URBAN ART FAIR 2019. IL CALEIDOSCOPIO DELL’ARTE URBANA

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 11 Aprile 2019

Tempo stimato per la lettura: 3,3 minuti

Per il quarto anno, sotto la verrière del Carreau du Temple di Parigi, si svolge dall’11 al 14 aprile l’Urban Art Fair. 32 gallerie, francesi e internazionali, presentano i loro artisti a questo appuntamento dedicato al mercato di arte urbana diventato ormai immancabile per molti addetti ai lavori.

Prima di entrare

Ad accogliere i visitatori, davanti all’entrata, due opere realizzate rispettivamente dagli artisti Laurence Vallières e Dan Rawlings invitati, attraverso il loro lavoro, a evidenziare “l’impatto della strada sulla natura”. Inoltre, Ludo ha creato sulla facciata del Carreau du Temple un affresco monumentale, utilizzando i suoi codici grafici: collage, figura animale, colori nero, bianco e verde.

Dal 2016, le tre edizioni parigine e l’edizione di New York sono state accolte favorevolmente da 20.000 visitatori, riunendo un pubblico di appassionati, professionisti, collezionisti e amatori desiderosi di scoprire il lavoro di centinaia di artisti di fama mondiale.

La fiera si arricchisce

Delle 32 gallerie selezionate, 11 partecipano per la prima volta, tra le quali la Nelly Duff da Londra, che propone un vero allestimento urbano con dei tubi innocenti, la Wunderkammern Gallery di Roma e Milano e la svizzera Artrust di Melano. La fiera accoglie nomi noti della scena e altri emergenti, che utilizzano i linguaggi più diversi: dall’aerosol alle sculture, dalle fotografie alle installazioni.

Anche quest’anno l’agenzia-libreria Le Grand Jeu, di Christian Omodeo, presenta nel suo stand una serie di interessanti pubblicazioni dedicate ai graffiti, alla street art e all’arte urbana, e molto altro, per appassionati novizi o esperti.

Artisti italiani

Una vera rarità di questa manifestazione sono state alcune opere di Blu presentate da Artrust, datate 2007. Tra queste un disegno a quattro mani, Blu ed Ericailcane, parte di una serie di quattro disegni su blocco. Nella scuderia anche altri due italiani, Ozmo e Andrea Ravo Mattoni. La direttrice della galleria svizzera, Patricia Cattaneo Moresi, è anche tra i promotori del progetto NETART, prima opera d’arte collettiva, distribuita e autocertificata, basata sulla tecnologia blockchain.

Composta da artisti, collezionisti, esperti e altre figure internazionali che gravitano nel mondo artistico, si tratta di un lavoro basato sulla tecnologia virtuale ma molto legato al mondo reale: in sintesi, NETART è una “immensa rete di arte”.

Tra Arte Povera e Pop Art

Tra gli artisti presenti al vernissage dell’11 aprile, Grégory Watin, proposto dalla galleria parigina Bel Air Fine Art. Il suo lavoro estremamente moderno ha una forte affiliazione con l’Arte Povera e la Pop Art, da cui si emancipa, utilizzando le nuove tecnologie. Grégory Watin si interroga sull’identità, sfrutta i materiali più insoliti, tutti di recupero, a cui sovrappone, senza che sia in contatto, del plexiglass sul quale sono impresse delle stampe digitali. Il plexiglass diventa schermo, che si frappone tra lo spettatore e l’opera (realtà), e allo stesso tempo specchio, incorporando l’immagine dell’osservatore.

Da tenere d’occhio

Da segnalare, un po’ a margine, anche come dislocazione all’interno della fiera, l’interessantissima sezione Invisible Borders, per promuovere il lavoro di artisti africani sulla scena artistica occidentale. In mostra anche le bellissime opere di Mounou Desire Koffi, della Costa d’Avorio. Nelle sue tele, il riciclaggio di tastiere di cellulari, dà vita a volti e scene urbane dove l’infanzia è protagonista, con un alto aspetto estetico, conferendo della materia e del volume alla tela. Un’arte etico-ecologica, perché oltre a utilizzare materiale di scarto, l’artista sensibilizza i giovani sui danni dell’inquinamento elettronico. Mounou Desire Koffi sarà di ritorno a Parigi, nel mese di giugno, per un solo show alla Galleria Art-Z.

