La moda del XVIII secolo al Palais Galliera: la mostra che riscrive il mito di Maria Antonietta

Tempo stimato per la lettura: 6,3 minuti
Il Settecento non appartiene ai libri di storia. Vive sulle passerelle, nei corsetti, nei volumi teatrali, nelle rose di seta, nei broccati, nelle silhouette che continuano a sedurre designer e creativi. Con La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé, il Palais Galliera – Musée de la Mode de Paris firma una delle mostre più ambiziose degli ultimi anni, esplorando il modo in cui la moda del secolo dei Lumi è stata reinterpretata, idealizzata e trasformata in un immaginario estetico ancora sorprendentemente contemporaneo.
Non si tratta di una semplice esposizione dedicata al costume storico. Dal 14 marzo al 12 luglio 2026, questa mostra al Palais Galliera diventa un’indagine sul potere della memoria, sul fascino della nostalgia e sulla capacità della moda di reinventare continuamente il passato, fino a renderlo più vivo della realtà.
Quando nasce il mito del XVIII secolo
La mostra parte da una domanda tanto semplice quanto affascinante: perché continuiamo a immaginare il Settecento attraverso immagini di grazia, opulenza e leggerezza? La risposta non si trova esclusivamente negli abiti originali del XVIII secolo, ma nel modo in cui le epoche successive li hanno raccontati. Il Palais Galliera dimostra come l’immagine che oggi associamo a Maria Antonietta, ai salotti di Versailles o alle feste galanti sia il risultato di una lunga costruzione culturale.
Il XIX secolo, attraversato da rivoluzioni politiche e profonde trasformazioni sociali, guardò infatti all’ancien régime con una nostalgia selettiva. Della Francia di Luigi XV e Maria Antonietta non conservò il rigore della corte né le contraddizioni della monarchia, ma un ideale di raffinatezza assoluta fatto di sete fiorite, paniers monumentali, pizzi impalpabili e acconciature spettacolari. Fu allora che il Settecento smise di essere un’epoca storica per diventare un sogno.
La rivoluzione dell’eleganza femminile
Il percorso espositivo ricostruisce innanzitutto la straordinaria evoluzione della moda femminile tra il 1700 e il 1792, anni che modificarono radicalmente il modo di concepire il corpo e l’apparenza. Nel corso di pochi decenni le silhouette cambiano profondamente. Le rigide geometrie del tardo Seicento lasciano spazio a un corpo sempre più slanciato, naturale e dinamico. Le stoffe alleggeriscono i loro decori, i colori diventano più delicati, mentre la ricchezza non si misura più esclusivamente nella tessitura, ma nell’arte dell’ornamento.
È il momento in cui nascono nuove professioni e nuovi protagonisti della moda. Le marchandes de modes, riconosciute ufficialmente come corporazione nel 1776, trasformano il mestiere della decorazione in una vera forma di creazione. Nastri, passamanerie, pizzi, fiori artificiali, cuffie e accessori diventano elementi essenziali dello stile femminile, mentre la figura del parrucchiere conquista una notorietà senza precedenti grazie alla stampa e alla crescente cultura della moda.
Il corsetto di Maria Antonietta: il pezzo più atteso della mostra
Tra i capolavori esposti, uno attira inevitabilmente l’attenzione del pubblico. Il corsetto attribuito alla regina Maria Antonietta, conservato nelle collezioni del Palais Galliera e presentato solo eccezionalmente per la sua estrema fragilità. Acquistato dal museo nel 1997 durante un’asta all’Hôtel Drouot di Parigi, il manufatto è legato alla figura della celebre marchande de modes Rose Bertin e ai registri contabili di Madame Eloffe, una delle fornitrici della sovrana.
Al di là della sua attribuzione storica, il corsetto racconta soprattutto la costruzione del mito di Maria Antonietta. Nel corso dell’Ottocento, complice anche la passione dell’imperatrice Eugenia, la regina diventa il simbolo di una femminilità idealizzata: elegante, raffinata, malinconica, distante dalla politica e vicina invece al gusto, alla grazia e alla vita idilliaca del Petit Trianon. Una figura storica che si trasforma progressivamente in icona della moda.
