Interviste

Mydiary_artschool: a scuola si fa Arte su Instagram (e non solo)

Alessia
Scritto da Alessia

Silvia Meneghini è un’insegnate e una illustratrice che abbiamo conosciuto attraverso la pagina Instagram @mydiary_artschool, dove attraverso le immagini viene sviluppato il progetto “Il mio diario di storia dell’arte”, realizzato all’interno di una scuola.

Silvia, laureata al DAMS e all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, insegna Educazione Artistica nella Scuola secondaria di primo grado di Ferrara. Collabora con Senza Titolo come operatrice didattica per il Castello Estense e il Palazzo dei Diamanti; cura progetti laboratoriali specifici per festival ed eventi.  Da poco è tornata da Elbabook, Festival dell’Editoria Indipendente, organizzato all’Isola D’Elba.

Ci racconti come è nato il progetto @mydiary_artschool su Instagram?
“Il mio diario di storia dell’arte” è un progetto didattico innovativo che mira a rivoluzionare la metodologia dell’insegnamento di Arte e Immagine nella scuola secondaria di primo grado.
Funziona così: in prima media ogni alunno acquista uno sketchbook e lo porta con sé fino in terza. Dalla Preistoria all’arte del Novecento, ogni argomento viene sviluppato in attività creative che valorizzano l’idea prima della tecnica e che si confrontano poi costantemente con le dimensioni del taccuino, il colore e la grammatura della carta; attraverso varie attività gli alunni sviluppano la creatività e mettono in connessione le varie epoche, attraverso un confronto costante con il presente. Al termine del percorso triennale della scuola secondaria di primo grado, ogni alunno porta il suo diario, trasformato in un libro d’artista, come argomento d’esame.

Per “Il mio diario di storia dell’arte” è stato scelto un formato A5, quindi piccolo, ma funzionale al trasporto e soprattutto familiare per i ragazzi che costantemente si relazionano con cellulare e tablet. Può essere usato in orizzontale o in verticale in base alle esigenze; ognuno può personalizzare la copertina anche più volte durante il triennio.

Da questo progetto, nato nell’anno scolastico 2016/17, è nata la prima pagina Instagram italiana nel suo genere, dedicata all’arte nelle scuole secondarie di primo grado: @mydiary_artschool, che raccoglie tutte le esperienze realizzate sullo sketchbook, i progetti interdisciplinari e quelli specifici, il più delle volte legati a festival sul territorio.
A supporto di questa  nuova didattica è nata una collaborazione con Flying Tiger Copenhagen e l’haghstag #flyingtiger_artschool.

Il cambiamento era iniziato e ho sentito subito l’esigenza di documentarlo e poi di condividerlo. Instagram è il mezzo più veloce e utilizzato dagli alunni, per cui è stata creata una pagina curata esclusivamente da me, ma realizzata da tutti i circa 230 studenti delle mie 9 classi.

Che obiettivi vi prefiggete di raggiungere?
Nell’anno scolastico 2018/19 saranno conclusi i primi diari sviluppati nel triennio, e sarà allora che comiceremo a cambiare, forse tentando la strada consigliata dal grandissimo Mark Rothko nei suoi “5 consigli per insegnare l’arte ai bambini”: “Introduci i tuoi studenti alla storia dell’arte con l’arte contemporanea, poi fai il percorso all’indietro fino ai Maestri dell’antichità”.

L’obiettivo è diffondere una nuova metodologia, rendendo le ore di educazione artistica una fucina di idee, dove a svilupparsi è il pensiero creativo e l’insegnamento di una concezione contemporanea al bello, che parte sempre dalla storia dell’arte ma poi viene compreso attraverso il fare, privilegiando la grafica, l’illustrazione e il design.

Dal crescente interesse per “Il mio diario di storia dell’arte” è nata l’idea di fare un libro illustrato, un activity book che ripercorra la storia in ordine cronologico, con mappe, schemi e molte immagini con le quali interagire. Un vero e proprio manuale di storia dell’arte fai da te, dove i temi principali di ogni periodo sono analizzati attraverso attività didattiche che liberano la fantasia e fanno muovere la mente, in un costante confronto tra presente e passato. Un libro adatto ad un pubblico di tutte le età: per bambini curiosi di scarabocchiare e viaggiare nel tempo, per adolescenti e ragazzi annoiati dai libri di testo, per insegnanti che vogliono raccontare l’arte attraverso uno strumento innovativo, per adulti che vogliono ripercorrere la storia dell’arte da protagonista. A che punto siamo? Nemmeno a metà, ma spero che l’estate porti il tempo per lavorarci su, per me e per la bravissima Rossella Merighi, che cura la parte grafica.

