Festival degli Hortillonnages 2026: ad Amiens l’arte incontra la natura

Tempo stimato per la lettura: 8,7 minuti
C’è una manifestazione in Francia, che dal 2010, unisce arte e natura: è il Festival Internazionale dei Giardini ad Amiens. Capoluogo storico della Piccardia e importante centro culturale dell’Alta Francia – a poco più di un’ora in treno da Parigi – Amiens è conosciuta soprattutto per la sua magnifica cattedrale gotica, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Accanto ai monumenti più celebri, la città custodisce un tesoro naturale unico in Europa: gli Hortillonnages. Questo straordinario paesaggio di canali, orti e isolotti rappresenta da secoli un elemento fondamentale dell’identità locale. Oggi, grazie al Festival Internazionale dei Giardini, questo ambiente diventa ogni anno il palcoscenico di una delle più originali manifestazioni artistiche francesi, capace di coniugare arte contemporanea, paesaggio, sostenibilità e turismo culturale.
Gli Hortillonnages: un arcipelago verde nel cuore della città
Gli Hortillonnages sono un vasto sistema di paludi coltivate che si estende per oltre 393 ettari alle porte di Amiens. Modellati dall’uomo fin dal Medioevo, questi terreni sono costituiti da centinaia di piccoli isolotti separati da una fitta rete di canali navigabili. Il loro nome deriva dagli “hortillons”, gli orticoltori che per secoli hanno coltivato ortaggi trasportandoli in città a bordo di imbarcazioni tradizionali. Oggi questo paesaggio rappresenta un ecosistema fragile e prezioso, dove convivono biodiversità, memoria storica e attività agricole diventando un simbolo della capacità di armonizzare presenza umana e natura.
Un patrimonio naturale trasformato in laboratorio creativo
Negli ultimi anni gli Hortillonnages hanno assunto una nuova funzione culturale grazie a un progetto che ha saputo valorizzarne le caratteristiche senza alterarne l’equilibrio ambientale. Lontano dall’idea di museo a cielo aperto tradizionale, il sito si è trasformato in un laboratorio creativo dove artisti, architetti e paesaggisti sono invitati a dialogare con il territorio. Le opere non vengono imposte al paesaggio ma si integrano con esso, interpretandone forme, colori e fragilità. Il risultato è un’esperienza immersiva in cui arte contemporanea e ambiente naturale si fondono in modo armonioso, offrendo ai visitatori nuove prospettive sul rapporto tra uomo e natura.
La nascita del Festival e l’intuizione di Gilbert Fillinger
Il Festival Internazionale dei Giardini nasce nel 2010 da un’idea di Gilbert Fillinger fervente sostenitore della cultura come strumento di valorizzazione territoriale, che ha immaginato un evento capace di mettere in dialogo creazione contemporanea e patrimonio naturale. Un’intuizione vincente che è diventata, edizione dopo edizione, una manifestazione che ha contribuito in modo decisivo alla riscoperta degli Hortillonnages e che attira visitatori, professionisti del paesaggio e artisti provenienti da tutto il mondo.
Una filosofia basata sul dialogo tra arte, ambiente e società
Alla base del festival vi è una filosofia precisa: utilizzare l’arte come strumento di riflessione sui grandi temi contemporanei. Ogni anno le opere selezionate affrontano questioni legate alla biodiversità, alla gestione dell’acqua, alla tutela degli ecosistemi, all’agricoltura sostenibile e ai cambiamenti climatici. Gli artisti sono invitati a confrontarsi con il paesaggio e con le sue fragilità, realizzando progetti che rispettino l’ambiente circostante. Il festival non propone semplicemente opere da osservare, ma esperienze capaci di stimolare una nuova consapevolezza ecologica. Il visitatore è chiamato a rallentare, osservare e interrogarsi sul futuro del rapporto tra uomo e natura.
Un modello culturale che guarda alla sostenibilità
Il successo del Festival degli Hortillonnages non si misura soltanto in termini artistici. La manifestazione rappresenta infatti un esempio di sviluppo sostenibile applicato alla cultura. Fin dalla sua nascita, il progetto ha integrato aspetti sociali, ambientali ed economici. Il festival è stato tra i primi in Francia ad accogliere volontari del Servizio Civico e ha sviluppato programmi di inserimento professionale per persone in situazione di fragilità economica. Le attività legate alla manutenzione dei giardini e all’accompagnamento degli artisti diventano così occasioni di formazione e reintegrazione sociale, confermando una visione della cultura come strumento di inclusione.
