Jorge Macchi: l’arte di scomparire restando visibili

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 17 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 2,4 minuti

Nello spazio del Marais a Parigi, Galleria Continua presenta Navigation privée, la prima mostra personale di Jorge Macchi nella sede francese. L’esposizione si configura come un territorio mentale più che come un semplice allestimento: un luogo in cui l’assenza diventa materia attiva e la percezione si trasforma in esperienza intima. Macchi invita il visitatore a una navigazione lenta, fatta di pause, sospensioni e vuoti eloquenti, dove ciò che manca acquista lo stesso peso simbolico di ciò che è visibile, riscrivendo il rapporto tra opera, spazio e osservatore.

Navigazione privata come gesto contemporaneo

Il titolo Navigation privée suggerisce una duplice lettura, raffinata e profondamente attuale. Da un lato evoca un viaggio interiore, quasi segreto, una deriva personale nella coscienza. Dall’altro richiama il linguaggio digitale del browsing in incognito, modalità pensata per cancellare tracce e sospendere la memoria. Macchi intercetta questa ambiguità e la trasforma in poetica visiva, riflettendo su identità, controllo e sparizione. La mostra diventa così uno spazio critico, dove il desiderio di invisibilità si confronta con l’impossibilità di sottrarsi completamente allo sguardo.

L’assenza come strumento di creazione

Il lavoro di Macchi smonta la linearità del senso attraverso deviazioni percettive e mancanze intenzionali. È proprio nell’assenza che lo sguardo dello spettatore si attiva, chiamato a completare ciò che non è dato. Opere come La lettre volée (foto 4) incarnano questa tensione: una cartolina quasi nascosta, incastonata nell’architettura, rivela solo frammenti di informazione. Intimità ed esposizione, memoria e circolazione si sovrappongono, creando un cortocircuito visivo che trasforma il gesto minimo in esperienza concettuale potente.

Sorvegliare ed essere osservati

Con L’espion (foto 3), Macchi introduce una dimensione architettonica e corporea della percezione. La struttura in mattoni invita a osservare lo spazio circostante da un punto apparentemente protetto, ma l’illusione dura poco. Chi guarda diventa a sua volta visibile, esposto, vulnerabile. Il riferimento al panopticon settecentesco ribalta le dinamiche di potere, trasformando la sorveglianza in fragilità. L’opera mette in crisi l’idea di controllo e interroga il ruolo dello spettatore, sempre più consapevole della propria posizione all’interno del sistema visivo.

Tracce, linguaggio e memoria instabile

L’esposizione si chiude idealmente su opere che riflettono sulla persistenza delle tracce. In Les vagues, il linguaggio si dissolve progressivamente, rivelando l’incapacità delle parole di afferrare il reale. In Aide-mémoire, resta solo l’ombra di un quadro assente, collegata da un filo alla vite che lo sorreggeva. Macchi trasforma ciò che rimane in centro narrativo, suggerendo che il senso non risiede nella presenza, ma nella memoria. Navigation privée non offre risposte, ma apre uno spazio dove osservare diventa un atto creativo.

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Published On: 17 Gennaio 2026

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 7 minuti

Nello spazio del Marais a Parigi, Galleria Continua presenta Navigation privée, la prima mostra personale di Jorge Macchi nella sede francese. L’esposizione si configura come un territorio mentale più che come un semplice allestimento: un luogo in cui l’assenza diventa materia attiva e la percezione si trasforma in esperienza intima. Macchi invita il visitatore a una navigazione lenta, fatta di pause, sospensioni e vuoti eloquenti, dove ciò che manca acquista lo stesso peso simbolico di ciò che è visibile, riscrivendo il rapporto tra opera, spazio e osservatore.

Navigazione privata come gesto contemporaneo

Il titolo Navigation privée suggerisce una duplice lettura, raffinata e profondamente attuale. Da un lato evoca un viaggio interiore, quasi segreto, una deriva personale nella coscienza. Dall’altro richiama il linguaggio digitale del browsing in incognito, modalità pensata per cancellare tracce e sospendere la memoria. Macchi intercetta questa ambiguità e la trasforma in poetica visiva, riflettendo su identità, controllo e sparizione. La mostra diventa così uno spazio critico, dove il desiderio di invisibilità si confronta con l’impossibilità di sottrarsi completamente allo sguardo.

L’assenza come strumento di creazione

Il lavoro di Macchi smonta la linearità del senso attraverso deviazioni percettive e mancanze intenzionali. È proprio nell’assenza che lo sguardo dello spettatore si attiva, chiamato a completare ciò che non è dato. Opere come La lettre volée (foto 4) incarnano questa tensione: una cartolina quasi nascosta, incastonata nell’architettura, rivela solo frammenti di informazione. Intimità ed esposizione, memoria e circolazione si sovrappongono, creando un cortocircuito visivo che trasforma il gesto minimo in esperienza concettuale potente.

Sorvegliare ed essere osservati

Con L’espion (foto 3), Macchi introduce una dimensione architettonica e corporea della percezione. La struttura in mattoni invita a osservare lo spazio circostante da un punto apparentemente protetto, ma l’illusione dura poco. Chi guarda diventa a sua volta visibile, esposto, vulnerabile. Il riferimento al panopticon settecentesco ribalta le dinamiche di potere, trasformando la sorveglianza in fragilità. L’opera mette in crisi l’idea di controllo e interroga il ruolo dello spettatore, sempre più consapevole della propria posizione all’interno del sistema visivo.

Tracce, linguaggio e memoria instabile

L’esposizione si chiude idealmente su opere che riflettono sulla persistenza delle tracce. In Les vagues, il linguaggio si dissolve progressivamente, rivelando l’incapacità delle parole di afferrare il reale. In Aide-mémoire, resta solo l’ombra di un quadro assente, collegata da un filo alla vite che lo sorreggeva. Macchi trasforma ciò che rimane in centro narrativo, suggerendo che il senso non risiede nella presenza, ma nella memoria. Navigation privée non offre risposte, ma apre uno spazio dove osservare diventa un atto creativo.

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