Nobuyoshi Araki a Oristano: Secret Pages svela il lato più intimo del maestro giapponese

Tempo stimato per la lettura: 3,5 minuti
Fino al 17 ottobre 2026, la Pinacoteca Carlo Contini di Oristano accoglie Secret Pages, un viaggio nell’universo visivo di Nobuyoshi Araki, tra le figure più influenti e discusse della fotografia contemporanea. Inserita nel programma della ventottesima edizione del Dromos Festival, dedicata quest’anno al tema Secrets, la mostra propone un’immersione in un’opera che continua a interrogare il rapporto fra desiderio, memoria e rappresentazione del corpo.
Un diario fotografico tra eros e malinconia
Curata da Sonia Borsato, l’esposizione raccoglie 122 opere provenienti dalla Collezione Molinas Balata: 101 Polaroid e 21 fotografie che attraversano oltre mezzo secolo di ricerca artistica. Più che una retrospettiva, Secret Pages si configura come un percorso emotivo, dove ogni immagine sembra trattenere un frammento di esistenza destinato a dissolversi.
Nella fotografia di Araki convivono pulsione erotica e vulnerabilità, quotidiano e perdita, leggerezza e lutto. La sua macchina fotografica non documenta semplicemente la realtà: la trasforma in una forma di autobiografia permanente, dove l’intimità diventa linguaggio universale.
Due sale, due tempi della scoperta
L’allestimento è costruito come una progressiva immersione nell’opera dell’artista.
La prima sala svolge una funzione introduttiva. Sei lavori selezionati accompagnano il visitatore verso le coordinate essenziali della poetica di Araki, offrendo strumenti per leggere una produzione spesso ridotta, nel dibattito pubblico, ai suoi aspetti più provocatori. Al centro dello spazio, un grande tavolo raccoglie cataloghi consultabili liberamente, mentre pannelli di approfondimento contestualizzano il linguaggio della Polaroid e il kinbaku, l’antica pratica giapponese della legatura, frequentemente presente nelle immagini dell’artista ma spesso interpretata fuori dal suo contesto culturale.
Più che una semplice introduzione, questa prima sezione invita a rallentare lo sguardo prima di confrontarsi con il nucleo più intenso della mostra.
Lo spazio diventa esperienza
La seconda sala riunisce Polaroid e fotografie di grande formato in un dialogo continuo fra scale e distanze. Il visitatore è chiamato ad avvicinarsi per cogliere i dettagli delle immagini più piccole e ad arretrare per lasciarsi avvolgere dalle grandi stampe.
Ne deriva un percorso fisico oltre che visivo, in cui il movimento del corpo diventa parte integrante della lettura delle opere. Lo spazio espositivo smette di essere un semplice contenitore e si trasforma in un dispositivo percettivo, capace di modificare continuamente il punto di vista dello spettatore.
Oltre lo scandalo
L’opera di Araki continua a dividere. Le sue immagini sono state spesso lette attraverso la lente dello scandalo o del voyeurismo, soprattutto per la presenza ricorrente dell’erotismo e del bondage. Ma Secret Pages prova a spostare l’attenzione altrove.
«Le Polaroid sono una memoria incarnata, reliquie delle nostre vite, oggetti imperfetti come le nostre esistenze», osserva la curatrice Sonia Borsato. «Ricondurre il lavoro di Araki a una soddisfazione voyeuristica sarebbe miope. Il cuore della sua ricerca è il tentativo di sondare il mistero della vita, la meraviglia dei giorni e la complessità dei sentimenti.»
È proprio questa tensione tra fragilità e desiderio a emergere lungo tutto il percorso, dove il corpo non è mai soltanto oggetto di rappresentazione ma luogo in cui si inscrivono il tempo, l’assenza e la memoria.
La fotografia come archivio dell’effimero
Nel dialogo con il tema Secrets del Dromos Festival, le immagini di Araki non pretendono di svelare ciò che è nascosto. Al contrario, custodiscono il mistero, trasformandolo in esperienza estetica.
La Polaroid, medium privilegiato dell’artista, assume qui il valore di una scrittura immediata e imperfetta: un gesto rapido che tenta di trattenere l’istante prima della sua scomparsa. In questa tensione tra permanenza e dissoluzione si riconosce forse il tratto più profondo della ricerca di Araki.
A Oristano, Secret Pages restituisce così tutta la complessità di un autore spesso imprigionato nei cliché. La mostra invita a guardare oltre la provocazione, riscoprendo un’opera che continua a interrogare il senso della memoria, della perdita e dell’esistenza stessa.
Se desideri, posso renderlo ancora più vicino allo stile di Télérama, con un registro più saggistico, riferimenti alla cultura giapponese e una scrittura ancora più letteraria e critica.
