Macro 2026: il nuovo ciclo di mostre tra corpo, tecnologia e sguardo femminile

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 11 Giugno 2026

Tempo stimato per la lettura: 4,5 minuti

Nel quadro della programmazione 2026, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma apre dall’11 giugno 2026 il suo secondo ciclo di mostre, confermando una linea curatoriale internazionale che attraversa l’intera stagione espositiva. Il programma, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo e prodotto e organizzato da quest’ultima, costruisce un percorso che mette al centro uno sguardo esplicitamente rivolto al femminile, non come etichetta tematica ma come prospettiva critica sul presente.

Il museo sceglie due progetti principali che lavorano su linguaggi e registri differenti: la grande retrospettiva Ciò che mi guarda dedicata a Miriam Cahn, a cura di Cristiana Perrella, e la mostra collettiva Le imperfezioni, a cura di Sara Dolfi Agostini, che riunisce le vincitrici del Premio Paul Thorel.

Ciò che mi guarda: il corpo come campo di tensione

Fulcro del programma 2026, Ciò che mi guarda segna un passaggio centrale nel percorso del MACRO. La mostra presenta oltre centotrenta opere di Miriam Cahn, ricostruendo più di cinquant’anni di ricerca in cui il corpo non è mai solo soggetto, ma luogo di conflitto.

Il lavoro di Cahn attraversa temi come desiderio, vulnerabilità, violenza e guerra senza mediazioni simboliche. Le immagini non illustrano: mettono in tensione lo sguardo di chi osserva. Il titolo stesso sposta l’asse della percezione, suggerendo un ribaltamento: non è lo spettatore a guardare l’opera, ma l’opera a restituire uno sguardo attivo.

In questo senso, la mostra si inserisce nella programmazione del museo come momento di confronto diretto con le forme della rappresentazione contemporanea del corpo e della sua esposizione.

Le imperfezioni: tecnologia, errore, resistenza

Accanto alla retrospettiva, Le imperfezioni riunisce i lavori di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, sviluppati nell’ambito della residenza artistica 2025 del Premio Paul Thorel.

Il progetto si concentra sul rapporto tra tecnologia, immagine e società. Le opere mettono in discussione la logica dell’automazione e della previsione algoritmica, lavorando invece sull’errore come elemento produttivo. L’imperfezione non è intesa come limite, ma come possibilità di deviazione rispetto a sistemi visivi sempre più standardizzati.

In questo contesto, il digitale non viene né celebrato né rifiutato: viene attraversato criticamente, mostrando le sue frizioni interne e le sue zone di instabilità.

Un museo come ecosistema critico

La programmazione del MACRO nel 2026 costruisce un impianto coerente che mette in relazione generazioni, linguaggi e pratiche differenti. Non si tratta di una sequenza di mostre autonome, ma di un sistema che lavora per connessioni.

Il museo si configura così come uno spazio aperto di sperimentazione, in cui il contemporaneo non viene semplificato ma restituito nella sua complessità. Le opere non sono isolate, ma inserite in un contesto che privilegia il confronto tra forme espressive diverse.

L’obiettivo dichiarato è quello di leggere il presente senza neutralizzarlo, mantenendo attiva una tensione tra esperienza estetica e riflessione critica.

Una visione curatoriale esplicita

“La programmazione del MACRO nasce dal desiderio di costruire uno spazio in cui il contemporaneo possa manifestarsi nella sua complessità e nelle sue contraddizioni”, afferma Cristiana Perrella, direttrice artistica del museo.

In questa prospettiva, Ciò che mi guarda rappresenta il centro del programma 2026: un progetto che interroga in modo diretto la relazione tra corpo, violenza e responsabilità dello sguardo. Parallelamente, Le imperfezioni apre una riflessione sulle trasformazioni tecnologiche e sociali, mostrando come le pratiche artistiche possano ancora produrre spazi di resistenza e immaginazione critica.

La curatela non si limita a organizzare contenuti, ma definisce un campo di lettura del presente, in cui le opere diventano strumenti di analisi più che oggetti da contemplare.

Continuità e stratificazione del programma

Accanto ai nuovi progetti, il MACRO mantiene aperte fino al 30 agosto 2026 alcune mostre già in corso, tra cui Hito Steyerl. Mechanical Kurds, Hito Steyerl, Amelia Rosselli. Un canto nel suo spazio, la rassegna Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega e la serie video She Devil 14.

Questa sovrapposizione di programmi contribuisce a costruire un museo non lineare, in cui il tempo espositivo non segue una logica di sostituzione ma di accumulo. Le mostre convivono, si sovrappongono e generano relazioni impreviste tra contenuti anche molto distanti tra loro.

Un presente letto attraverso frizioni e differenze

Nel suo insieme, il ciclo 2026 del MACRO non propone una lettura univoca del contemporaneo. Al contrario, insiste sulla coesistenza di posizioni differenti: il corpo come luogo di conflitto, la tecnologia come spazio di ambivalenza, l’errore come possibilità estetica.

Il museo non si presenta come contenitore neutro, ma come dispositivo critico che organizza lo sguardo senza semplificarlo. In questa tensione tra opere, curatela e contesto, il contemporaneo viene restituito non come definizione, ma come processo ancora in corso.

