Isaac Julien alla Galleria Borghese: la videoinstallazione che reinterpreta le Metamorfosi di Ovidio

Tempo stimato per la lettura: 4,7 minuti
La trasformazione, principio fondante del poema di Ovidio, continua a generare nuove immagini e nuovi linguaggi. Dopo aver attraversato secoli di pittura e scultura, il tema della metamorfosi approda al cinema d’artista con All That Changes You. Metamorphosis (2025), la videoinstallazione di Isaac Julien che, dal 15 settembre al 25 ottobre 2026, amplia il percorso della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese.
Curata da Lorenzo Giusti, l’opera si inserisce nel grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese, offrendo una lettura radicalmente contemporanea del capolavoro ovidiano. Non un semplice approfondimento della mostra, ma un’estensione concettuale che trasferisce il mito nello spazio fluido dell’immagine in movimento.
Leggi anche: Ovidio e le Metamorfosi alla Galleria Borghese: il mito nell’arte
Una metamorfosi dello sguardo
Isaac Julien non racconta il cambiamento: lo costruisce come esperienza percettiva. Ripensata appositamente per gli spazi dell’Uccelliera della Galleria Borghese, l’installazione abbandona la configurazione originaria a dieci schermi per assumere una forma inedita, pensata in funzione dell’architettura seicentesca del padiglione. Qui il film viene proiettato su un unico canale, ma l’immagine si moltiplica grazie a un sofisticato sistema di specchi che rifrange, duplica e frammenta continuamente la visione. Lo spettatore non osserva semplicemente un’opera: viene immerso in un ambiente in cui ogni immagine si trasforma incessantemente, rendendo la metamorfosi un fenomeno tanto visivo quanto fisico.
Dal Palazzo Te ai paesaggi del futuro
L’origine del progetto affonda nelle sale affrescate di Palazzo Te, a Mantova, dove Giulio Romano diede forma, nel Cinquecento, a uno dei più spettacolari cicli dedicati al mito. Da quel nucleo iconografico Julien sviluppa un viaggio che attraversa epoche e geografie differenti. Il film si sposta dalla Cosmic House progettata da Charles Jencks a Londra alle foreste monumentali del Redwood National and State Park in California, fino ad architetture contemporanee che diventano scenari di una riflessione sul tempo e sulla trasformazione. Ogni luogo perde la propria dimensione documentaria per diventare un dispositivo narrativo, capace di mettere in relazione memoria, paesaggio, tecnologia e immaginazione.
Due figure celesti attraversano il tempo
A guidare il racconto sono due interpreti di straordinaria intensità: Sheila Atim e Gwendoline Christie. Le due attrici incarnano enigmatiche figure profetiche che attraversano mondi, epoche e paesaggi senza appartenere realmente a nessuno di essi. La loro presenza sospesa conferisce al film un tono quasi rituale, trasformando il viaggio in una meditazione sulla continua instabilità dell’esistenza. Il mutamento non viene rappresentato come eccezione, ma come condizione permanente del vivente, capace di coinvolgere allo stesso modo esseri umani, natura, architetture e sistemi culturali.
Ovidio incontra Donna Haraway
Il dialogo con il poema antico si apre progressivamente a riferimenti filosofici e letterari contemporanei. Isaac Julien intreccia il pensiero di Donna Haraway, con la sua riflessione sulle relazioni multispecie, alle narrazioni speculative di Naomi Mitchison e Octavia E. Butler, costruendo un universo che supera la prospettiva antropocentrica.
La metamorfosi diventa così un paradigma attraverso cui ripensare il rapporto tra specie differenti, ambiente e tecnologia. Il mito classico si trasforma in una lente critica sul presente, interrogando le crisi ecologiche, le trasformazioni sociali e le possibilità di nuove forme di convivenza.
L’Uccelliera come dispositivo poetico
La scelta dell’Uccelliera non ha soltanto un valore scenografico. Costruita nel XVII secolo per ospitare gli uccelli esotici della Villa Borghese, questa architettura rappresenta già di per sé un luogo di relazione tra natura, artificio e collezione. Julien sfrutta questa memoria storica per amplificare il significato dell’opera.
