Susana Pilar: l’arte come atto di resistenza e memoria, tra corpo, identità e storia

Tempo stimato per la lettura: 2,8 minuti
Dal 16 gennaio al 10 marzo 2026, GALLERIA CONTINUA / Paris Marais ospita per la prima volta nella sede del Marais la mostra personale Not Alone di Susana Pilar. Quattordici opere, tra cui otto nuove produzioni create appositamente, trasformano la galleria in un teatro di esperienze. Video, performance, pittura, disegno, fotografia, scultura e installazioni si intrecciano in un percorso che esplora genere, razza e eredità familiare. L’allestimento non è una semplice esposizione: è un viaggio attraverso storie personali che risuonano con secoli di migrazioni tra Africa, Americhe, Europa e Asia.
La luce come energia e potere personale
L’inaugurazione della mostra è segnata dalla performance Protect it at all costs, in cui una luce intensa diventa simbolo di pace interiore e rigenerazione. Questo gesto di cura ritorna in Autorretrato, un disegno che conserva l’impronta di un’azione effimera e afferma la presa di potere sull’identità. La stessa energia serena e radicata attraversa la video-opera Joy is power, in cui la cura quotidiana dei capelli afro diventa rituale di autoaffermamento. Pilar rivendica la bellezza e la dignità di gesti femminili spesso ridotti a stereotipi, trasformandoli in atti di potere.
La denuncia della violenza coloniale e del corpo femminile
Se Joy is power è un gesto di cura, Libre è una rottura violenta: una performance che rovescia l’immagine del corpo femminile nero come oggetto di desiderio e dominio. Citando El rapto de las mulatas di Carlos Enríquez, l’artista si libera da un cerchio di uomini bianchi con una violenza passiva che denuncia la storica mercificazione dei corpi. La forza del gesto sta nell’atto stesso di sottrarsi, di sottrarre il proprio corpo alla consumazione e di rivelare l’invisibile violenza strutturale che ancora oggi permea l’immaginario occidentale.
Il corpo come archivio di dolore e di resilienza
La serie Landscape è un tuffo nel corpo e nella memoria: due fotografie, disegni, un bassorilievo e due pitture che richiamano il parto dell’artista nei Paesi Bassi. La cicatrice diventa testimonianza dei pregiudizi medici e delle violenze subite dalle donne di colore. Pilar ricorda che il corpo femminile è segnato da secoli di soprusi, spesso ignorati. All colors, con i suoi quadrati di diverse tonalità di bruno, interroga la relazione tra colore della pelle e disuguaglianze sociali, suggerendo che il razzismo non sia un accidente ma uno strumento di potere.
Memorie diasporiche e eredità che resiste
Nel sottosuolo della galleria, Kont pa sÏ bato mon frèr pou sot la rivièr e Un chino llega a Matanzas… esplorano la storia coloniale e le migrazioni. La performance con proverbi creoli e specchio evoca i rapporti di potere e la dipendenza economica a La Réunion, mentre l’installazione di tessuti di seta e poesie richiama l’antenato cinese dell’artista. Not Alone, video realizzato con intelligenza artificiale, è una dichiarazione d’amore ai suoi antenati: donne che emergono dall’acqua per proteggerla, trasformando la memoria in forza collettiva. La mostra è un invito a non dimenticare, a riscrivere la storia e a riconoscere la dignità umana come atto di coraggio.
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Susana Pilar: l’arte come atto di resistenza e memoria, tra corpo, identità e storia
Tempo stimato per la lettura: 8 minuti
Dal 16 gennaio al 10 marzo 2026, GALLERIA CONTINUA / Paris Marais ospita per la prima volta nella sede del Marais la mostra personale Not Alone di Susana Pilar. Quattordici opere, tra cui otto nuove produzioni create appositamente, trasformano la galleria in un teatro di esperienze. Video, performance, pittura, disegno, fotografia, scultura e installazioni si intrecciano in un percorso che esplora genere, razza e eredità familiare. L’allestimento non è una semplice esposizione: è un viaggio attraverso storie personali che risuonano con secoli di migrazioni tra Africa, Americhe, Europa e Asia.
La luce come energia e potere personale
L’inaugurazione della mostra è segnata dalla performance Protect it at all costs, in cui una luce intensa diventa simbolo di pace interiore e rigenerazione. Questo gesto di cura ritorna in Autorretrato, un disegno che conserva l’impronta di un’azione effimera e afferma la presa di potere sull’identità. La stessa energia serena e radicata attraversa la video-opera Joy is power, in cui la cura quotidiana dei capelli afro diventa rituale di autoaffermamento. Pilar rivendica la bellezza e la dignità di gesti femminili spesso ridotti a stereotipi, trasformandoli in atti di potere.
La denuncia della violenza coloniale e del corpo femminile
Se Joy is power è un gesto di cura, Libre è una rottura violenta: una performance che rovescia l’immagine del corpo femminile nero come oggetto di desiderio e dominio. Citando El rapto de las mulatas di Carlos Enríquez, l’artista si libera da un cerchio di uomini bianchi con una violenza passiva che denuncia la storica mercificazione dei corpi. La forza del gesto sta nell’atto stesso di sottrarsi, di sottrarre il proprio corpo alla consumazione e di rivelare l’invisibile violenza strutturale che ancora oggi permea l’immaginario occidentale.
Il corpo come archivio di dolore e di resilienza
La serie Landscape è un tuffo nel corpo e nella memoria: due fotografie, disegni, un bassorilievo e due pitture che richiamano il parto dell’artista nei Paesi Bassi. La cicatrice diventa testimonianza dei pregiudizi medici e delle violenze subite dalle donne di colore. Pilar ricorda che il corpo femminile è segnato da secoli di soprusi, spesso ignorati. All colors, con i suoi quadrati di diverse tonalità di bruno, interroga la relazione tra colore della pelle e disuguaglianze sociali, suggerendo che il razzismo non sia un accidente ma uno strumento di potere.
Memorie diasporiche e eredità che resiste
Nel sottosuolo della galleria, Kont pa sÏ bato mon frèr pou sot la rivièr e Un chino llega a Matanzas… esplorano la storia coloniale e le migrazioni. La performance con proverbi creoli e specchio evoca i rapporti di potere e la dipendenza economica a La Réunion, mentre l’installazione di tessuti di seta e poesie richiama l’antenato cinese dell’artista. Not Alone, video realizzato con intelligenza artificiale, è una dichiarazione d’amore ai suoi antenati: donne che emergono dall’acqua per proteggerla, trasformando la memoria in forza collettiva. La mostra è un invito a non dimenticare, a riscrivere la storia e a riconoscere la dignità umana come atto di coraggio.










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