Lavori ogni giorno con bambini e adolescenti, che approccio hanno verso questo progetto social?
L’immagine che danno i mass media della fascia 11/14 anni è spesso legata a fatti di cronaca che danno una visione distorta di questa fase della vita, amplificandone le criticità e raramente i pregi. Le scuole medie hanno nel nome il loro significato, si trovano nel mezzo tra l’essere bambino e l’essere ragazzo, in bilico su un ponte che muta ad ogni passo, ad ogni incontro. È per questo che la scuola diventa un punto fermo. Quando i genitori non bastano, i docenti e i compagni diventano una nuova famiglia con la quale crescere.
Già in prima media hanno quasi tutti il cellulare, con WhatsApp creano i gruppi con gli amici, si collegano a YouTube per seguire i nuovi miti e tanti giochi, spesso legati al mondo dell’horror. Pochi hanno Instagram perché’ “i miei genitori non vogliono”. In seconda tutto cambia, l’adolescenza prende piede e quasi tutti aprono un profilo Instagram (“Facebook no, perché è da vecchi!”).
L’utilizzo di Instagram è per ognuno diverso: c’è chi non pubblica niente ma segue tutti, chi pubblica una sola foto e ha più di mille follower, chi pubblica selfie in continuazione e pochi (ma buoni) che caricano le foto delle loro passioni sportive o creative.
L’idea di collegare “Il mio diario di storia dell’arte” ad una pagina Instagram è stata subito accolta con entusiasmo dagli alunni e dalle loro famiglie, creando una alternativa nei loro interessi e portando l’arte nelle loro home page; con @mydiary_ artschool gli alunni delle mie nove classi si sono sentiti parte di un grande progetto con regole ben precise, rispettate da tutti:

_viene creato l’hastag della classe e non del singolo alunno (l’opera è di tutti quelli che hanno frequentato lo stesso laboratorio);
_non vengono pubblicate immagini dove si vedono i loro visi, nel rispetto della privacy, ma soprattutto per distoglierli dall’ossessione dell’immagine;
_le foto vengono sempre fatte da me, spesso con un’inquadratura flat lay: per ciascuna immagine curo l’inquadratura e la composizione;
_ nessuno deve fare commenti negativi ai compagni, altrimenti viene bloccato (cosa che comunque non è mai successa);
_ non pubblico foto di lavori personali degli alunni;
_ sono attenta a postare il lavoro di ogni alunno almeno una volta in un anno scolastico;
_le cartelle di immagini vengono create solo per progetti seriali che hanno esiti molto diversi tra loro;
_ Instagram deve essere usato da me solo in funzione del progetto e non per scopi personali.

In generale, secondo te che approccio hanno verso l’Arte?
In prima media la maggior parte degli alunni ti dice subito che non sa disegnare, così, come se fosse una cosa consolidata e irreversibile, un’evidenza alla quale si sono ormai arresi; quelli che invece non dicono nulla, in genere, sanno di essere capaci perché riescono a ricopiare perfettamente un manga o una scritta in stile murales. Quindi alla domanda “Cos’è l’arte?” spesso associano parole come colori, quadri, matite o pennelli, ma mai comunicazione, passione, creatività. È bravo solo chi sa ritrarre la realtà, non chi disegna la fantasia. Il mio scopo è scardinare tutti i preconcetti che la parola arte porta con sé, e lavorare sull’autostima partendo dal fatto che ogni segno è frutto di un pensiero che determina il nostro passaggio nel mondo, e non potrà mai essere brutto, è semplicemente il nostro!