Specchi, riflessi e immagini in movimento dialogano con il giardino e con la luce naturale, facendo dello spazio espositivo una parte integrante del racconto. Il visitatore attraversa un ambiente in cui ogni superficie restituisce una visione diversa, trasformando il vedere stesso in un processo di continua mutazione.
Un linguaggio che attraversa le epoche
L’inserimento dell’opera nel percorso di Metamorfosi. Ovidio e le arti dimostra come il poema latino continui a produrre nuove interpretazioni a oltre duemila anni dalla sua composizione. Per la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, il lavoro di Julien incarna perfettamente la straordinaria capacità delle Metamorfosi di parlare a epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Il film non illustra il testo di Ovidio, ma ne raccoglie l’eredità immaginativa, mostrando come il cambiamento continui a rappresentare una delle categorie fondamentali per leggere il presente.
Quando il mito diventa futuro
Lontano dalla ricostruzione storica e dalla semplice citazione iconografica, All That Changes You. Metamorphosis propone un’idea di arte come spazio di trasformazione continua.
Isaac Julien costruisce un’opera in cui cinema, filosofia, architettura e letteratura convergono in un’unica esperienza immersiva. La metamorfosi non è soltanto il tema del racconto, ma il principio che governa la struttura stessa dell’opera, il movimento delle immagini e il modo in cui il pubblico è chiamato a percorrerla.
È proprio questa capacità di trasformare un mito fondativo della cultura occidentale in una riflessione sul futuro del vivente a rendere l’intervento dell’artista britannico uno degli appuntamenti più significativi della stagione espositiva 2026 della Galleria Borghese.
Crediti immagini:
Captions for photos 1–3 : Isaac Julien All That Changes You.Metamorphosis, 2025 Installationview, The Cosmic House, London Photo by Thierry Bal Courtesy the artist and Victoria Miro © Isaac Julien
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Isaac Julien alla Galleria Borghese: la videoinstallazione che reinterpreta le Metamorfosi di Ovidio
Tempo stimato per la lettura: 14 minuti
La trasformazione, principio fondante del poema di Ovidio, continua a generare nuove immagini e nuovi linguaggi. Dopo aver attraversato secoli di pittura e scultura, il tema della metamorfosi approda al cinema d’artista con All That Changes You. Metamorphosis (2025), la videoinstallazione di Isaac Julien che, dal 15 settembre al 25 ottobre 2026, amplia il percorso della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese.
Curata da Lorenzo Giusti, l’opera si inserisce nel grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese, offrendo una lettura radicalmente contemporanea del capolavoro ovidiano. Non un semplice approfondimento della mostra, ma un’estensione concettuale che trasferisce il mito nello spazio fluido dell’immagine in movimento.
Leggi anche: Ovidio e le Metamorfosi alla Galleria Borghese: il mito nell’arte
Una metamorfosi dello sguardo
Isaac Julien non racconta il cambiamento: lo costruisce come esperienza percettiva. Ripensata appositamente per gli spazi dell’Uccelliera della Galleria Borghese, l’installazione abbandona la configurazione originaria a dieci schermi per assumere una forma inedita, pensata in funzione dell’architettura seicentesca del padiglione. Qui il film viene proiettato su un unico canale, ma l’immagine si moltiplica grazie a un sofisticato sistema di specchi che rifrange, duplica e frammenta continuamente la visione. Lo spettatore non osserva semplicemente un’opera: viene immerso in un ambiente in cui ogni immagine si trasforma incessantemente, rendendo la metamorfosi un fenomeno tanto visivo quanto fisico.
