Paris Globe 2026: la scena internazionale attraversa Parigi

Tempo stimato per la lettura: 5,5 minuti
Dal 27 maggio al 4 giugno 2026, Parigi ha ospitato la seconda edizione di Paris Globe, festival artistico internazionale dedicato alle nuove forme della scena contemporanea. Il programma ha riunito otto teatri parigini e presentato nove creazioni internazionali tra teatro, danza e performance. Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale di Paris Globe.
Il progetto è promosso dal Théâtre Paris-Villette, che ne assicura il portage, in collaborazione con Théâtre 13, Théâtre Silvia Monfort, Théâtre de la Bastille, Théâtre 14, Les Plateaux Sauvages, Carreau du Temple e Maison des Métallos. La Ville de Paris ha sostenuto l’edizione 2026 con un contributo specifico destinato all’organizzazione del festival.
Una direzione artistica collegiale
Paris Globe nasce da una direzione artistica collegiale, una scelta che riflette la natura stessa del progetto: mettere in comune le competenze e le reti di diversi luoghi della scena parigina per costruire una piattaforma internazionale.
Per l’edizione 2026, la programmazione ha riunito artisti provenienti da realtà e contesti molto diversi, da Atene a Zurigo, da Gaza a L’Avana, da Lisbona a Narva, fino a Roma, San Paolo e Città del Messico. Il festival non si presenta dunque come una semplice rassegna di spettacoli stranieri, ma come uno spazio di circolazione di linguaggi, esperienze e punti di vista.
Otto palcoscenici per un unico itinerario
Una delle caratteristiche più originali di Paris Globe è la sua struttura diffusa. Non esiste infatti un unico luogo del festival: il pubblico è invitato a muoversi attraverso diversi quartieri della capitale, trasformando Parigi in una sorta di grande palcoscenico internazionale.
Gli otto luoghi coinvolti sono il Théâtre Paris-Villette, Théâtre 13, Théâtre Silvia Monfort, Théâtre de la Bastille, Théâtre 14, Les Plateaux Sauvages, Carreau du Temple e Maison des Métallos. La collaborazione tra queste istituzioni consente di accogliere opere differenti per linguaggio, provenienza e formato, mantenendo però un’identità comune.
Un programma che guarda alle fratture del presente
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è un’attenzione particolarmente forte verso il presente. Le opere affrontano guerre, esilio, trasformazioni politiche, identità, corpi, memoria e desiderio, senza rinunciare alla dimensione poetica e all’immaginazione.
Il festival punta così su artisti che utilizzano la scena come luogo di testimonianza e di resistenza, ma anche come spazio per mettere in discussione le convenzioni. Teatro, danza e performance diventano strumenti attraverso cui osservare un mondo attraversato da conflitti e trasformazioni.
«Le Sacre du printemps»: Stravinskij visto attraverso il corpo
Tra gli appuntamenti più significativi figura Le Sacre du printemps della compagnia italiana Dewey Dell, presentato al Théâtre Silvia Monfort dal 28 al 30 maggio. La coreografia è firmata da Teodora Castellucci, con Agata Castellucci, mentre la direzione artistica è di Agata Castellucci, Teodora Castellucci e Vito Matera.
La compagnia rilegge il celebre balletto di Igor Stravinskij attraverso una combinazione di danza, arti visive, immagini della storia dell’arte e riferimenti al comportamento animale. Il rito del sacrificio viene trasformato in un universo di metamorfosi, nel quale vita e morte, energia primitiva e dimensione rituale convivono sulla scena.
Il corpo come territorio politico
Un altro nucleo importante della programmazione riguarda il corpo e le sue rappresentazioni. Al Théâtre de la Bastille, il 3 e 4 giugno, Diana Niepce ha presentato Enfreakment, performance che mette in discussione la tradizione del freak show e il modo in cui i corpi non conformi vengono osservati, spettacolarizzati e giudicati.
L’artista portoghese utilizza il proprio corpo come strumento di ricerca politica e artistica, interrogando il rapporto tra visibilità, disabilità e sguardo del pubblico. La performance diventa così una critica radicale ai meccanismi sociali che trasformano la differenza in spettacolo.
Dall’orientalismo alla riscrittura dello sguardo
Alla Maison des Métallos, il 3 e 4 giugno, Soraya Leila Emery ha portato in scena Coming Soon, una performance dedicata al desiderio, al piacere e alla rappresentazione del corpo femminile. L’artista parte dalla figura dell’odalisca della Grande Odalisque di Ingres per mettere in discussione gli stereotipi orientalisti e il modo in cui il corpo femminile è stato costruito per lo sguardo occidentale.
Il lavoro utilizza ironia, danza e trasformazione delle immagini per passare dall’oggetto rappresentato al soggetto che prende possesso della propria rappresentazione. In questo senso, Coming Soon sintetizza bene uno degli obiettivi del festival: utilizzare la creazione contemporanea per mettere in crisi immagini e categorie consolidate.