Mydiary_artschool si propone come un diario, una raccolta…cosa pensi resterà di ‘artistico e creativo’ fra qualche anno in questi ragazzi?
Quando prendono in mano il loro diario per la prima volta, così spesso e vuoto, con la copertina nera e ruvida, serpeggia nei loro occhi l’emozione della scoperta e una leggera paura di ciò che accadrà; da subito capiscono che quello che stanno creando, pagina dopo pagina, rimarrà per sempre un ricordo tangibile della loro vita.
Vorrei che “Il diario di storia dell’arte” diventasse per loro il simbolo di un’età che col tempo avrà bisogno di oggetti che ne richiamino il ricordo con nostalgia e tenerezza. E l’arte che gli ho insegnato a cosa gli servirà? A guardarsi intorno, a non fermarsi mai alle apparenze, a vivere con passione e curiosità (almeno lo spero!).

La tua definizione personale di Arte…
L’Arte è la mia passione assoluta, l’Arte è la mia vita!
Un grande amore non innato, ma arrivato come un colpo di fulmine quando in terza media la mia docente di Educazione artistica ci ha dato il compito di fare un dipinto su tela, con pennelli e colori a tempera, copiando un’immagine presente nel libro di testo; istintivamente ho scelto “Campo di grano con cipressi” di Van Gogh e mi è venuto benissimo! Da quel momento in poi sono stata come un fiume in piena e l’adolescente insicura e goffa ha lasciato il posto ad una ragazza determinata, pronta a studiare tutta la storia dell’arte da autodidatta, a fare corsi di pittura serali, a prendere riviste del settore e a leggere le biografie degli artisti sotto al banco, nelle noiose mattinate scolastiche. Come se per anni fossi stata a digiuno, mi sono riempita la testa e il cuore di arte, acquisendo un nuovo modo di vedere il mondo, che piano piano piano mi ha fatta sentire speciale.

Il tuo primo ricordo artistico.
Non vengo certo da una famiglia di artisti, anzi! Né genitori, né zii, nonni o cugini possono esse ricondotti ad una qualche professione o interesse legato, anche lontanamente, alla creatività, eppure…Però mia mamma è convinta di due cose: che la mia maestra delle elementari mi abbia trasmesso la voglia di viaggiare e il piacere del bello, e che trascorrere l’infanzia e la giovinezza il più possibile all’aria aperta mi abbia fatto molto bene. Probabilmente anche l’amore per i libri illustrati e le tante ore passate in biblioteca a sfogliarli mi ha portato verso l’arte, anche se nessuno ci avrebbe mai scommesso.
Il primo museo è stato qundi il Palazzo dei Dimanti, dove mia zia mi portava ogni anno in visita con un gruppo organizzato. Anche se è stato il Museo Van gogh di Amsterdam, visto per la prima volta a 18 anni, ad avermi lasciato un ricordo indimenticabile, legato alle fortissime emozioni di vedere dal vivo le sue opera, la sua pennellata nervosa e lo spessore del suo colore.

La creatività per te è…
Sento di vivere la mia quotidianità in maniera creativa, cercando di trasformare tutto quello che incontro in qualcosa di diverso, che faccia riflettere ma anche sorridere! Può succedere realmente o solo nella mia testa, ma questo non importa. L’ultimo giorno di scuola un alunno mi ha dato un foglietto a forma di fumetto e sopra mi ha scritto “lei mi ha insegnato a vederci una mela, e non solo…”

Che caratteristiche possiede chi ha talento?
Subito tra i miei alunni distinguo quelli che hanno talento in base alle loro scelte originali, creative e spesso anticonformiste; magari sono proprio tra quelli che dicono di non saper disegnare, ma che nascondono nel cassetto fumetti di fantascienza e con i Lego progettano mondi straordinari. Sono sempre pronta a riconoscere a questi creativi una valutazione superiore, data non solo dall’esecuzione, ma soprattutto dall’idea. Come tutte le cose, anche i talenti vanno coltivati, e una volta scoperti cerco di dare loro tutti gli input perché riconoscano le loro capacità e non le disperdano.