Dal Palazzo Te ai paesaggi del futuro
L’origine del progetto affonda nelle sale affrescate di Palazzo Te, a Mantova, dove Giulio Romano diede forma, nel Cinquecento, a uno dei più spettacolari cicli dedicati al mito. Da quel nucleo iconografico Julien sviluppa un viaggio che attraversa epoche e geografie differenti. Il film si sposta dalla Cosmic House progettata da Charles Jencks a Londra alle foreste monumentali del Redwood National and State Park in California, fino ad architetture contemporanee che diventano scenari di una riflessione sul tempo e sulla trasformazione. Ogni luogo perde la propria dimensione documentaria per diventare un dispositivo narrativo, capace di mettere in relazione memoria, paesaggio, tecnologia e immaginazione.
Due figure celesti attraversano il tempo
A guidare il racconto sono due interpreti di straordinaria intensità: Sheila Atim e Gwendoline Christie. Le due attrici incarnano enigmatiche figure profetiche che attraversano mondi, epoche e paesaggi senza appartenere realmente a nessuno di essi. La loro presenza sospesa conferisce al film un tono quasi rituale, trasformando il viaggio in una meditazione sulla continua instabilità dell’esistenza. Il mutamento non viene rappresentato come eccezione, ma come condizione permanente del vivente, capace di coinvolgere allo stesso modo esseri umani, natura, architetture e sistemi culturali.
Ovidio incontra Donna Haraway
Il dialogo con il poema antico si apre progressivamente a riferimenti filosofici e letterari contemporanei. Isaac Julien intreccia il pensiero di Donna Haraway, con la sua riflessione sulle relazioni multispecie, alle narrazioni speculative di Naomi Mitchison e Octavia E. Butler, costruendo un universo che supera la prospettiva antropocentrica.
La metamorfosi diventa così un paradigma attraverso cui ripensare il rapporto tra specie differenti, ambiente e tecnologia. Il mito classico si trasforma in una lente critica sul presente, interrogando le crisi ecologiche, le trasformazioni sociali e le possibilità di nuove forme di convivenza.
L’Uccelliera come dispositivo poetico
La scelta dell’Uccelliera non ha soltanto un valore scenografico. Costruita nel XVII secolo per ospitare gli uccelli esotici della Villa Borghese, questa architettura rappresenta già di per sé un luogo di relazione tra natura, artificio e collezione. Julien sfrutta questa memoria storica per amplificare il significato dell’opera.
Specchi, riflessi e immagini in movimento dialogano con il giardino e con la luce naturale, facendo dello spazio espositivo una parte integrante del racconto. Il visitatore attraversa un ambiente in cui ogni superficie restituisce una visione diversa, trasformando il vedere stesso in un processo di continua mutazione.
Un linguaggio che attraversa le epoche
L’inserimento dell’opera nel percorso di Metamorfosi. Ovidio e le arti dimostra come il poema latino continui a produrre nuove interpretazioni a oltre duemila anni dalla sua composizione. Per la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, il lavoro di Julien incarna perfettamente la straordinaria capacità delle Metamorfosi di parlare a epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Il film non illustra il testo di Ovidio, ma ne raccoglie l’eredità immaginativa, mostrando come il cambiamento continui a rappresentare una delle categorie fondamentali per leggere il presente.
Quando il mito diventa futuro
Lontano dalla ricostruzione storica e dalla semplice citazione iconografica, All That Changes You. Metamorphosis propone un’idea di arte come spazio di trasformazione continua.
Isaac Julien costruisce un’opera in cui cinema, filosofia, architettura e letteratura convergono in un’unica esperienza immersiva. La metamorfosi non è soltanto il tema del racconto, ma il principio che governa la struttura stessa dell’opera, il movimento delle immagini e il modo in cui il pubblico è chiamato a percorrerla.
È proprio questa capacità di trasformare un mito fondativo della cultura occidentale in una riflessione sul futuro del vivente a rendere l’intervento dell’artista britannico uno degli appuntamenti più significativi della stagione espositiva 2026 della Galleria Borghese.
Crediti immagini:
Captions for photos 1–3 : Isaac Julien All That Changes You.Metamorphosis, 2025 Installationview, The Cosmic House, London Photo by Thierry Bal Courtesy the artist and Victoria Miro © Isaac Julien





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