Interviste

Camilla Falsini e il progetto immersivo “LOVE”

Alessia
Scritto da Alessia

Camilla Falsini, una delle più famose artiste e street artist, attiva in Italia e all’estero, racconta il suo progetto LOVE su ViviCreativo.

LOVE è un progetto di arte, moda e illustrazione.

Il progetto di Camilla Falsini invade la città di Milano e arriva in metropolitana, sui poster in città, sui foulard e in Stazione Centrale. Una spettacolare serie di installazioni artistiche che partono dal centro di Milano e arrivano fino al miart e al Fidenza Village per tutta l’estate: è così che Camilla Falsini, una delle più importanti illustratrici italiane, ha scelto di celebrare l’amore.

Camilla Falsini è nata a Roma, dove vive e lavora come pittrice e illustratrice. Per anni ha lavorato principalmente come illustratrice realizzando libri per bambini e il suo lavoro è apparso su diverse riviste e pubblicità.
Linee rette e geometrie semplici caratterizzano le sue sculture e influenzano anche le pennellate e le forme pittoriche.
Ha partecipato a molte esposizioni collettive ed esposto il suo lavoro all’estero, come per esempio alla Fifty24MX Gallery in Messico, insieme ad artisti internazionali. Le ultime collettive alle quali ha partecipato sono Tracks al MACRO e Like a Virgin alla Sacripante Gallery di Roma.
Nell’autunno 2015 il suo lavoro è stato esposto in mostre personali, incluse le mostre presso la Galleria Mirada di Ravenna e la Grauen Gallery di Monza, per la quale ha inoltre realizzato due pareti dipinte per il progetto RECOVER. Ha partecipato ai festival di street art Subsidence, Pop Up! Ancona, ArtConventional a Roma, FRA a Civitanova Marche, Arte Inattesa a Gaeta e ha preso parte a MURo, Museo Urbano di Roma.

Camilla, ci racconti come è nata la tua idea di dare vita al progetto LOVE che coinvolge arte, moda, illustrazione, street art come una vera esperienza immersiva?
Il progetto LOVE nasce da una collaborazione tra miart e Fidenza Village, che insieme allo studio creativo Kreativhouse hanno pensato a me per dare vita ad una serie di immagini da far vivere sui supporti più disparati, da grandi superfici a capi d’abbigliamento.
Per me il primo passo è stato quello di riflettere su questo concetto, così semplice e complesso, per capire come affrontarlo e cosa volevo dire. Ho iniziato indagando il modo in cui l’essere umano si è rapportato all’amore attraverso secoli di storia e diverse culture. Questo concetto/sentimento è stato, come altri, quasi sempre impersonificato in figure di divinità. Ma la cosa davvero interessante è stato scoprire quanta ricchezza di accezioni e significati include. Davvero sembra che gli esseri umani abbiano colto le sfumature e la complessità riportandole poi in mille personaggi diversi, per includere l’amore passionale, quello più intellettuale per la scoperta, l’amore come desiderio, l’amore quasi animista per tutto ciò che ci circonda, per l’arte e la creazione, l’amore omosessuale e addirittura l’amore come forza distruttiva. Questa complessità è stato il mio punto di partenza.

Hai lavorato con il Fidenza Village in collaborazione con miart, dove attraverso un’invasione di colori, simboli e personaggi per oltre tre mesi verranno coinvolte le persone, trasformando e reinventando diversi spazi, da Milano all’Emilia, dalla metro di Milano alla Torre più alta di Fidenza Village. Cosa ci puoi dire di questa esperienza?
È stata un’esperienza in primo luogo molto coinvolgente ma anche divertente. In un certo senso collegata a tutta una parte del mio lavoro che vede in genere la luce su grandi superfici murarie. Ma l’approccio è stato diverso: la volontà non era creare un grande pezzo unico su muro, ma un’esperienza in cui le persone si sentissero “accolte” fisicamente nell’opera. Per questo sono nate installazioni come grandi scritte a cui poter fisicamente girare intorno, su cui potersi sedere e da poter toccare, ma anche una campagna di affissioni e grandi applicazioni coloratissime sulla Torre e su un muro interno a Fidenza Village. Sempre all’interno del villaggio, grandissime vetrofanie e allestimenti di tanti tipi diversi, tutti con i personaggi e le texture create da me.