L’ultima volta che uno dei lavori fatti all’interno della scuola ti ha stupita…
Visto che la maggior parte degli alunni dispone di una pagina Instagram ho tentato una nuova strada: quella di dare consegne che prevedono l’elaborazione di un progetto da fare a casa e che richiedono di essere documentate con una foto, che poi mi deve essere spedita dall’alunno stesso, dall’amico o dal genitore. Attraverso questa modalità in una prima media ho dato un compito che ha avuto degli esiti sopra le aspettative; ispirati dalle opere dall’artista Jan Vormann, gli alunni di prima sono stati invitati a ‘riparare’ con i mattoncini Lego le crepe ed i fori presenti nei muri, nei marciapiedi o negli angoli intorno alle loro case. I risultati sono stati sorprendenti: una studentessa, in particolare, ha riempito lo spazio tra due mattoni con un volume identico ma fatto di Lego che riproducono una piccola casetta, con porta, finestra e fiori sul davanzale. Sorprendente!

Oltre a docente e ideatrice di questo progetto artistico, sei un’illustratrice: ci racconti un po’ di te e dei tuoi lavori?
Trovare il tempo per disegnare è tra i miei primi pensieri del mattino e mi accompagna tutto il giorno, unito dalla sensazione di frustrazione crescente quando mi rendo conto che anche oggi non ce la farò, perché devo finire di correggere i compiti, fare la spesa, portare il figlio in palestra, rispondere alle mail…insomma potenzialmente credo che sarei potuta diventare una buona illustratrice, ma per farlo mi servirebbe un’altra vita!
Ciononostante credo d’aver trovato il mio stile, nato dall’unione delle mie passioni principali: quello per l’arte contemporanea e l’altro, per l’illustrazione per ragazzi.
Nei miei disegni le architetture, spesso abbandonate, assumono un nuovo significato attraverso la parola scritta, ripresa dalle opere di artisti italiani e internazionali, spesso viventi. Nascono mondi magici e sospesi, dove il cielo non è mai azzurro e anche il terreno a volte è surreale.
Ora il progetto del libro ispirato a “Il mio diario di storia dell’arte” mi sta mettendo alla prova, dandomi la possibilità di crescere, di trovare nuove soluzioni e soddisfazioni.

Che futuro vedi per l’Arte e la creatività in Italia?
Vorrei cambiare le domanda in “Quale sarà l’insegnamento di Educazione artistica nella Scuola Italiana? A tal proposito rientro nel mio campo di competenza e posso elencare una serie di cambiamenti che a mio parere possono migliorare lo stato delle cose:
_serve un confronto diretto e continuo tra i docenti della materia, in modo che possano scambiarsi le esperienze per condividere una metodologia comune;
_i docenti devono impegnarsi in una formazione costante, fatta non solo di corsi di aggiornamento, ma soprattutto di viste a musei e gallerie, di lettura di testi specializzati, di viaggi e presenza a festival ed eventi, di cinema, concerti e tutto quello che ha a che fare con la creatività;
_è necessario imparare ad usare la tecnologia per comunicare con gli alunni attraverso il loro linguaggio privilegiato, trasformando i social in un valore positivo;
_sostituire tempere e pennelli con metodi più veloci e contemporanei, che riguardano la grafica, il design, la moda e la pubblicità. Partire dal classico per andare verso il presente;
_privilegiare la conoscenza attraverso il fare;
_inventare verifiche alternative, fatte di domande basate sempre sulla lettura dell’opera d’arte;
_incentivare il pensiero creativo prima di tutto;
_ creare un collegamento tra la scuola e i festival del territorio attraverso progetti specifici come mostre, spettacoli, visite guidate….
_trasformare gli ambienti scolastici attraverso le opere degli alunni, con allestimenti mirati, legati al mondo della street art e dell’installazione.

L’elenco potrebbe continuare, ma intanto l’insegnamento dell’arte nelle scuole deve riposizionarsi al centro e iniziare a trasmettere la creatività ai suoi alunni, dando loro la certezza che nessuno è migliore di un altro, perché tutti sono artisti in quanto esseri originali e unici

Secondo te, “la bellezza salverà il mondo”?
Lavoro costantemente perché le nuove generazioni imparino dalla Storia dell’Arte le regole per capire il mondo e per trasformarlo a loro volta in un posto migliore, non bello inteso in maniera classica ma in un posto creativo ed interessante.
Se una barca affonda non è certo l’artista a salvare l’equipaggio…o forse sì?

Facebook. Silvia Meneghini

Instagram: mydiary_artschool

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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