L’edizione 2026: una nuova stagione di creatività
Quest’anno la manifestazione è alla sua diciassettesima edizione, che si tiene dal 22 maggio all’11 ottobre 2026. Per questa nuova stagione sono arrivate ben 218 candidature provenienti da 22 Paesi, a testimonianza della crescente notorietà internazionale dell’evento. Tra i numerosi progetti presentati sono state selezionate dodici nuove creazioni che si aggiungono alle installazioni già presenti nel sito, in un sistema di “esposizione” in cui le anziane installazioni cedono il posto alle più recenti. L’edizione 2026 propone complessivamente quarantanove opere distribuite tra isolotti e rive degli Hortillonnages, trasformando l’intero paesaggio in un grande arcipelago artistico da esplorare con lentezza e curiosità.
Dodici nuove opere per guardare il paesaggio con occhi diversi
Le nuove creazioni comprendono sei giardini paesaggistici, cinque installazioni artistiche e un progetto realizzato in collaborazione con la Facoltà di Arti dell’Università della Piccardia Jules Verne di Amiens. Ogni opera interpreta il territorio secondo sensibilità differenti. Tra le proposte figurano strutture in legno che sembrano emergere dalla vegetazione, rive trasformate in organismi viventi, pietre dai riflessi ramati, bolle di vetro che catturano la luce e installazioni che evocano la memoria degli alberi e delle attività umane. Ogni intervento invita il pubblico a osservare il paesaggio da una prospettiva nuova, stimolando immaginazione e riflessione.
Tra memoria e materia: le nuove visioni degli Hortillonnages
Dopo aver visitato il Festival, segnaliamo un poker di lavori. Hortillonne di Apolline Ducrocq, una scultura che nasce da ricerche d’archivio sul “mercato sull’acqua” di Amiens e sulle immagini storiche dei cesti utilizzati dalle hortillonne. L’opera traduce quei gesti di lavoro femminile e di trasporto in forme in metallo e cemento, evocando memoria, resistenza e continuità del paesaggio. Le palais des oiseaux dell’Atelier Poem, composto da Roman Joliy, Alice Cecchini e Alessandro Fini, un’architettura aperta e viva in legno, ispirata ai colombari storici, dove le strutture diventano nicchie e passaggi per uccelli e insetti, integrandosi alla vegetazione. Da una constatazione semplice, quanto stupefacente, nasce Le statuaire di Cécile Beau: l’assenza di sassi negli Hortillonnages. L’artista per compensare questa mancanza crea delle “statue minerali” attraverso lastre di rame martellato e ossidato, dando vita a un paesaggio scultoreo dai riflessi cangianti che ridefinisce il rapporto tra materia e percezione. Infine, Sea Above, Sky Below di Tanja Smeets costruisce attraverso oggetti di recupero un ecosistema artificiale fatto di materiali quotidiani che si ramificano come organismi viventi, generando un ambiente immersivo sospeso tra naturale e artificiale, dove il paesaggio sembra continuamente in mutazione.
Un percorso artistico che non invade la natura
Una delle caratteristiche più affascinanti della manifestazione è la capacità delle opere di inserirsi nel contesto senza dominarlo. Le installazioni non cercano di imporsi come elementi estranei ma diventano parte integrante del paesaggio. Talvolta si confondono con la vegetazione, altre volte dialogano con l’acqua o con la luce, modificando la percezione degli spazi. Questo approccio distingue il Festival degli Hortillonnages da molte altre manifestazioni artistiche contemporanee. L’obiettivo non è spettacolarizzare la natura, ma valorizzarla attraverso uno sguardo creativo che ne evidenzi la bellezza e al tempo stesso la vulnerabilità.
Due itinerari per vivere il festival
L’esperienza del festival si sviluppa attraverso due itinerari distinti e complementari. Il primo è il percorso in barca a motore, a pagamento, che permette di navigare autonomamente tra gli isolotti per circa due ore e mezza. La flotta in plastica è stata negli ultimi anni sostituita da una in legno, che permette anche un più facile approdo e sbarco sui diversi ponti d’attracco. Partendo dal Port à Fumier di Camon, i visitatori possono approdare da un’isola all’altra e scoprire le opere seguendo il proprio ritmo. L’assenza di rumore e la lentezza della navigazione favoriscono una relazione intima con il paesaggio, trasformando la visita in un’esperienza contemplativa e immersiva.