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Published On: 11 Aprile 2019

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

Per il quarto anno, sotto la verrière del Carreau du Temple di Parigi, si svolge dall’11 al 14 aprile l’Urban Art Fair. 32 gallerie, francesi e internazionali, presentano i loro artisti a questo appuntamento dedicato al mercato di arte urbana diventato ormai immancabile per molti addetti ai lavori.

Prima di entrare

Ad accogliere i visitatori, davanti all’entrata, due opere realizzate rispettivamente dagli artisti Laurence Vallières e Dan Rawlings invitati, attraverso il loro lavoro, a evidenziare “l’impatto della strada sulla natura”. Inoltre, Ludo ha creato sulla facciata del Carreau du Temple un affresco monumentale, utilizzando i suoi codici grafici: collage, figura animale, colori nero, bianco e verde.

Dal 2016, le tre edizioni parigine e l’edizione di New York sono state accolte favorevolmente da 20.000 visitatori, riunendo un pubblico di appassionati, professionisti, collezionisti e amatori desiderosi di scoprire il lavoro di centinaia di artisti di fama mondiale.

La fiera si arricchisce

Delle 32 gallerie selezionate, 11 partecipano per la prima volta, tra le quali la Nelly Duff da Londra, che propone un vero allestimento urbano con dei tubi innocenti, la Wunderkammern Gallery di Roma e Milano e la svizzera Artrust di Melano. La fiera accoglie nomi noti della scena e altri emergenti, che utilizzano i linguaggi più diversi: dall’aerosol alle sculture, dalle fotografie alle installazioni.

Anche quest’anno l’agenzia-libreria Le Grand Jeu, di Christian Omodeo, presenta nel suo stand una serie di interessanti pubblicazioni dedicate ai graffiti, alla street art e all’arte urbana, e molto altro, per appassionati novizi o esperti.

Artisti italiani

Una vera rarità di questa manifestazione sono state alcune opere di Blu presentate da Artrust, datate 2007. Tra queste un disegno a quattro mani, Blu ed Ericailcane, parte di una serie di quattro disegni su blocco. Nella scuderia anche altri due italiani, Ozmo e Andrea Ravo Mattoni. La direttrice della galleria svizzera, Patricia Cattaneo Moresi, è anche tra i promotori del progetto NETART, prima opera d’arte collettiva, distribuita e autocertificata, basata sulla tecnologia blockchain.

Composta da artisti, collezionisti, esperti e altre figure internazionali che gravitano nel mondo artistico, si tratta di un lavoro basato sulla tecnologia virtuale ma molto legato al mondo reale: in sintesi, NETART è una “immensa rete di arte”.

Tra Arte Povera e Pop Art

Tra gli artisti presenti al vernissage dell’11 aprile, Grégory Watin, proposto dalla galleria parigina Bel Air Fine Art. Il suo lavoro estremamente moderno ha una forte affiliazione con l’Arte Povera e la Pop Art, da cui si emancipa, utilizzando le nuove tecnologie. Grégory Watin si interroga sull’identità, sfrutta i materiali più insoliti, tutti di recupero, a cui sovrappone, senza che sia in contatto, del plexiglass sul quale sono impresse delle stampe digitali. Il plexiglass diventa schermo, che si frappone tra lo spettatore e l’opera (realtà), e allo stesso tempo specchio, incorporando l’immagine dell’osservatore.

Da tenere d’occhio

Da segnalare, un po’ a margine, anche come dislocazione all’interno della fiera, l’interessantissima sezione Invisible Borders, per promuovere il lavoro di artisti africani sulla scena artistica occidentale. In mostra anche le bellissime opere di Mounou Desire Koffi, della Costa d’Avorio. Nelle sue tele, il riciclaggio di tastiere di cellulari, dà vita a volti e scene urbane dove l’infanzia è protagonista, con un alto aspetto estetico, conferendo della materia e del volume alla tela. Un’arte etico-ecologica, perché oltre a utilizzare materiale di scarto, l’artista sensibilizza i giovani sui danni dell’inquinamento elettronico. Mounou Desire Koffi sarà di ritorno a Parigi, nel mese di giugno, per un solo show alla Galleria Art-Z.

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