Dal Secondo Impero a Dior: tre secoli di reinterpretazioni
Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il continuo dialogo tra epoche diverse. Accanto agli abiti del XVIII secolo compaiono creazioni del XIX, XX e XXI secolo, dimostrando come il linguaggio estetico del Settecento sia stato continuamente riscritto. La silhouette ampia ritorna durante il Secondo Impero; le sopravvesti drappeggiate evocano le gonne retroussées del XVIII secolo; pizzi, ricami e passamanerie rivivono nelle creazioni fin de siècle, mentre la celebre robe de style degli anni Venti traduce il ricordo delle grandi gonne settecentesche nella modernità dell’Art Déco.
Dopo la Seconda guerra mondiale questa eredità assume un nuovo significato. La couture francese, impegnata a riaffermare la propria leadership internazionale, recupera il patrimonio tecnico e simbolico del XVIII secolo. La ricchezza delle sete, la perfezione dei ricami, la costruzione architettonica delle silhouette diventano strumenti attraverso cui riaffermare il primato dell’artigianato francese. In mostra dialogano così capolavori contemporanei firmati Chanel, Christian Dior, Givenchy, Christian Lacroix, Louis Vuitton, Vivienne Westwood e Dries Van Noten, dimostrando quanto il secolo dei Lumi continui ancora oggi a influenzare il linguaggio della moda.
Da Watteau al camp: quando il passato diventa cultura pop
Uno dei meriti dell’esposizione è quello di superare la semplice storia del costume. Il percorso racconta come il XVIII secolo sia diventato un codice visivo riconoscibile ben oltre il mondo della moda. Le tele di Watteau alimentano il gusto romantico ottocentesco; le illustrazioni di George Barbier fissano l’immagine della robe de style; il cinema, la fotografia, la pubblicità e le sfilate contribuiscono a trasformare Maria Antonietta in un’icona pop capace di attraversare generazioni.
L’ultima sezione della mostra amplia ulteriormente questa riflessione, mostrando come l’estetica settecentesca venga oggi reinterpretata attraverso sensibilità camp, queer e kitsch, in un continuo gioco di citazioni, ironia e libertà creativa. Le monumentali acconciature, i volumi esasperati, i colori pastello, i fiocchi e le rose non appartengono più soltanto alla storia della moda. Sono diventati un linguaggio contemporaneo.
Una scenografia che trasforma il visitatore in protagonista
Progettata dallo studio Helft & Pinta, la scenografia accompagna il visitatore in un percorso fatto di continue sorprese. Il celebre corsetto di Maria Antonietta occupa il centro del Salon d’Honneur, instaurando un dialogo visivo con una spettacolare robe à la française collocata all’inizio dell’esposizione. Nella sezione finale, dedicata alla moda contemporanea, il percorso cambia completamente registro.
Lo spazio si apre come una passerella: il visitatore attraversa la sala assumendo simbolicamente il ruolo del modello, mentre gli abiti sembrano sfilargli attorno. Un’inversione di prospettiva che sottolinea il messaggio dell’intera mostra: la modernità non cancella il passato, ma continua a riscriverlo.
Il Settecento continua a vestirci
Con oltre settanta silhouette, accessori, tessuti, fotografie, opere grafiche e documenti storici, La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé dimostra come la moda non sia mai una semplice successione di stili. È un continuo processo di memoria, citazione e reinvenzione.
Il Palais Galliera invita così a guardare oltre il fascino delle grandi gonne, dei corsetti e dei broccati. Dietro ogni fiocco, ogni rosa ricamata, ogni piega Watteau si nasconde una domanda ancora attuale: quanto del passato sopravvive davvero nei nostri abiti e quanto, invece, è il frutto dell’immaginazione collettiva? È proprio in questo spazio sospeso tra storia e fantasia che la mostra trova la sua forza. Perché il Settecento, più che un’epoca, continua a essere uno dei più straordinari laboratori creativi della moda contemporanea.