In che modo sei riuscita a coniugare un concetto come quello dell’amore, interpretandolo attraverso le varie tecniche e discipline?
Lavorando appunto sulla creazione di 3 personaggi, molto iconici. Tre divinità mie, ispirate a tre tipologie di amore. In queste tre figure ho voluto inserire alcuni simboli, a volte creati da me, altre ispirati alle rappresentazioni meravigliose che avevo scoperto attraverso la ricerca iconografica di cui parlavo all’inizio.
Il primo, forse quello più femminile (non so perché, ma per me è una donna), è legato al concetto di amore per il cosmo, per il mistero, per la scoperta.
È infatti l’unico dei 3 con il volto parzialmente mascherato. Il secondo si richiama alle divinità belle e terribili (come bella e terribile è la natura) degli Aztechi, è l’amore per la natura, per il mondo vivente. Ma ha anche un piccolo richiamo ad una divinità cinese poco conosciuta, una sorta di protettore degli amori sfortunati e dell’amore omosessuale. Il richiamo visivo degli arcobaleni inseriti nel personaggio è un mio omaggio abbastanza chiaro ad una idea dell’amore che accoglie le differenze e che non riduce tutto ad una piccola equazione semplice, come oggi molti vorrebbero affermare. Infine, l’ultimo passaggio: l’amore per noi stessi, ovviamente inteso non come narcisismo, ma come accettazione e rispetto per ciò che siamo nel profondo. La nostra essenza va curata e nutrita e non soffocata.
Questi tre grandi e semplici personaggi li ho poi inseriti e rilavorati con elementi grafici per creare i 3 foulard di seta, e questa è stata per me la vera sfida perché non avevo mai lavorato davvero su capi di abbigliamento dovendo concepirli in toto.

Si avvertono i richiami dei grandi maestri, da Bruno Munari a Fortunato Depero a Sol LeWitt, fino a Robert Indiana, uno dei primi artisti pop. Quanto questi grandi artisti ti hanno ispirata e in che modo sei riuscita ad attualizzare il tuo lavoro?
Soprattutto i primi due sono per me molto importanti, ovviamente in maniera diversa, Depero a livello estetico mi ha sempre emozionato per la sua sintesi, per i volumi e per l’uso dei colori. Da Munari credo non possa prescindere nessuno che lavori con l’arte visiva, è stato uno di quei personaggi che hanno segnato il ‘900 in maniera profonda, con la sua visione del design, della creatività e con le sue opere meravigliose, ironiche. La sua attualità è anche nel non essersi precluso niente, ha sempre trovato il mezzo giusto per esprimere quello che aveva in mente: da libri (e quante varietà di libri) a sculture, vere e immaginarie, a fotografie, a oggetti di design. Era un genio.

Quale reazione vorresti suscitare nelle persone?
Curiosità e allegria. Spero anche un po’ di riflessione.

Che cos’è per te la creatività?
Quando penso alla creatività mi viene sempre in mente la frase di Munari sul fatto che a volte si confonde il “rifare” qualcosa che già esiste con il farlo creando dal nulla. È proprio lì la chiave e la risposta a cosa è la creatività.

Per questo progetto hai collaborato anche con Kreativehouse – studio creativo di consulenza strategica per la moda, l’arte e il settore del non profit che lavora con artisti italiani e internazionali – per la realizzazione di una capsule collection di foulard d’autore. Moda e arte in questo caso vanno a braccetto. È stata per te una esperienza positiva?
Sì certo, molto positiva. Non solo perché sono contenta se guardo a ciò che abbiamo creato, ma anche perché c’è stata una direzione creativa allo stesso utile preziosa e rispettosa del mio lavoro.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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