Crediti immagini:

1/2/3 Le Imperfezioni. Premio Paul Thorel-3ª edizione, installation view, Roma, 2026.Ph.ElaBialkowska-OKNOstudio. Courtesy MACRO–Museo d’Arte Contemporanea di Roma

4/5 Miriam Cahn. Ciò che mi guarda, installation view, Roma, 2026. Ph.ElaBialkowska-OKNOstudio. Courtesy MACRO–Museo d’Arte Contemporanea di Roma

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Published On: 11 Giugno 2026

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Tempo stimato per la lettura: 13 minuti

Nel quadro della programmazione 2026, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma apre dall’11 giugno 2026 il suo secondo ciclo di mostre, confermando una linea curatoriale internazionale che attraversa l’intera stagione espositiva. Il programma, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo e prodotto e organizzato da quest’ultima, costruisce un percorso che mette al centro uno sguardo esplicitamente rivolto al femminile, non come etichetta tematica ma come prospettiva critica sul presente.

Il museo sceglie due progetti principali che lavorano su linguaggi e registri differenti: la grande retrospettiva Ciò che mi guarda dedicata a Miriam Cahn, a cura di Cristiana Perrella, e la mostra collettiva Le imperfezioni, a cura di Sara Dolfi Agostini, che riunisce le vincitrici del Premio Paul Thorel.

Ciò che mi guarda: il corpo come campo di tensione

Fulcro del programma 2026, Ciò che mi guarda segna un passaggio centrale nel percorso del MACRO. La mostra presenta oltre centotrenta opere di Miriam Cahn, ricostruendo più di cinquant’anni di ricerca in cui il corpo non è mai solo soggetto, ma luogo di conflitto.

Il lavoro di Cahn attraversa temi come desiderio, vulnerabilità, violenza e guerra senza mediazioni simboliche. Le immagini non illustrano: mettono in tensione lo sguardo di chi osserva. Il titolo stesso sposta l’asse della percezione, suggerendo un ribaltamento: non è lo spettatore a guardare l’opera, ma l’opera a restituire uno sguardo attivo.

In questo senso, la mostra si inserisce nella programmazione del museo come momento di confronto diretto con le forme della rappresentazione contemporanea del corpo e della sua esposizione.

Le imperfezioni: tecnologia, errore, resistenza

Accanto alla retrospettiva, Le imperfezioni riunisce i lavori di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, sviluppati nell’ambito della residenza artistica 2025 del Premio Paul Thorel.

Il progetto si concentra sul rapporto tra tecnologia, immagine e società. Le opere mettono in discussione la logica dell’automazione e della previsione algoritmica, lavorando invece sull’errore come elemento produttivo. L’imperfezione non è intesa come limite, ma come possibilità di deviazione rispetto a sistemi visivi sempre più standardizzati.

In questo contesto, il digitale non viene né celebrato né rifiutato: viene attraversato criticamente, mostrando le sue frizioni interne e le sue zone di instabilità.

Un museo come ecosistema critico

La programmazione del MACRO nel 2026 costruisce un impianto coerente che mette in relazione generazioni, linguaggi e pratiche differenti. Non si tratta di una sequenza di mostre autonome, ma di un sistema che lavora per connessioni.

Il museo si configura così come uno spazio aperto di sperimentazione, in cui il contemporaneo non viene semplificato ma restituito nella sua complessità. Le opere non sono isolate, ma inserite in un contesto che privilegia il confronto tra forme espressive diverse.

L’obiettivo dichiarato è quello di leggere il presente senza neutralizzarlo, mantenendo attiva una tensione tra esperienza estetica e riflessione critica.

Una visione curatoriale esplicita

“La programmazione del MACRO nasce dal desiderio di costruire uno spazio in cui il contemporaneo possa manifestarsi nella sua complessità e nelle sue contraddizioni”, afferma Cristiana Perrella, direttrice artistica del museo.

In questa prospettiva, Ciò che mi guarda rappresenta il centro del programma 2026: un progetto che interroga in modo diretto la relazione tra corpo, violenza e responsabilità dello sguardo. Parallelamente, Le imperfezioni apre una riflessione sulle trasformazioni tecnologiche e sociali, mostrando come le pratiche artistiche possano ancora produrre spazi di resistenza e immaginazione critica.

La curatela non si limita a organizzare contenuti, ma definisce un campo di lettura del presente, in cui le opere diventano strumenti di analisi più che oggetti da contemplare.

Continuità e stratificazione del programma

Accanto ai nuovi progetti, il MACRO mantiene aperte fino al 30 agosto 2026 alcune mostre già in corso, tra cui Hito Steyerl. Mechanical Kurds, Hito Steyerl, Amelia Rosselli. Un canto nel suo spazio, la rassegna Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega e la serie video She Devil 14.

Questa sovrapposizione di programmi contribuisce a costruire un museo non lineare, in cui il tempo espositivo non segue una logica di sostituzione ma di accumulo. Le mostre convivono, si sovrappongono e generano relazioni impreviste tra contenuti anche molto distanti tra loro.

Un presente letto attraverso frizioni e differenze

Nel suo insieme, il ciclo 2026 del MACRO non propone una lettura univoca del contemporaneo. Al contrario, insiste sulla coesistenza di posizioni differenti: il corpo come luogo di conflitto, la tecnologia come spazio di ambivalenza, l’errore come possibilità estetica.

Il museo non si presenta come contenitore neutro, ma come dispositivo critico che organizza lo sguardo senza semplificarlo. In questa tensione tra opere, curatela e contesto, il contemporaneo viene restituito non come definizione, ma come processo ancora in corso.

Crediti immagini:

1/2/3 Le Imperfezioni. Premio Paul Thorel-3ª edizione, installation view, Roma, 2026.Ph.ElaBialkowska-OKNOstudio. Courtesy MACRO–Museo d’Arte Contemporanea di Roma

4/5 Miriam Cahn. Ciò che mi guarda, installation view, Roma, 2026. Ph.ElaBialkowska-OKNOstudio. Courtesy MACRO–Museo d’Arte Contemporanea di Roma

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