Cavalieri erranti tra passato e presente alla galleria Zlotowski

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 24 Maggio 2025

Tempo stimato per la lettura: 3,5 minuti

Nel cuore della rive gauche parigina, la Galerie Zlotowski apre le sue porte a un’esposizione che ha il respiro della leggenda e il battito dell’avanguardia: Chevaliers errantes. Curata da Cécilia Becanovic, critica d’arte e fondatrice della Galerie Marcelle Alix, la mostra – dal 24 maggio al 21 giugno 2025 – si trasforma in una vera e propria “crociata poetica, un viaggio tra artisti moderni e contemporanei legati da una sensibilità comune: la forza di non piegarsi all’ordine delle cose.

Un esercito silenzioso ma vibrante di visioni prende forma attraverso le opere di Pierrette Bloch, Ella Bergmann-Michel, Louise Bourgeois, Anne-Lise Coste (Uruk), Sonia Delaunay, Hannah Höch, Jochen Lempert, Sol LeWitt, Vera Molnar, Anthony Plasse, Helen Mirra, Kurt Schwitters, Georges Valmier, Arnaud Vasseux, Josselin Vidalenc e Zohreh Zavareh.

Leggi anche: La simultaneità di Sonia Delaunay alle gallerie Zlotowski e Roger-Viollet

Identità in movimento

Il titolo Chevaliers errantes gioca volutamente con il contrasto di genere: chevaliers, parola maschile plurale, si associa a errantes, aggettivo femminile plurale. Questa scelta linguistica crea un cortocircuito che rompe le convenzioni grammaticali e apre a una riflessione più ampia sulle identità fluide e sulle pluralità di genere. È come se i “cavalieri” tradizionalmente maschili fossero qui accompagnati da una forza femminile errante, che sfida i ruoli stabiliti e invita a un dialogo inedito tra maschile e femminile, tra passato e presente, tra rigore e libertà creativa.

Al vernissage della mostra abbiamo incontrato Anthony Plasse e Zohreh Zavareh. Due visioni che ci hanno offerto uno sguardo diretto e personale sul cuore della loro ricerca artistica.

Anthony Plasse: la luce come materia

Con Anthony Plasse, l’immagine fotografica si svincola dalla pura documentazione e diventa territorio alchemico. Plasse lavora nel buio della camera oscura come un pittore del tempo, manipolando gélatine fotosensibili, grafite e colla su tela per creare superfici che vibrano tra visione e dissolvenza.

Le sue opere, quasi dei fossili luminosi, sembrano trattenere il respiro di ciò che è già scomparso, ma ancora pulsa in forma di ombra. Ogni immagine è un’eco di luce trattenuta, un’apparizione. Plasse, che ha esposto in spazi come la Cité internationale des arts e in importanti festival, ci costringe a rallentare lo sguardo, a entrare nel tempo rarefatto della contemplazione.

 Zohreh Zavareh: il teatro segreto degli oggetti

La pratica di Zohreh Zavareh è un piccolo miracolo di metamorfosi. Nata a Teheran e residente a Parigi, Zavareh dà voce a ciò che non parla: oggetti sospesi, ambienti muti, materiali poveri. Le sue installazioni sono micro-drammi in cui ogni elemento possiede una presenza quasi umana, come se i muri avessero orecchie e le superfici custodissero memorie.

l’artista incanta con alcuni disegni di piccolo formato – di una serie di 200 – e sorprendenti sculture di acconciature in terracotta inspirate all’arte antica: come reliquie silenziose: frammenti di un universo intimo e poetico. Zavareh non descrive: evoca. E lo fa con una grazia inquieta che lascia il segno.

In crociata con l’arte

Che si tratti delle forme geometriche di Sonia Delaunay o dei collage dadaisti di Hannah Höch, delle trame di Pierrette Bloch o delle strutture visionarie di Sol LeWitt, Chevaliers errantes unisce epoche e linguaggi sotto una stessa bandiera: quella dell’arte come atto di fede.

Come scrive la stessa Becanovic:

“Li vedo in crociata contro l’ordine delle cose… salvano ore, costi quel che costi, per restare fedeli a ciò in cui credono.”

In questo pellegrinaggio espositivo, l’opera diventa bussola, armatura, talismano. E noi, spettatori, siamo invitati a seguire questi cavalieri erranti nel loro cammino.

