Interviste

Ivo Cotani, finalista Biennale MArteLive: “Non ho abbastanza parole per esprimermi, quindi disegno”

Alessia
Scritto da Alessia

Abbiamo intercettato i primi finalisti alla prossima Biennale MArteLive per farci raccontare di sé, delle loro aspirazioni e dei progetti per il futuro.
Ivo Cotani, classe ’91, è un artista visivo, insegnante di disegno e pittore di scenografie.
“La creatività? Avere coraggio. Sentirsi dei falliti. Mettersi in dubbio. Donarsi. E avere cura e grandi sentimenti verso i semi piantati. E fede nel mistero”

Raccontaci un po’ di te: quando hai cominciato a lavorare nel campo artistico, perché hai iniziato?
Non ho mai lavorato nel campo artistico. Ho iniziato da molto piccolo, piccolissimo direi appena nato se non ancora prima e non ho mai smesso. Mi piace di più la parola operare. È tutto iniziato da una grande scontentezza di fondo e rabbia. Un’incapacità comunicativa col mondo.
A me capitava spesso e tuttora di non “avere le parole” per esprimermi. Non avere abbastanza parole. La lingua è davvero carente di parole. Inoltre se “facevo l’artista” l’occhio sociale e morale era molto meno giudicante, puoi sempre passare come il matto del paese. “Tanto lui è strano…”
E poi odio avere capi. Avere orari stretti. Lavorare otto ore al giorno credo che sia una grave malattia sociale. Diceva Duchamp: “L’artista è solo una persona che non vuole alzarsi il mattino per andare a lavoro”. Infatti lui ha inventato il ready-made: minimo sforzo massima efficacia.

Cosa significa per te “avere creatività”?
La creatività è legata al fare, all’azione. Non credo sia qualcosa che si possa possedere. Si può fingere di non essere creativi, si può fingere di vivere una vita ordinaria.
Come sarebbe un gatto se fingesse di essere un cane? Buffo e goffo. E se poi ci credesse troppo e si identificasse sarebbe incazzato nero per il resto della vita. Così le persone che non si scoprono poeti. Basta accorgersi che ogni nostro sguardo è un quadro, ogni nostro pensiero il seme di una poesia non scritta e ogni nostra azione quella di un attore sul palcoscenico.
Poi bisogna avere coraggio. Sentirsi dei falliti. Mettersi in dubbio. Donarsi. E avere cura e grandi sentimenti verso i semi piantati. E fede nel mistero. Ho scritto la ricetta dell’artista perfetto. È protetta da copyright?

Come è stata l’esperienza con MArteLive?
Un’esperienza interessante e distopica. A parte che sono il primo artista al mondo ad avere fatto un’opera di “street-art” all’interno di una discoteca su un pannello in esposizione e meriterei il guinness dei primati per l’ossimoro.
Un insieme di persone ammassate nello stesso luogo per mettersi in mostra. Tanti giovani speranzosi divenuti ingranaggio di un meccanismo consumistico-virtuale più grande. Me compreso nel tentativo di essere anche granello di polvere per inceppare quella macchina.
Sembrava di stare nel centro commerciale del “mercato artistico”. Dove i clienti/pubblico dovevano scegliere fra i vari oggetti esposti e mettere un voto. Aveva il profumo della scuola pubblica, o meglio del social modaiolo. Quanti mi piace mi metterai? Quante stelline da una a cinque?
Fantasticando mi chiedo quale sarebbe stata la reazione del pubblico ad un Picasso, un Bacon o visto che è tornato di moda ad un Van Gogh.

Picasso voto : 2/5, bisogna ancora lavorare sulle proporzioni ma grande sicurezza e rapidità nel tratto. Un po’ superficiale, cambia troppo spesso idea.
Bacon : 1/5, è brutto e fa paura. Strappa troppe foto e le butta a terra. Poco ordinato. Mischia nei colori della robaccia.
Van Gogh: 4/5 carini i fiorellini e le stelline. Attenzione maniacale al dettaglio. Spreca troppo colore.

Il vincitore è.. rullo di tamburi…. Van Gogh! Van Gogh cosa ne pensi della tua esperienza al MArteLive?
Ehi Van Gogh… rispondi…
Non ci ha sentiti che è sordo da un’orecchio. E poi si sa è po’ stranuccio.

E la cosa ancora più interessante è che l’oggetto fisico (infatti i miei quadri dopo l’evento sono stati buttati, non avevo fatto in tempo a portali via) non ha più grande importanza e proporzionalmente neppure qualità e cura. Ciò che importa è la spettacolarizzazione, l’intrattenimento del pubblico/giudice, l’happening.
Siamo tutti performer pubblico incluso. Ma performer virtuali. Si agisce per mettersi nella rete e potenziare il proprio avatar virtuale. Come se i giochi di ruolo al pc si fossero rovesciati. È il mio personaggio su Facebook che muove Ivo in giro per il mondo ad agire per acquistare popolarità, skill e potere. Ora sto cercando dei trucchi sleali per vincere più facilmente. Come quando il tuo personaggio acquisiva vita infinita o super resistenza e potenza, carrarmati ecc. No scherzo. Quel periodo è passato. Ora cerco semplicità, autenticità e fama.

Sei tra i primi finalisti della prossima Biennale, quali sono le tue aspettative?
Divertirmi e rompere i coglioni. Se poi vincessi anche un premio, del denaro e dalla visibilità non sarebbe male! Gongolerei di gioia e farei un bel post su Facebook, anzi inizierei ad utilizzare Instagram. All’inizio credevo che si vincesse un’esposizione alla Biennale di Venezia, perciò ho partecipato. Mi ero fermato a Biennale. Ho partecipato anche perché non ho dovuto pagare e mi hanno chiamato al cellulare cinque giorni prima, mi sentivo un privilegiato. Poi chissà che non mi chiami una galleria importante estera. Non so tipo a New York o Pechino. Mi piacerebbe fare un viaggio. E vendere a prezzi alti. E fare l’artista fico.

Cosa farai domani – progetti per il futuro…
Domani forse mi alzerò il mattino presto, farò delle coccole nel letto con Alice che cercherà di trattenermi tra le lenzuola. Poi berrò un caffè. A parte essere simpatico, ho intenzione di cambiare mondo. Curare le amicizie. Organizzare al meglio il Festival del Buratto il 18/19 Maggio al teatro Mongiovino. Non potete mancare! Vivere il Mistero.
Utilizzare il mezzo di comunicazione onnicomprensivo del web che ha ormai fagocitato e destrutturato tutti gli altri e giocare col suo linguaggio virtuale.
Voglio poi un un castello e un grande giardino/bosco. Mi piacerebbe andare a cavallo e buttarmi col deltaplano. E fare una turnè in giro per il mondo. Creare un movimento di rivoluzione personale e ricordare il corpo ai corpi. Vorrei andare io a lezione da bambini fino ai 4 anni. E capire di aver sbagliato tutto almeno una volta al giorno. Ho bisogno anche di un grande spazio aperto e luminoso che diventi un polo di incontro scontro e progettazione. Una giornata al mare. Fare conferenze/spettacolo.
Potrei continuare molto a lungo, ma la smetto. Ah, poi vorrei guarire dalle mie pulsioni suicide, dalla mia incapacità a star solo per più di mezzora e dall’incapacità di guardarmi allo specchio. Inoltre vorrei iniziare a vestirmi elegantemente come più mi piace. Se potete aiutarmi ad esaudire uno di questi desideri, ve ne sarei molto grato.
Nel frattempo che voi mi aiutate, torno a stendere i panni.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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