Interviste

Ludovica Ottaviani, finalista Biennale MArteLive:”La scrittura è improvvisazione e nasce dallo studio”

Alessia
Scritto da Alessia

Una nuova intervista a Ludovica Ottaviani, scrittrice e e sceneggiatrice, una delle prossime finaliste della Biennale MArtelive.

Raccontaci di te in almeno tre righe…quando hai cominciato la tua professione artistica? Perché?
Di solito mi definisco una “imbrattatrice di sudate carte” che crea e risolve problemi in egual misura. E, parafrasando Rocky Balboa, siccome non so né ballare né cantare, allora scrivo.
Ho iniziato a scrivere in giovanissima età e già intorno ai quattordici anni lo facevo per il teatro, mentre ancora seguivo dei corsi di recitazione. Per me la scrittura è più una necessità, un’urgenza: il bisogno di colmare il vuoto invisibile della mancanza attraverso la scelta delle parole giuste. E poi, secondo me, la scrittura somiglia al Jazz: improvvisazione calibrata, perfettamente armonica, l’orecchio concentrato sul ritmo e sul tempo delle battute; le note delle parole fluiscono dal cervello alla pagina, le mani si agitano nervose sulla tastiera picchiettando con veemenza i tasti. Questo perché la scrittura è improvvisazione e, come tutte le splendide forme d’improvvisazione, nasce dallo studio: niente è lasciato al caso, è la tecnica che incanala il genio creativo. O, più semplicemente, dà ordine alla pazzia del caos.

Partiamo da cosa stai facendo ora. Di cosa ti stai occupando? Cosa hai in programma nel prossimo futuro?
Al momento, devo dire, sono fortunata ad essere impegnata in vari progetti. La mia vita artistica sta vivendo una serie di piccole “rivoluzioni copernicane” che assecondo con molto piacere. Da oltre otto anni mi occupo di critica cinematografica e, al momento, collaboro felicemente con la webzine Moviestruckers fondata da Stefano Terracina, con saltuarie incursioni nella tarda notte di Rai Uno nella trasmissione Cinematografo. Ho una penna inquieta che spazia dalla letteratura, al cinema – il mio primo amore – senza dimenticare il teatro e il fumetto: adatto per la scena le mie commedie e, al momento, con Andrea Pergolari del Teatro Le Sedie stiamo lavorando sulla ripresa di un successo dello scorso anno intitolato “Sotto il Segno dei Gemelli”, in scena il 4 e il 5 Maggio al Teatro IF (Roma).
Contemporaneamente sono coinvolta nell’innovativo progetto della casa editrice Astromica, definita a ragione lo “spotify del fumetto italiano”. Settanta storie inedite, ogni giorno un nuovo capitolo disponibile e fruibile su tutti i devices digitali. Per loro sto scrivendo “Route 66”, un pulp-noir dalle venature pop e tex-mex come nella migliore tradizione tarantiniana. Spero in futuro, grazie soprattutto agli splendidi nuovi incontri che sto facendo lungo la strada, di poter avviare nuove collaborazioni con professionisti attratti da folli, quanto ambiziosi, progetti. Per quanto riguarda la letteratura, invece, sto ultimando il mio primo romanzo: è ispirato alla mia commedia “Scusate il Disagio” e ne rappresenta una sorta di sequel ideale, tra musica – altra mia grande passione – dinamiche on the road, un guizzo da rom-com, british humour e coincidenze che non sono, assolutamente, frutto del caso.

Qualcuno ha scritto: “Il talento non esiste. Esistono soltanto l’ispirazione e l’ambizione”. Sei d’accordo?
Mmmmh…sinceramente in parte: credo che il successo personale sia determinato da una delicata alchimia nella quale sono coinvolti diversi elementi. Il talento conta, è una marcia in più che hanno alcuni e che deriva a sua volta da tre fattori: innatismo, amore e duro lavoro. Come un raro fiore di cactus va coltivato, curato e incrementato con determinazione, gentilezza, ambizione, consapevolezza, fiducia cieca, devozione, sogni e ispirazione per permettergli di crescere nel migliore dei modi.
Anche la fortuna gioca un ruolo importante, anzi, forse il più delicato perché è inafferrabile: “Chi disse che la fortuna è tutto, percepì l’essenza della vita”, parafrasando liberamente l’incipit di “Match Point” del grande Woody Allen.

La tua esperienza in MArteLive: come è stata? Quali sono le tue aspettative verso la Biennale?
La mia esperienza nel progetto MArteLive la definirei splendida. Nata quasi per caso e in modo accidentale – come spesso accade con le cose migliori – si è trasformata in un’esperienza di vita prima ancora che lavorativa. Ritrovarsi al centro di un crocevia creativo di svariate arti, poter osservare gli altri all’opera e avere l’occasione di mettersi in gioco in prima persona – leggendo le nostre opere live – ha reso tutto più appassionante e avvincente.
MArteLive ha spinto oltre i limiti la mia creatività mettendomi alla prova e permettendomi, in seguito, d’incontrare persone splendide a partire dallo staff fino ai miei “partner letterari”, professionisti appassionati con i quali abbiamo condiviso il percorso di una serata e con i quali sono rimasta in contatto. L’esperienza MArteLive è stata rilassata, immersa in un clima privo di quella competitività malsana che spesso avvelena contest, concorsi e vetrine simili: ci ha permesso di esprimere al massimo le nostre potenzialità, mettendoci alla prova.
E lo stesso mi aspetto che accada dalla Biennale: so che in passato sono stati coinvolti nomi noti che hanno destato interesse e suscitato clamore. Spero possa essere una vetrina per tutti quelli che, come me, sono degli inguaribili e folli sognatori visionari, pronti a credere sempre che l’impossibile sia, invece, possibile: concetto che cerco sempre di comunicare attraverso le mie opere.

 

Facebook: Ludovica Ottaviani
Instagram: @louadelson

Foto di copertina: SCUSATE IL DISAGIO, Teatro Le Sedie (credits Clara Giannini)

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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