Passeggiare tra arte e paesaggio
Accanto all’itinerario sull’acqua, il festival propone un secondo percorso completamente gratuito e accessibile a piedi. L’Île aux Fagots e l’Île Robinson ospitano una selezione di opere facilmente raggiungibili dal centro cittadino. In circa un’ora di cammino i visitatori possono attraversare ambienti naturali di grande fascino e scoprire installazioni concepite appositamente per il contesto terrestre. Questo percorso rende il festival accessibile a un pubblico molto ampio, favorendo una fruizione spontanea e inclusiva della proposta culturale.
Un’offerta culturale innovativa e multidisciplinare
Il Festival degli Hortillonnages rappresenta un modello culturale innovativo perché unisce discipline diverse all’interno di un unico progetto. Arte contemporanea, architettura del paesaggio, design ambientale, educazione ecologica e valorizzazione territoriale convivono in una proposta capace di coinvolgere pubblici differenti. Gli appassionati d’arte possono confrontarsi con installazioni sperimentali, mentre gli amanti della natura trovano un’occasione privilegiata per esplorare un ecosistema straordinario. A ciò si aggiungono visite guidate, attività educative e momenti di mediazione culturale che arricchiscono ulteriormente l’esperienza.
Un motore per il turismo e l’economia locale
Negli anni il festival è diventato anche un importante strumento di sviluppo economico per il territorio. Dal 2010 a oggi sono stati realizzati oltre 234 giardini e installazioni artistiche e più di 680.000 visitatori hanno partecipato all’evento. Attraverso una formula originale, Amiens ha saputo trasformare un patrimonio naturale unico in un laboratorio permanente di creatività e innovazione. L’edizione 2026 conferma questa vocazione, offrendo un’esperienza immersiva che invita a riflettere sul paesaggio, sulla biodiversità e sul ruolo dell’arte nella società contemporanea, creando un modello di dialogo tra cultura e natura capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Crediti immagini
1 Reception visitatori © Cristina Biordi
2 Le palais des oiseaux, Atelier POEM ©yannmonel-
3 Sea Above, Sky Below, Tanja Smeets ©Tanja Smeets
4 Le statuaire, Cécile Beau © Cristina Biordi
5 Hortillonne, Apolline Ducrocq © Cristina Biordi
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Festival degli Hortillonnages 2026: ad Amiens l’arte incontra la natura
Tempo stimato per la lettura: 26 minuti
C’è una manifestazione in Francia, che dal 2010, unisce arte e natura: è il Festival Internazionale dei Giardini ad Amiens. Capoluogo storico della Piccardia e importante centro culturale dell’Alta Francia – a poco più di un’ora in treno da Parigi – Amiens è conosciuta soprattutto per la sua magnifica cattedrale gotica, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Accanto ai monumenti più celebri, la città custodisce un tesoro naturale unico in Europa: gli Hortillonnages. Questo straordinario paesaggio di canali, orti e isolotti rappresenta da secoli un elemento fondamentale dell’identità locale. Oggi, grazie al Festival Internazionale dei Giardini, questo ambiente diventa ogni anno il palcoscenico di una delle più originali manifestazioni artistiche francesi, capace di coniugare arte contemporanea, paesaggio, sostenibilità e turismo culturale.
Gli Hortillonnages: un arcipelago verde nel cuore della città
Gli Hortillonnages sono un vasto sistema di paludi coltivate che si estende per oltre 393 ettari alle porte di Amiens. Modellati dall’uomo fin dal Medioevo, questi terreni sono costituiti da centinaia di piccoli isolotti separati da una fitta rete di canali navigabili. Il loro nome deriva dagli “hortillons”, gli orticoltori che per secoli hanno coltivato ortaggi trasportandoli in città a bordo di imbarcazioni tradizionali. Oggi questo paesaggio rappresenta un ecosistema fragile e prezioso, dove convivono biodiversità, memoria storica e attività agricole diventando un simbolo della capacità di armonizzare presenza umana e natura.
Un patrimonio naturale trasformato in laboratorio creativo
Negli ultimi anni gli Hortillonnages hanno assunto una nuova funzione culturale grazie a un progetto che ha saputo valorizzarne le caratteristiche senza alterarne l’equilibrio ambientale. Lontano dall’idea di museo a cielo aperto tradizionale, il sito si è trasformato in un laboratorio creativo dove artisti, architetti e paesaggisti sono invitati a dialogare con il territorio. Le opere non vengono imposte al paesaggio ma si integrano con esso, interpretandone forme, colori e fragilità. Il risultato è un’esperienza immersiva in cui arte contemporanea e ambiente naturale si fondono in modo armonioso, offrendo ai visitatori nuove prospettive sul rapporto tra uomo e natura.
