delle immagini di povertà, carestia e guerra più immediatamente riconoscibili di tutta la storia della fotografia. Ha anche documentato il paesaggio, sia in patria che all’estero, con lo stile e la passione che distinguono tutto il suo lavoro. Il percorso della mostra, composta da oltre 250 fotografie, si sviluppa attraverso sei diverse sezioni, una per sala, ciascuna dedicata a uno dei seguenti gruppi di opere: Esordi, Guerra e Conflitti, Immagini documentarie del Regno Unito, Immagini documentarie all’estero, Paesaggi e Nature morte, L’Impero romano.

La retrospettiva è accompagnata dall’uscita di un nuovo libro, Don McCullin: Life, Death and Everything in Between, pubblicato da GOST Books, Londra.

Boris Mikhailov: Ukrainian Diary

Boris Mikhailov: Ukrainian Diary è la più importante retrospettiva fino ad oggi dedicata in Italia all’artista ucraino Boris Mikhailov (Kharkiv, 1938), curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov.

La mostra a Palazzo Esposizioni frutto di una politica culturale che incrementa le collaborazioni internazionali tra istituzioni, prosegue idealmente quella della aison Européen de la photographie di Parigi curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov, ampliandola con una sezione dedicata al lavoro svolto da Mikhailov a Roma.

Boris Mikhaïlov, Dalla serie “Il sandwich di ieri”, 1966-68. © Boris Mikhailov, VG Bild-Kunst, Bonn Germany | © Boris Mikhailov, by SIAE 2023. Courtesy Boris e Vita Mikhailov

La libertà di creazione come mezzo di resistenza

Considerato oggi uno dei più influenti artisti contemporanei dell’Europa dell’Est, Mikhailov ha concepito, in oltre cinquant’anni, un corpus di lavori fotografici sperimentali che esplorano temi sociali e politici. Fin dagli anni Sessanta si è impegnato infatti a documentare i tumultuosi cambiamenti in Ucraina legati al crollo dell’Unione Sovietica e alle disastrose conseguenze della sua dissoluzione.

La sua pioneristica ricerca ha compreso negli anni la fotografia documentaria, il lavoro concettuale, la pittura e la performance. Concepita in stretta collaborazione con l’artista, la mostra riunisce più di 800 immagini dalle serie storiche più importante fino ai lavori più recenti.

Un linguaggio artistico unico

Mikhailov ha per lo più articolato il suo lavoro in serie, che variano enormemente in termini di tecnica, formato e approccio. La mostra riunisce le immagini selezionate da circa venti serie realizzate tra il 1965 e gli anni Duemila.

Mikhailov ha sfidato ogni categorizzazione scardinando codici visivi dati. Ha creato proficue connessioni tra fotografie e testi, e tra immagini diverse componendole spesso in sovrapposizioni e dittici su cui è intervenuto con sfocature, ritagli o colorazioni a mano che ne accentuano il carattere ironico, poetico o nostalgico. Fino a teorizzare il concetto di fotografia “di cattiva qualità”: immagini concepite volutamente a basso contrasto, sfocate, piene di difetti visibili, su carta di scarsa qualità, al fine di sovvertire l’immaginario glorificato del realismo sociale e della fotografia patinata.

Le serie create nel periodo in cui l’Ucraina faceva parte dell’Unione Sovietica puntano a mettere in discussione la memoria collettiva e a rispecchiare le contraddizioni sociali esistenti all’epoca.

 

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Published On: 11 Ottobre 2023

About the Author: Redazione ViviCreativo

Tempo stimato per la lettura: 14 minuti

Due grandi maestri della fotografia in mostra, dal 10 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024, al Palazzo Esposizioni Roma. Due esposizioni eccezionali Don McCullin a Roma la prima grande retrospettiva in Italia – e Boris Mikhailov: Ukrainian Diary.

Don McCullin a Roma

Don McCullin a Roma raccoglie in maniera esaustiva le diverse fasi del suo lavoro, sino alle fotografie più recenti nelle quali, in una sorprendete visone d’insieme, l’autore sintetizza le sue esperienze più radicali. La mostra è curata da Simon Baker, in stretta collaborazione con Don McCullin e Tim Jefferies e con l’assistenza di Catherine Fairweather, Jeanne Grouet, Lachlann Forbes.