Crediti foto:

  1. Louise Bourgeois– Senza titolo – 1996-1997 – Acquerello, matita, matita colorata e pennarello su carta. Cortesia Galerie Zlotowski
  2. Zohreh Zavareh. Cortesia Galerie Zlotowski
  3. Sol Lewitt – Piramide – 1986. Cortesia Galerie Zlotowski
  4. Anthony Plasse © Cristina Biordi
  5. Georges Valmier – Motivo decorativo sul tema dei velieri – 1921 – Gouache su carta. Cortesia Galerie Zlotowski

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Published On: 24 Maggio 2025

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 11 minuti

Nel cuore della rive gauche parigina, la Galerie Zlotowski apre le sue porte a un’esposizione che ha il respiro della leggenda e il battito dell’avanguardia: Chevaliers errantes. Curata da Cécilia Becanovic, critica d’arte e fondatrice della Galerie Marcelle Alix, la mostra – dal 24 maggio al 21 giugno 2025 – si trasforma in una vera e propria “crociata poetica, un viaggio tra artisti moderni e contemporanei legati da una sensibilità comune: la forza di non piegarsi all’ordine delle cose.

Un esercito silenzioso ma vibrante di visioni prende forma attraverso le opere di Pierrette Bloch, Ella Bergmann-Michel, Louise Bourgeois, Anne-Lise Coste (Uruk), Sonia Delaunay, Hannah Höch, Jochen Lempert, Sol LeWitt, Vera Molnar, Anthony Plasse, Helen Mirra, Kurt Schwitters, Georges Valmier, Arnaud Vasseux, Josselin Vidalenc e Zohreh Zavareh.

Leggi anche: La simultaneità di Sonia Delaunay alle gallerie Zlotowski e Roger-Viollet

Identità in movimento

Il titolo Chevaliers errantes gioca volutamente con il contrasto di genere: chevaliers, parola maschile plurale, si associa a errantes, aggettivo femminile plurale. Questa scelta linguistica crea un cortocircuito che rompe le convenzioni grammaticali e apre a una riflessione più ampia sulle identità fluide e sulle pluralità di genere. È come se i “cavalieri” tradizionalmente maschili fossero qui accompagnati da una forza femminile errante, che sfida i ruoli stabiliti e invita a un dialogo inedito tra maschile e femminile, tra passato e presente, tra rigore e libertà creativa.

Al vernissage della mostra abbiamo incontrato Anthony Plasse e Zohreh Zavareh. Due visioni che ci hanno offerto uno sguardo diretto e personale sul cuore della loro ricerca artistica.

Anthony Plasse: la luce come materia

Con Anthony Plasse, l’immagine fotografica si svincola dalla pura documentazione e diventa territorio alchemico. Plasse lavora nel buio della camera oscura come un pittore del tempo, manipolando gélatine fotosensibili, grafite e colla su tela per creare superfici che vibrano tra visione e dissolvenza.

Le sue opere, quasi dei fossili luminosi, sembrano trattenere il respiro di ciò che è già scomparso, ma ancora pulsa in forma di ombra. Ogni immagine è un’eco di luce trattenuta, un’apparizione. Plasse, che ha esposto in spazi come la Cité internationale des arts e in importanti festival, ci costringe a rallentare lo sguardo, a entrare nel tempo rarefatto della contemplazione.

 Zohreh Zavareh: il teatro segreto degli oggetti

La pratica di Zohreh Zavareh è un piccolo miracolo di metamorfosi. Nata a Teheran e residente a Parigi, Zavareh dà voce a ciò che non parla: oggetti sospesi, ambienti muti, materiali poveri. Le sue installazioni sono micro-drammi in cui ogni elemento possiede una presenza quasi umana, come se i muri avessero orecchie e le superfici custodissero memorie.

l’artista incanta con alcuni disegni di piccolo formato – di una serie di 200 – e sorprendenti sculture di acconciature in terracotta inspirate all’arte antica: come reliquie silenziose: frammenti di un universo intimo e poetico. Zavareh non descrive: evoca. E lo fa con una grazia inquieta che lascia il segno.

In crociata con l’arte

Che si tratti delle forme geometriche di Sonia Delaunay o dei collage dadaisti di Hannah Höch, delle trame di Pierrette Bloch o delle strutture visionarie di Sol LeWitt, Chevaliers errantes unisce epoche e linguaggi sotto una stessa bandiera: quella dell’arte come atto di fede.

Come scrive la stessa Becanovic:

“Li vedo in crociata contro l’ordine delle cose… salvano ore, costi quel che costi, per restare fedeli a ciò in cui credono.”

In questo pellegrinaggio espositivo, l’opera diventa bussola, armatura, talismano. E noi, spettatori, siamo invitati a seguire questi cavalieri erranti nel loro cammino.

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  1. Louise Bourgeois– Senza titolo – 1996-1997 – Acquerello, matita, matita colorata e pennarello su carta. Cortesia Galerie Zlotowski
  2. Zohreh Zavareh. Cortesia Galerie Zlotowski
  3. Sol Lewitt – Piramide – 1986. Cortesia Galerie Zlotowski
  4. Anthony Plasse © Cristina Biordi
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