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La moda del XVIII secolo al Palais Galliera: la mostra che riscrive il mito di Maria Antonietta
Tempo stimato per la lettura: 19 minuti
Il Settecento non appartiene ai libri di storia. Vive sulle passerelle, nei corsetti, nei volumi teatrali, nelle rose di seta, nei broccati, nelle silhouette che continuano a sedurre designer e creativi. Con La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé, il Palais Galliera – Musée de la Mode de Paris firma una delle mostre più ambiziose degli ultimi anni, esplorando il modo in cui la moda del secolo dei Lumi è stata reinterpretata, idealizzata e trasformata in un immaginario estetico ancora sorprendentemente contemporaneo.
Non si tratta di una semplice esposizione dedicata al costume storico. Dal 14 marzo al 12 luglio 2026, questa mostra al Palais Galliera diventa un’indagine sul potere della memoria, sul fascino della nostalgia e sulla capacità della moda di reinventare continuamente il passato, fino a renderlo più vivo della realtà.
Quando nasce il mito del XVIII secolo
La mostra parte da una domanda tanto semplice quanto affascinante: perché continuiamo a immaginare il Settecento attraverso immagini di grazia, opulenza e leggerezza? La risposta non si trova esclusivamente negli abiti originali del XVIII secolo, ma nel modo in cui le epoche successive li hanno raccontati. Il Palais Galliera dimostra come l’immagine che oggi associamo a Maria Antonietta, ai salotti di Versailles o alle feste galanti sia il risultato di una lunga costruzione culturale.
Il XIX secolo, attraversato da rivoluzioni politiche e profonde trasformazioni sociali, guardò infatti all’ancien régime con una nostalgia selettiva. Della Francia di Luigi XV e Maria Antonietta non conservò il rigore della corte né le contraddizioni della monarchia, ma un ideale di raffinatezza assoluta fatto di sete fiorite, paniers monumentali, pizzi impalpabili e acconciature spettacolari. Fu allora che il Settecento smise di essere un’epoca storica per diventare un sogno.
La rivoluzione dell’eleganza femminile
Il percorso espositivo ricostruisce innanzitutto la straordinaria evoluzione della moda femminile tra il 1700 e il 1792, anni che modificarono radicalmente il modo di concepire il corpo e l’apparenza. Nel corso di pochi decenni le silhouette cambiano profondamente. Le rigide geometrie del tardo Seicento lasciano spazio a un corpo sempre più slanciato, naturale e dinamico. Le stoffe alleggeriscono i loro decori, i colori diventano più delicati, mentre la ricchezza non si misura più esclusivamente nella tessitura, ma nell’arte dell’ornamento.
È il momento in cui nascono nuove professioni e nuovi protagonisti della moda. Le marchandes de modes, riconosciute ufficialmente come corporazione nel 1776, trasformano il mestiere della decorazione in una vera forma di creazione. Nastri, passamanerie, pizzi, fiori artificiali, cuffie e accessori diventano elementi essenziali dello stile femminile, mentre la figura del parrucchiere conquista una notorietà senza precedenti grazie alla stampa e alla crescente cultura della moda.
Il corsetto di Maria Antonietta: il pezzo più atteso della mostra
Tra i capolavori esposti, uno attira inevitabilmente l’attenzione del pubblico. Il corsetto attribuito alla regina Maria Antonietta, conservato nelle collezioni del Palais Galliera e presentato solo eccezionalmente per la sua estrema fragilità. Acquistato dal museo nel 1997 durante un’asta all’Hôtel Drouot di Parigi, il manufatto è legato alla figura della celebre marchande de modes Rose Bertin e ai registri contabili di Madame Eloffe, una delle fornitrici della sovrana.
Al di là della sua attribuzione storica, il corsetto racconta soprattutto la costruzione del mito di Maria Antonietta. Nel corso dell’Ottocento, complice anche la passione dell’imperatrice Eugenia, la regina diventa il simbolo di una femminilità idealizzata: elegante, raffinata, malinconica, distante dalla politica e vicina invece al gusto, alla grazia e alla vita idilliaca del Petit Trianon. Una figura storica che si trasforma progressivamente in icona della moda.