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Nobuyoshi Araki a Oristano: Secret Pages svela il lato più intimo del maestro giapponese
Tempo stimato per la lettura: 11 minuti
Fino al 17 ottobre 2026, la Pinacoteca Carlo Contini di Oristano accoglie Secret Pages, un viaggio nell’universo visivo di Nobuyoshi Araki, tra le figure più influenti e discusse della fotografia contemporanea. Inserita nel programma della ventottesima edizione del Dromos Festival, dedicata quest’anno al tema Secrets, la mostra propone un’immersione in un’opera che continua a interrogare il rapporto fra desiderio, memoria e rappresentazione del corpo.
Un diario fotografico tra eros e malinconia
Curata da Sonia Borsato, l’esposizione raccoglie 122 opere provenienti dalla Collezione Molinas Balata: 101 Polaroid e 21 fotografie che attraversano oltre mezzo secolo di ricerca artistica. Più che una retrospettiva, Secret Pages si configura come un percorso emotivo, dove ogni immagine sembra trattenere un frammento di esistenza destinato a dissolversi.
Nella fotografia di Araki convivono pulsione erotica e vulnerabilità, quotidiano e perdita, leggerezza e lutto. La sua macchina fotografica non documenta semplicemente la realtà: la trasforma in una forma di autobiografia permanente, dove l’intimità diventa linguaggio universale.
Due sale, due tempi della scoperta
L’allestimento è costruito come una progressiva immersione nell’opera dell’artista.
La prima sala svolge una funzione introduttiva. Sei lavori selezionati accompagnano il visitatore verso le coordinate essenziali della poetica di Araki, offrendo strumenti per leggere una produzione spesso ridotta, nel dibattito pubblico, ai suoi aspetti più provocatori. Al centro dello spazio, un grande tavolo raccoglie cataloghi consultabili liberamente, mentre pannelli di approfondimento contestualizzano il linguaggio della Polaroid e il kinbaku, l’antica pratica giapponese della legatura, frequentemente presente nelle immagini dell’artista ma spesso interpretata fuori dal suo contesto culturale.
Più che una semplice introduzione, questa prima sezione invita a rallentare lo sguardo prima di confrontarsi con il nucleo più intenso della mostra.
Lo spazio diventa esperienza
La seconda sala riunisce Polaroid e fotografie di grande formato in un dialogo continuo fra scale e distanze. Il visitatore è chiamato ad avvicinarsi per cogliere i dettagli delle immagini più piccole e ad arretrare per lasciarsi avvolgere dalle grandi stampe.
Ne deriva un percorso fisico oltre che visivo, in cui il movimento del corpo diventa parte integrante della lettura delle opere. Lo spazio espositivo smette di essere un semplice contenitore e si trasforma in un dispositivo percettivo, capace di modificare continuamente il punto di vista dello spettatore.
Oltre lo scandalo
L’opera di Araki continua a dividere. Le sue immagini sono state spesso lette attraverso la lente dello scandalo o del voyeurismo, soprattutto per la presenza ricorrente dell’erotismo e del bondage. Ma Secret Pages prova a spostare l’attenzione altrove.
«Le Polaroid sono una memoria incarnata, reliquie delle nostre vite, oggetti imperfetti come le nostre esistenze», osserva la curatrice Sonia Borsato. «Ricondurre il lavoro di Araki a una soddisfazione voyeuristica sarebbe miope. Il cuore della sua ricerca è il tentativo di sondare il mistero della vita, la meraviglia dei giorni e la complessità dei sentimenti.»
È proprio questa tensione tra fragilità e desiderio a emergere lungo tutto il percorso, dove il corpo non è mai soltanto oggetto di rappresentazione ma luogo in cui si inscrivono il tempo, l’assenza e la memoria.
La fotografia come archivio dell’effimero
Nel dialogo con il tema Secrets del Dromos Festival, le immagini di Araki non pretendono di svelare ciò che è nascosto. Al contrario, custodiscono il mistero, trasformandolo in esperienza estetica.
La Polaroid, medium privilegiato dell’artista, assume qui il valore di una scrittura immediata e imperfetta: un gesto rapido che tenta di trattenere l’istante prima della sua scomparsa. In questa tensione tra permanenza e dissoluzione si riconosce forse il tratto più profondo della ricerca di Araki.
A Oristano, Secret Pages restituisce così tutta la complessità di un autore spesso imprigionato nei cliché. La mostra invita a guardare oltre la provocazione, riscoprendo un’opera che continua a interrogare il senso della memoria, della perdita e dell’esistenza stessa.
Se desideri, posso renderlo ancora più vicino allo stile di Télérama, con un registro più saggistico, riferimenti alla cultura giapponese e una scrittura ancora più letteraria e critica.







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