Il fascino di Roma negli occhi di Maarten van Heemskerck
About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 5,9 minuti
Roma non è solo una città: è un’immagine che attraversa i secoli. Dal 3 marzo al 7 giugno 2026, le sale di Palazzo Poli ospitano la mostra Maarten van Heemskerck e il fascino di Roma: percorsi visivi della Città Eterna, un progetto internazionale promosso dall’Istituto Centrale per la Grafica che invita il pubblico a scoprire come nasce e si trasforma lo sguardo su Roma.
Al centro dell’esposizione c’è l’opera di Maarten van Heemskerck, pittore e disegnatore olandese del XVI secolo che, durante il suo soggiorno romano, ha costruito uno straordinario archivio visivo della città. Ma la mostra va oltre la dimensione storica: è un percorso che intreccia arte, fotografia, cinema e memoria, raccontando come Roma sia diventata uno dei più potenti miti visivi della cultura occidentale.
Il progetto inaugura anche una nuova fase per l’Istituto sotto la direzione di Fabio De Chirico, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e aprire sempre di più le collezioni al dialogo internazionale.
Roma, capitale dell’immaginario europeo
Nel Cinquecento Roma è molto più di una meta di viaggio. È un laboratorio culturale, una destinazione obbligata per artisti, architetti e studiosi provenienti da tutta Europa. Qui si incontrano rovine antiche, cantieri rinascimentali e una tradizione artistica che continua a reinventarsi.
Secondo Massimo Osanna, direttore generale dei musei italiani, i disegni di Heemskerck testimoniano perfettamente questo ruolo: la città diventa un luogo di confronto creativo dove la memoria dell’antico si trasforma in linguaggio moderno.
Le immagini prodotte dagli artisti stranieri contribuiscono a diffondere nel continente una nuova visione di Roma, fatta di monumenti, rovine monumentali e scenari urbani che alimentano il sogno dell’antichità.
Il viaggio romano di Maarten van Heemskerck
Quando Maarten van Heemskerck arriva a Roma nel 1532, l’impatto con la città è travolgente. Il giovane artista olandese rimane nella capitale fino al 1536, attraversandone strade, piazze e siti archeologici con lo sguardo curioso di un esploratore.
Durante questi anni realizza centinaia di disegni dedicati alle rovine antiche, alle sculture classiche e ai grandi monumenti. Il suo metodo è quasi scientifico: osserva, misura, annota dettagli architettonici e composizioni scultoree.
Ne emerge una Roma vibrante e dinamica, dove l’antico non è un semplice reperto del passato ma una fonte inesauribile di ispirazione. I fogli dell’artista uniscono precisione topografica e libertà creativa, trasformando la città in un immenso repertorio di forme.
Un taccuino che racconta la città
Uno dei momenti più emozionanti della mostra è l’esposizione di trentadue disegni provenienti dal taccuino personale di Heemskerck, recentemente restaurato dal Kupferstichkabinett.
Questi fogli, presentati per la prima volta a Roma, sono una testimonianza rara della pratica artistica del tempo. Qui l’artista registra scorci urbani, statue classiche, archi trionfali e frammenti architettonici con una precisione sorprendente.
Sfogliando idealmente il taccuino, si ha la sensazione di accompagnare l’artista nel suo viaggio: una passeggiata attraverso la città antica, dove ogni rovina diventa occasione di studio e meraviglia.
Tra disegni, stampe e fotografia
Il percorso espositivo riunisce oltre 140 opere tra disegni, stampe e matrici calcografiche, a cui si aggiungono fotografie storiche, immagini contemporanee e installazioni audiovisive.
Accanto ai lavori di Heemskerck, l’Istituto Centrale per la Grafica presenta un ampio nucleo di opere provenienti dalle proprie collezioni. Questo dialogo permette di attraversare secoli di rappresentazioni della città, mettendo a confronto linguaggi diversi ma uniti dalla stessa fascinazione per Roma.
La mostra coinvolge anche altre importanti istituzioni, tra cui la Bibliotheca Hertziana – centro di ricerca del Max Planck Society – e i Musei Capitolini, che contribuiscono con opere e documenti capaci di arricchire il racconto.
Roma tra memoria e trasformazione
Uno degli aspetti più interessanti della mostra è il confronto tra la città osservata nel Cinquecento e quella documentata dalla fotografia e dal cinema tra Ottocento e contemporaneità.
Le immagini fotografiche raccontano una Roma in trasformazione: monumenti restaurati, quartieri che cambiano, prospettive urbane che si modificano nel tempo. Le opere contemporanee, invece, riflettono sul modo in cui la città continua a essere reinterpretata dagli artisti.
Questo dialogo tra epoche diverse rivela una verità affascinante: Roma non è mai la stessa. È una città che vive di stratificazioni, memoria e continua reinvenzione.
Il cinema e il mito della città
La mostra si conclude con una suggestiva sezione dedicata al cinema. Un montaggio di sequenze tratte da film italiani e internazionali accompagna il visitatore attraverso il Novecento e il nostro presente.
Roma diventa così protagonista di uno dei più grandi palcoscenici visivi della modernità. Strade, piazze e monumenti appaiono sullo schermo come simboli universali di storia, bellezza e immaginazione.
Non è un caso che il centro storico della città sia stato riconosciuto patrimonio mondiale dall’UNESCO: poche città al mondo hanno saputo esercitare un fascino visivo così potente e duraturo.
Un nuovo capitolo per l’Istituto Centrale per la Grafica
Questa mostra rappresenta anche un momento importante per l’istituzione che la ospita. L’ingresso dell’Istituto Centrale per la Grafica nel sistema della Direzione Generale Musei rafforza il suo ruolo come centro di ricerca e valorizzazione del patrimonio grafico.