La nascita del Festival e l’intuizione di Gilbert Fillinger
Il Festival Internazionale dei Giardini nasce nel 2010 da un’idea di Gilbert Fillinger fervente sostenitore della cultura come strumento di valorizzazione territoriale, che ha immaginato un evento capace di mettere in dialogo creazione contemporanea e patrimonio naturale. Un’intuizione vincente che è diventata, edizione dopo edizione, una manifestazione che ha contribuito in modo decisivo alla riscoperta degli Hortillonnages e che attira visitatori, professionisti del paesaggio e artisti provenienti da tutto il mondo.
Una filosofia basata sul dialogo tra arte, ambiente e società
Alla base del festival vi è una filosofia precisa: utilizzare l’arte come strumento di riflessione sui grandi temi contemporanei. Ogni anno le opere selezionate affrontano questioni legate alla biodiversità, alla gestione dell’acqua, alla tutela degli ecosistemi, all’agricoltura sostenibile e ai cambiamenti climatici. Gli artisti sono invitati a confrontarsi con il paesaggio e con le sue fragilità, realizzando progetti che rispettino l’ambiente circostante. Il festival non propone semplicemente opere da osservare, ma esperienze capaci di stimolare una nuova consapevolezza ecologica. Il visitatore è chiamato a rallentare, osservare e interrogarsi sul futuro del rapporto tra uomo e natura.
Un modello culturale che guarda alla sostenibilità
Il successo del Festival degli Hortillonnages non si misura soltanto in termini artistici. La manifestazione rappresenta infatti un esempio di sviluppo sostenibile applicato alla cultura. Fin dalla sua nascita, il progetto ha integrato aspetti sociali, ambientali ed economici. Il festival è stato tra i primi in Francia ad accogliere volontari del Servizio Civico e ha sviluppato programmi di inserimento professionale per persone in situazione di fragilità economica. Le attività legate alla manutenzione dei giardini e all’accompagnamento degli artisti diventano così occasioni di formazione e reintegrazione sociale, confermando una visione della cultura come strumento di inclusione.
L’edizione 2026: una nuova stagione di creatività
Quest’anno la manifestazione è alla sua diciassettesima edizione, che si tiene dal 22 maggio all’11 ottobre 2026. Per questa nuova stagione sono arrivate ben 218 candidature provenienti da 22 Paesi, a testimonianza della crescente notorietà internazionale dell’evento. Tra i numerosi progetti presentati sono state selezionate dodici nuove creazioni che si aggiungono alle installazioni già presenti nel sito, in un sistema di “esposizione” in cui le anziane installazioni cedono il posto alle più recenti. L’edizione 2026 propone complessivamente quarantanove opere distribuite tra isolotti e rive degli Hortillonnages, trasformando l’intero paesaggio in un grande arcipelago artistico da esplorare con lentezza e curiosità.
Dodici nuove opere per guardare il paesaggio con occhi diversi
Le nuove creazioni comprendono sei giardini paesaggistici, cinque installazioni artistiche e un progetto realizzato in collaborazione con la Facoltà di Arti dell’Università della Piccardia Jules Verne di Amiens. Ogni opera interpreta il territorio secondo sensibilità differenti. Tra le proposte figurano strutture in legno che sembrano emergere dalla vegetazione, rive trasformate in organismi viventi, pietre dai riflessi ramati, bolle di vetro che catturano la luce e installazioni che evocano la memoria degli alberi e delle attività umane. Ogni intervento invita il pubblico a osservare il paesaggio da una prospettiva nuova, stimolando immaginazione e riflessione.