Dal Secondo Impero a Dior: tre secoli di reinterpretazioni
Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il continuo dialogo tra epoche diverse. Accanto agli abiti del XVIII secolo compaiono creazioni del XIX, XX e XXI secolo, dimostrando come il linguaggio estetico del Settecento sia stato continuamente riscritto. La silhouette ampia ritorna durante il Secondo Impero; le sopravvesti drappeggiate evocano le gonne retroussées del XVIII secolo; pizzi, ricami e passamanerie rivivono nelle creazioni fin de siècle, mentre la celebre robe de style degli anni Venti traduce il ricordo delle grandi gonne settecentesche nella modernità dell’Art Déco.
Dopo la Seconda guerra mondiale questa eredità assume un nuovo significato. La couture francese, impegnata a riaffermare la propria leadership internazionale, recupera il patrimonio tecnico e simbolico del XVIII secolo. La ricchezza delle sete, la perfezione dei ricami, la costruzione architettonica delle silhouette diventano strumenti attraverso cui riaffermare il primato dell’artigianato francese. In mostra dialogano così capolavori contemporanei firmati Chanel, Christian Dior, Givenchy, Christian Lacroix, Louis Vuitton, Vivienne Westwood e Dries Van Noten, dimostrando quanto il secolo dei Lumi continui ancora oggi a influenzare il linguaggio della moda.
Da Watteau al camp: quando il passato diventa cultura pop
Uno dei meriti dell’esposizione è quello di superare la semplice storia del costume. Il percorso racconta come il XVIII secolo sia diventato un codice visivo riconoscibile ben oltre il mondo della moda. Le tele di Watteau alimentano il gusto romantico ottocentesco; le illustrazioni di George Barbier fissano l’immagine della robe de style; il cinema, la fotografia, la pubblicità e le sfilate contribuiscono a trasformare Maria Antonietta in un’icona pop capace di attraversare generazioni.
L’ultima sezione della mostra amplia ulteriormente questa riflessione, mostrando come l’estetica settecentesca venga oggi reinterpretata attraverso sensibilità camp, queer e kitsch, in un continuo gioco di citazioni, ironia e libertà creativa. Le monumentali acconciature, i volumi esasperati, i colori pastello, i fiocchi e le rose non appartengono più soltanto alla storia della moda. Sono diventati un linguaggio contemporaneo.
Una scenografia che trasforma il visitatore in protagonista
Progettata dallo studio Helft & Pinta, la scenografia accompagna il visitatore in un percorso fatto di continue sorprese. Il celebre corsetto di Maria Antonietta occupa il centro del Salon d’Honneur, instaurando un dialogo visivo con una spettacolare robe à la française collocata all’inizio dell’esposizione. Nella sezione finale, dedicata alla moda contemporanea, il percorso cambia completamente registro.
Lo spazio si apre come una passerella: il visitatore attraversa la sala assumendo simbolicamente il ruolo del modello, mentre gli abiti sembrano sfilargli attorno. Un’inversione di prospettiva che sottolinea il messaggio dell’intera mostra: la modernità non cancella il passato, ma continua a riscriverlo.
Il Settecento continua a vestirci
Con oltre settanta silhouette, accessori, tessuti, fotografie, opere grafiche e documenti storici, La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé dimostra come la moda non sia mai una semplice successione di stili. È un continuo processo di memoria, citazione e reinvenzione.
Il Palais Galliera invita così a guardare oltre il fascino delle grandi gonne, dei corsetti e dei broccati. Dietro ogni fiocco, ogni rosa ricamata, ogni piega Watteau si nasconde una domanda ancora attuale: quanto del passato sopravvive davvero nei nostri abiti e quanto, invece, è il frutto dell’immaginazione collettiva? È proprio in questo spazio sospeso tra storia e fantasia che la mostra trova la sua forza. Perché il Settecento, più che un’epoca, continua a essere uno dei più straordinari laboratori creativi della moda contemporanea.








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