Un festival nato dall’eredità di Parigi 2024
Paris Globe è nato nel 2024 nell’ambito dell’Olympiade Culturelle di Parigi. La prima edizione aveva coinvolto sette teatri, presentando 12 spettacoli e 26 rappresentazioni provenienti da dieci Paesi, con 2.258 spettatori. Il successo del progetto ha portato la direzione artistica a proporre una trasformazione in appuntamento biennale, mantenendo l’eredità culturale di Parigi 2024.
La seconda edizione ha quindi consolidato il progetto e ampliato la rete dei partner con l’ingresso della Maison des Métallos, portando a otto il numero dei teatri coinvolti. La struttura biennale permette a Paris Globe di costruire nel tempo una vera piattaforma per la circolazione internazionale dello spettacolo dal vivo.
L’obiettivo: fare di Parigi un crocevia della scena contemporanea
L’ambizione di Paris Globe è soprattutto quella di portare a Parigi opere internazionali difficilmente visibili nei normali circuiti della capitale e creare un confronto diretto tra artisti, istituzioni e pubblico. Il festival guarda in particolare alle scene emergenti e alle forme artistiche capaci di interrogare il presente.
La dimensione internazionale non è quindi soltanto geografica. È soprattutto un modo per mettere in relazione esperienze differenti e far circolare idee, linguaggi e immaginari. Le otto sale diventano un unico circuito nel quale attraversare mondi diversi senza lasciare Parigi.
Un appuntamento destinato a crescere
Con la seconda edizione del 2026, Paris Globe ha confermato la propria vocazione: costruire un festival internazionale, multidisciplinare e politico, capace di mettere in dialogo le scene contemporanee di Paesi e culture differenti.
Il suo interesse risiede proprio nella capacità di trasformare la città in un punto d’incontro. Dal teatro alla danza, dalla performance alla ricerca sul corpo, le opere presentate durante i nove giorni del festival hanno composto un ritratto frammentato ma intenso del presente. Un progetto che, attraverso la collaborazione tra otto istituzioni culturali, punta a fare di Parigi non soltanto un luogo di rappresentazione, ma un vero crocevia internazionale della creazione contemporanea.
condividi su
Il tuo sito web è accessibile?
SCOPRILO CON IL TEST GRATUITO
I tools AccessiWeb sono inclusi nella Web Accessibility Evaluation Tools List
del W3C Web Accessibility Initiative (WAI) - Italia. W3C Disclaimer
Tool descriptions, search criteria, and other information in this database is provided by tool developers, vendors, or others.
The information can change at any time.
Paris Globe 2026: la scena internazionale attraversa Parigi
Tempo stimato per la lettura: 17 minuti
Dal 27 maggio al 4 giugno 2026, Parigi ha ospitato la seconda edizione di Paris Globe, festival artistico internazionale dedicato alle nuove forme della scena contemporanea. Il programma ha riunito otto teatri parigini e presentato nove creazioni internazionali tra teatro, danza e performance. Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale di Paris Globe.
Il progetto è promosso dal Théâtre Paris-Villette, che ne assicura il portage, in collaborazione con Théâtre 13, Théâtre Silvia Monfort, Théâtre de la Bastille, Théâtre 14, Les Plateaux Sauvages, Carreau du Temple e Maison des Métallos. La Ville de Paris ha sostenuto l’edizione 2026 con un contributo specifico destinato all’organizzazione del festival.
Una direzione artistica collegiale
Paris Globe nasce da una direzione artistica collegiale, una scelta che riflette la natura stessa del progetto: mettere in comune le competenze e le reti di diversi luoghi della scena parigina per costruire una piattaforma internazionale.
Per l’edizione 2026, la programmazione ha riunito artisti provenienti da realtà e contesti molto diversi, da Atene a Zurigo, da Gaza a L’Avana, da Lisbona a Narva, fino a Roma, San Paolo e Città del Messico. Il festival non si presenta dunque come una semplice rassegna di spettacoli stranieri, ma come uno spazio di circolazione di linguaggi, esperienze e punti di vista.
Otto palcoscenici per un unico itinerario
Una delle caratteristiche più originali di Paris Globe è la sua struttura diffusa. Non esiste infatti un unico luogo del festival: il pubblico è invitato a muoversi attraverso diversi quartieri della capitale, trasformando Parigi in una sorta di grande palcoscenico internazionale.
Gli otto luoghi coinvolti sono il Théâtre Paris-Villette, Théâtre 13, Théâtre Silvia Monfort, Théâtre de la Bastille, Théâtre 14, Les Plateaux Sauvages, Carreau du Temple e Maison des Métallos. La collaborazione tra queste istituzioni consente di accogliere opere differenti per linguaggio, provenienza e formato, mantenendo però un’identità comune.