Don McCullin Early Morning, West Hartlepool, County Durham, England | Le acciaierie di West Hartlepool alle prime luci dell’alba, Contea di Durham, Inghilterra, 1963 Stampa ai sali d’argento | Gelatin silver print cm 59,4 x 74,3 © Don McCullin, Courtesy Hamiltons Gallery

Guerre e pace

La mostra a Palazzo Esposizioni si riallaccia idealmente, ampliandola, all’antologica della Tate Britain curata da Simon Baker nel 2019. Oltre a ripercorrere i momenti più significativi del lavoro di McCullin, presenta la serie dedicata all’Impero romano, avviata negli anni Duemila, che lo stesso autore considera un punto di arrivo nel quale si sovrappongono, fondendosi, i temi cardine della sua fotografia: il “dolore” delle immagini dell’Inghilterra ‘subalterna’ e quello delle guerre sparse nel mondo, e la “pace” dei paesaggi del Somerset in cui McCullin si rifugia per lenire la sofferenza delle sue esperienze di guerra.

Nell’attuale mostra ‘dolore’ e ‘pace’ convivono nell’indagine fotografica culturale, architettonica e storica sui resti dell’Impero romano nell’area del Mediterraneo meridionale. Esposte a Roma, queste fotografie offrono un nuovo focus sulla storia della Città, rileggendola, come accaduto in “Vita Dulcis” e in “Roma, a portrait” – le mostre che si sono da poco concluse a Palazzo Esposizioni – in relazione a tempi storici o a culture diverse.

Fotografare le crisi

Noto per il suo atteggiamento audace e diretto, mai privo di coinvolgimento emotivo nei confronti dei soggetti ritratti, McCullin ha dato vita ad alcune delle immagini di povertà, carestia e guerra più immediatamente riconoscibili di tutta la storia della fotografia. Ha anche documentato il paesaggio, sia in patria che all’estero, con lo stile e la passione che distinguono tutto il suo lavoro. Il percorso della mostra, composta da oltre 250 fotografie, si sviluppa attraverso sei diverse sezioni, una per sala, ciascuna dedicata a uno dei seguenti gruppi di opere: Esordi, Guerra e Conflitti, Immagini documentarie del Regno Unito, Immagini documentarie all’estero, Paesaggi e Nature morte, L’Impero romano.

La retrospettiva è accompagnata dall’uscita di un nuovo libro, Don McCullin: Life, Death and Everything in Between, pubblicato da GOST Books, Londra.

Boris Mikhailov: Ukrainian Diary

Boris Mikhailov: Ukrainian Diary è la più importante retrospettiva fino ad oggi dedicata in Italia all’artista ucraino Boris Mikhailov (Kharkiv, 1938), curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov.

La mostra a Palazzo Esposizioni frutto di una politica culturale che incrementa le collaborazioni internazionali tra istituzioni, prosegue idealmente quella della aison Européen de la photographie di Parigi curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov, ampliandola con una sezione dedicata al lavoro svolto da Mikhailov a Roma.

Boris Mikhaïlov, Dalla serie “Il sandwich di ieri”, 1966-68. © Boris Mikhailov, VG Bild-Kunst, Bonn Germany | © Boris Mikhailov, by SIAE 2023. Courtesy Boris e Vita Mikhailov

La libertà di creazione come mezzo di resistenza

Considerato oggi uno dei più influenti artisti contemporanei dell’Europa dell’Est, Mikhailov ha concepito, in oltre cinquant’anni, un corpus di lavori fotografici sperimentali che esplorano temi sociali e politici. Fin dagli anni Sessanta si è impegnato infatti a documentare i tumultuosi cambiamenti in Ucraina legati al crollo dell’Unione Sovietica e alle disastrose conseguenze della sua dissoluzione.

La sua pioneristica ricerca ha compreso negli anni la fotografia documentaria, il lavoro concettuale, la pittura e la performance. Concepita in stretta collaborazione con l’artista, la mostra riunisce più di 800 immagini dalle serie storiche più importante fino ai lavori più recenti.

Un linguaggio artistico unico

Mikhailov ha per lo più articolato il suo lavoro in serie, che variano enormemente in termini di tecnica, formato e approccio. La mostra riunisce le immagini selezionate da circa venti serie realizzate tra il 1965 e gli anni Duemila.

Mikhailov ha sfidato ogni categorizzazione scardinando codici visivi dati. Ha creato proficue connessioni tra fotografie e testi, e tra immagini diverse componendole spesso in sovrapposizioni e dittici su cui è intervenuto con sfocature, ritagli o colorazioni a mano che ne accentuano il carattere ironico, poetico o nostalgico. Fino a teorizzare il concetto di fotografia “di cattiva qualità”: immagini concepite volutamente a basso contrasto, sfocate, piene di difetti visibili, su carta di scarsa qualità, al fine di sovvertire l’immaginario glorificato del realismo sociale e della fotografia patinata.

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