Tra memoria e materia: le nuove visioni degli Hortillonnages
Dopo aver visitato il Festival, segnaliamo un poker di lavori. Hortillonne di Apolline Ducrocq, una scultura che nasce da ricerche d’archivio sul “mercato sull’acqua” di Amiens e sulle immagini storiche dei cesti utilizzati dalle hortillonne. L’opera traduce quei gesti di lavoro femminile e di trasporto in forme in metallo e cemento, evocando memoria, resistenza e continuità del paesaggio. Le palais des oiseaux dell’Atelier Poem, composto da Roman Joliy, Alice Cecchini e Alessandro Fini, un’architettura aperta e viva in legno, ispirata ai colombari storici, dove le strutture diventano nicchie e passaggi per uccelli e insetti, integrandosi alla vegetazione. Da una constatazione semplice, quanto stupefacente, nasce Le statuaire di Cécile Beau: l’assenza di sassi negli Hortillonnages. L’artista per compensare questa mancanza crea delle “statue minerali” attraverso lastre di rame martellato e ossidato, dando vita a un paesaggio scultoreo dai riflessi cangianti che ridefinisce il rapporto tra materia e percezione. Infine, Sea Above, Sky Below di Tanja Smeets costruisce attraverso oggetti di recupero un ecosistema artificiale fatto di materiali quotidiani che si ramificano come organismi viventi, generando un ambiente immersivo sospeso tra naturale e artificiale, dove il paesaggio sembra continuamente in mutazione.
Un percorso artistico che non invade la natura
Una delle caratteristiche più affascinanti della manifestazione è la capacità delle opere di inserirsi nel contesto senza dominarlo. Le installazioni non cercano di imporsi come elementi estranei ma diventano parte integrante del paesaggio. Talvolta si confondono con la vegetazione, altre volte dialogano con l’acqua o con la luce, modificando la percezione degli spazi. Questo approccio distingue il Festival degli Hortillonnages da molte altre manifestazioni artistiche contemporanee. L’obiettivo non è spettacolarizzare la natura, ma valorizzarla attraverso uno sguardo creativo che ne evidenzi la bellezza e al tempo stesso la vulnerabilità.
Due itinerari per vivere il festival
L’esperienza del festival si sviluppa attraverso due itinerari distinti e complementari. Il primo è il percorso in barca a motore, a pagamento, che permette di navigare autonomamente tra gli isolotti per circa due ore e mezza. La flotta in plastica è stata negli ultimi anni sostituita da una in legno, che permette anche un più facile approdo e sbarco sui diversi ponti d’attracco. Partendo dal Port à Fumier di Camon, i visitatori possono approdare da un’isola all’altra e scoprire le opere seguendo il proprio ritmo. L’assenza di rumore e la lentezza della navigazione favoriscono una relazione intima con il paesaggio, trasformando la visita in un’esperienza contemplativa e immersiva.
Passeggiare tra arte e paesaggio
Accanto all’itinerario sull’acqua, il festival propone un secondo percorso completamente gratuito e accessibile a piedi. L’Île aux Fagots e l’Île Robinson ospitano una selezione di opere facilmente raggiungibili dal centro cittadino. In circa un’ora di cammino i visitatori possono attraversare ambienti naturali di grande fascino e scoprire installazioni concepite appositamente per il contesto terrestre. Questo percorso rende il festival accessibile a un pubblico molto ampio, favorendo una fruizione spontanea e inclusiva della proposta culturale.
Un’offerta culturale innovativa e multidisciplinare
Il Festival degli Hortillonnages rappresenta un modello culturale innovativo perché unisce discipline diverse all’interno di un unico progetto. Arte contemporanea, architettura del paesaggio, design ambientale, educazione ecologica e valorizzazione territoriale convivono in una proposta capace di coinvolgere pubblici differenti. Gli appassionati d’arte possono confrontarsi con installazioni sperimentali, mentre gli amanti della natura trovano un’occasione privilegiata per esplorare un ecosistema straordinario. A ciò si aggiungono visite guidate, attività educative e momenti di mediazione culturale che arricchiscono ulteriormente l’esperienza.
Un motore per il turismo e l’economia locale
Negli anni il festival è diventato anche un importante strumento di sviluppo economico per il territorio. Dal 2010 a oggi sono stati realizzati oltre 234 giardini e installazioni artistiche e più di 680.000 visitatori hanno partecipato all’evento. Attraverso una formula originale, Amiens ha saputo trasformare un patrimonio naturale unico in un laboratorio permanente di creatività e innovazione. L’edizione 2026 conferma questa vocazione, offrendo un’esperienza immersiva che invita a riflettere sul paesaggio, sulla biodiversità e sul ruolo dell’arte nella società contemporanea, creando un modello di dialogo tra cultura e natura capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Crediti immagini
1 Reception visitatori © Cristina Biordi
2 Le palais des oiseaux, Atelier POEM ©yannmonel-
3 Sea Above, Sky Below, Tanja Smeets ©Tanja Smeets
4 Le statuaire, Cécile Beau © Cristina Biordi
5 Hortillonne, Apolline Ducrocq © Cristina Biordi








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