Un programma che guarda alle fratture del presente
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è un’attenzione particolarmente forte verso il presente. Le opere affrontano guerre, esilio, trasformazioni politiche, identità, corpi, memoria e desiderio, senza rinunciare alla dimensione poetica e all’immaginazione.
Il festival punta così su artisti che utilizzano la scena come luogo di testimonianza e di resistenza, ma anche come spazio per mettere in discussione le convenzioni. Teatro, danza e performance diventano strumenti attraverso cui osservare un mondo attraversato da conflitti e trasformazioni.
«Le Sacre du printemps»: Stravinskij visto attraverso il corpo
Tra gli appuntamenti più significativi figura Le Sacre du printemps della compagnia italiana Dewey Dell, presentato al Théâtre Silvia Monfort dal 28 al 30 maggio. La coreografia è firmata da Teodora Castellucci, con Agata Castellucci, mentre la direzione artistica è di Agata Castellucci, Teodora Castellucci e Vito Matera.
La compagnia rilegge il celebre balletto di Igor Stravinskij attraverso una combinazione di danza, arti visive, immagini della storia dell’arte e riferimenti al comportamento animale. Il rito del sacrificio viene trasformato in un universo di metamorfosi, nel quale vita e morte, energia primitiva e dimensione rituale convivono sulla scena.
Il corpo come territorio politico
Un altro nucleo importante della programmazione riguarda il corpo e le sue rappresentazioni. Al Théâtre de la Bastille, il 3 e 4 giugno, Diana Niepce ha presentato Enfreakment, performance che mette in discussione la tradizione del freak show e il modo in cui i corpi non conformi vengono osservati, spettacolarizzati e giudicati.
L’artista portoghese utilizza il proprio corpo come strumento di ricerca politica e artistica, interrogando il rapporto tra visibilità, disabilità e sguardo del pubblico. La performance diventa così una critica radicale ai meccanismi sociali che trasformano la differenza in spettacolo.
Dall’orientalismo alla riscrittura dello sguardo
Alla Maison des Métallos, il 3 e 4 giugno, Soraya Leila Emery ha portato in scena Coming Soon, una performance dedicata al desiderio, al piacere e alla rappresentazione del corpo femminile. L’artista parte dalla figura dell’odalisca della Grande Odalisque di Ingres per mettere in discussione gli stereotipi orientalisti e il modo in cui il corpo femminile è stato costruito per lo sguardo occidentale.
Il lavoro utilizza ironia, danza e trasformazione delle immagini per passare dall’oggetto rappresentato al soggetto che prende possesso della propria rappresentazione. In questo senso, Coming Soon sintetizza bene uno degli obiettivi del festival: utilizzare la creazione contemporanea per mettere in crisi immagini e categorie consolidate.
Un festival nato dall’eredità di Parigi 2024
Paris Globe è nato nel 2024 nell’ambito dell’Olympiade Culturelle di Parigi. La prima edizione aveva coinvolto sette teatri, presentando 12 spettacoli e 26 rappresentazioni provenienti da dieci Paesi, con 2.258 spettatori. Il successo del progetto ha portato la direzione artistica a proporre una trasformazione in appuntamento biennale, mantenendo l’eredità culturale di Parigi 2024.
La seconda edizione ha quindi consolidato il progetto e ampliato la rete dei partner con l’ingresso della Maison des Métallos, portando a otto il numero dei teatri coinvolti. La struttura biennale permette a Paris Globe di costruire nel tempo una vera piattaforma per la circolazione internazionale dello spettacolo dal vivo.
L’obiettivo: fare di Parigi un crocevia della scena contemporanea
L’ambizione di Paris Globe è soprattutto quella di portare a Parigi opere internazionali difficilmente visibili nei normali circuiti della capitale e creare un confronto diretto tra artisti, istituzioni e pubblico. Il festival guarda in particolare alle scene emergenti e alle forme artistiche capaci di interrogare il presente.
La dimensione internazionale non è quindi soltanto geografica. È soprattutto un modo per mettere in relazione esperienze differenti e far circolare idee, linguaggi e immaginari. Le otto sale diventano un unico circuito nel quale attraversare mondi diversi senza lasciare Parigi.
Un appuntamento destinato a crescere
Con la seconda edizione del 2026, Paris Globe ha confermato la propria vocazione: costruire un festival internazionale, multidisciplinare e politico, capace di mettere in dialogo le scene contemporanee di Paesi e culture differenti.
Il suo interesse risiede proprio nella capacità di trasformare la città in un punto d’incontro. Dal teatro alla danza, dalla performance alla ricerca sul corpo, le opere presentate durante i nove giorni del festival hanno composto un ritratto frammentato ma intenso del presente. Un progetto che, attraverso la collaborazione tra otto istituzioni culturali, punta a fare di Parigi non soltanto un luogo di rappresentazione, ma un vero crocevia internazionale della creazione contemporanea.




seguici su