Secondo il direttore Fabio De Chirico, l’obiettivo è rendere le collezioni sempre più accessibili e promuovere nuove forme di dialogo con l’arte contemporanea.
Un approccio che trasforma l’archivio in uno spazio vivo, capace di generare nuove interpretazioni e prospettive di studio.
Roma, eterna fonte di ispirazione
Visitare questa mostra significa attraversare secoli di sguardi sulla città. Dai taccuini di viaggio di Heemskerck alle fotografie storiche, fino alle immagini cinematografiche, ogni opera racconta una Roma diversa e allo stesso tempo familiare.
La Città Eterna emerge così come un organismo in continuo movimento, un luogo che non smette mai di ispirare artisti, studiosi e viaggiatori. E forse è proprio questo il segreto del suo fascino: Roma non appartiene solo alla storia. Appartiene all’immaginazione di chi la guarda.
Crediti immagini:
1 Maarten van Heemskerck (1498–1574) Cortile delle statue di Casa Galli, livello inferiore post 23 Maggio 1532 – ante 30 Novembre 1537, penna e inchiostro bruno Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett ©Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett (Dietmar Katz)
2 13_ICG_Installation_view_Maarten_van_Heemskerck © ICG_ph_Luca_Somma
3 Maarten van Heemskerck (1498–1574) Testa del Laocoonte post 23 Maggio 1532 – ante 30 Novembre 1537 / punta di piombo, penna e inchiostro bruno /39r Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett ©Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett (Dietmar Katz)
4 15_ICG_Installation_view_Maarten_van_Heemskerck © ICG_ph_Luca_Somma
5 Maarten van Heemskerck (1498–1574) Veduta da Santa Maria in Aracoeli al Colosseo post 23 Maggio 1532 – ante 30 Novembre 1537 punta di piombo, penna e inchiostro bruno 11r Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett ©Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett (Dietmar Katz)
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Il progetto inaugura anche una nuova fase per l’Istituto sotto la direzione di Fabio De Chirico, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e aprire sempre di più le collezioni al dialogo internazionale.
Roma, capitale dell’immaginario europeo
Nel Cinquecento Roma è molto più di una meta di viaggio. È un laboratorio culturale, una destinazione obbligata per artisti, architetti e studiosi provenienti da tutta Europa. Qui si incontrano rovine antiche, cantieri rinascimentali e una tradizione artistica che continua a reinventarsi.
Secondo Massimo Osanna, direttore generale dei musei italiani, i disegni di Heemskerck testimoniano perfettamente questo ruolo: la città diventa un luogo di confronto creativo dove la memoria dell’antico si trasforma in linguaggio moderno.
Le immagini prodotte dagli artisti stranieri contribuiscono a diffondere nel continente una nuova visione di Roma, fatta di monumenti, rovine monumentali e scenari urbani che alimentano il sogno dell’antichità.
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Quando Maarten van Heemskerck arriva a Roma nel 1532, l’impatto con la città è travolgente. Il giovane artista olandese rimane nella capitale fino al 1536, attraversandone strade, piazze e siti archeologici con lo sguardo curioso di un esploratore.
Durante questi anni realizza centinaia di disegni dedicati alle rovine antiche, alle sculture classiche e ai grandi monumenti. Il suo metodo è quasi scientifico: osserva, misura, annota dettagli architettonici e composizioni scultoree.
Ne emerge una Roma vibrante e dinamica, dove l’antico non è un semplice reperto del passato ma una fonte inesauribile di ispirazione. I fogli dell’artista uniscono precisione topografica e libertà creativa, trasformando la città in un immenso repertorio di forme.
Un taccuino che racconta la città
Uno dei momenti più emozionanti della mostra è l’esposizione di trentadue disegni provenienti dal taccuino personale di Heemskerck, recentemente restaurato dal Kupferstichkabinett.
Questi fogli, presentati per la prima volta a Roma, sono una testimonianza rara della pratica artistica del tempo. Qui l’artista registra scorci urbani, statue classiche, archi trionfali e frammenti architettonici con una precisione sorprendente.
Sfogliando idealmente il taccuino, si ha la sensazione di accompagnare l’artista nel suo viaggio: una passeggiata attraverso la città antica, dove ogni rovina diventa occasione di studio e meraviglia.
Tra disegni, stampe e fotografia
Il percorso espositivo riunisce oltre 140 opere tra disegni, stampe e matrici calcografiche, a cui si aggiungono fotografie storiche, immagini contemporanee e installazioni audiovisive.
Accanto ai lavori di Heemskerck, l’Istituto Centrale per la Grafica presenta un ampio nucleo di opere provenienti dalle proprie collezioni. Questo dialogo permette di attraversare secoli di rappresentazioni della città, mettendo a confronto linguaggi diversi ma uniti dalla stessa fascinazione per Roma.
La mostra coinvolge anche altre importanti istituzioni, tra cui la Bibliotheca Hertziana – centro di ricerca del Max Planck Society – e i Musei Capitolini, che contribuiscono con opere e documenti capaci di arricchire il racconto.
Roma tra memoria e trasformazione
Uno degli aspetti più interessanti della mostra è il confronto tra la città osservata nel Cinquecento e quella documentata dalla fotografia e dal cinema tra Ottocento e contemporaneità.
Le immagini fotografiche raccontano una Roma in trasformazione: monumenti restaurati, quartieri che cambiano, prospettive urbane che si modificano nel tempo. Le opere contemporanee, invece, riflettono sul modo in cui la città continua a essere reinterpretata dagli artisti.
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