Carlo Dutto: “La curiosità è il motore di ogni atto creativo”

About the Author: Alessia

Published On: 2 Febbraio 2020

Tempo stimato per la lettura: 6,1 minuti

Abbiamo intervistato Carlo Dutto, che si occupa di cinema e… beverage.
Un connubio strano e molto particolare che lo ha portato a ideare un progetto di drink ispirati alla storia del Cinema.

Photo by Alberto Blasetti e Andrea Di Lorenzo

Carlo, puoi raccontarci qualcosa in più di te e dell’attività che svolgi?
Dopo una formazione umanistica e da giornalista di inchieste, ora lavoro come ufficio stampa, mi occupo quindi di comunicare a tutti i media (dai quotidiani, mensili, settimanali alle radio, dalle TV ai siti web etc, senza scordare influencer e i cosiddetti opinion leaders) un evento, un brand, una notizia legata a una iniziativa. Un lavoro molto nell’ombra e che ha una sproporzione tra il risultato e l’impegno che si mette in atto. Se pensate che, per fare un esempio, in proporzione, su mille mail che si inviano, poco più della metà viene aperta e una percentuale anche minore si tramuta poi in una segnalazione o una intervista… Io nello specifico mi occupo di cinema e del settore beverage, due mondi che sembrano agli antipodi, ma che ho unito in un progetto di drink ispirati ai film che sta riscuotendo un grande successo. Nel settore cinema seguo, sia in un’agenzia affermata, che da freelance, numerosi festival, film, fiction TV, eventi, mentre nel settore beverage, che seguo da freelance, comunico eventi come il Roma Bar Show, A tutta Torba, il Roma Whisky Festival, ma anche numerosi brand nazionali e internazionali e la Guida BlueBlazer ai Migliori Cocktail Bar d’Italia, oltre a locali quali il The Jerry Thomas Project, primo speakeasy italiano…
Per raccontare il mio lavoro faccio sempre questo esempio sottile: se in una discussione un amico vi dice ‘ne ho sentito parlare’, è un successo della comunicazione! La persona può anche non ricordare dove o quando ha letto una notizia o visto una foto o un’intervista, ma ricorda la notizia e il contesto, questo significa che la comunicazione ha talmente ‘dilagato’ da essere arrivata anche a una persona che non fa parte di un questo stesso contesto.

Come e quando è nata la tua passione per il Cinema?
Quella per il Cinema è una passione, risultato di una pratica e un’educazione che ho ricevuto in casa: mia madre mi ha sempre portato al cinema fin da piccolissimo e mio padre, nei primi anni Ottanta (io sono del 1977) acquistò uno dei primi videoregistratori, che ho subito imparato a utilizzare, riempiendo casa di centinaia di VHS con i film che registravo prima di andare a dormire. Parlo di Educazione unita alla passione perché è quello che cerco di infondere anche ai miei figli, avendoli portati, fin da piccoli, a godere del buio della sala cinematografica, a rispettarne il silenzio e la condivisione con persone sconosciute e ad apprezzare il grande schermo, senza nulla togliere a quello che si può fare a casa con l’home video. Partendo da Totoro si arriva a Kubrick!

Almeno tre titoli di film del tuo cuore…
Se ci rifletto troppo inanello subito una lista di cento titoli e potrei continuare all’infinito, quindi lancio I tre primi titoli che mi vengono in mente, ognuno con una ragione profonda, personale: “Fino all’ultimo respiro”, di Jean-Luc Godard, “C’era una volta in America” di Sergio Leone e “Fitzcarraldo” di Werner Herzog, ma concedetemi un quarto e un quinto titolo del cuore… “La Conversazione” di Francis Ford Coppola e il recente “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino!

Come hai ideato questa attività con i bartender per la creazione di cocktail ispirati ai film e al mondo del Cinema?
È bastata un po’ di fantasia e di ‘mestiere’ per inventarmi un progetto che è partito quasi come un gioco e che da oltre un anno sta dilagando sui media: ricette inedite di drink – realizzate dai migliori bartender uomini e donne – ispirate ai loro film preferiti! Ho chiesto a questi creativi dei cocktail di creare un drink pensando a un film, ispirandosi con gli ingredienti a una scena nello specifico o a una battuta o alla trama generale. Ne è scaturita una vera e propria Storia del Cinema nel bicchiere (da consumarsi sempre in modo responsabile, come sottolineo sempre): ad ora ho ricevuto oltre cento ricette da tutta Italia e non solo , che utilizzano ogni sorta di ingrediente, dall’amaro al whisky, dal rum al gin, dal vermouth alle preparazioni homemade e che raccontano, sorgeggiando, film di ogni genere, nazionalità e periodo storico. Da Freaks del 1932 al recente Hammamet di Gianni Amelio, i e le bartender si sono davvero superati mettendo in pratica la loro professionalità con un top di divertimento. Questo è uno spunto del mio lavoro che può scaturire dopo lo studio quotidiano dei media e della comunicazione che ci circonda ogni secondo e ci coinvolge e condiziona, anche se spesso non ne siamo consapevoli.

Che cosa significa per te essere creativi?
Non esiste una ricetta della creatività, come non esiste una ricetta del ‘bello’ o del ‘perfetto’ o del ‘capolavoro’: sono categorie che imprigionano in qualche modo il processo e il risultato creativo. Credo personalmente che ogni azione, attività, atto, che sia artistico o meno, debba sempre essere guidato dalla curiosità, dall’essere curiosi per il mondo che ci circonda, che influenza poi il mondo che ci costruiamo, ognuno con i propri strati e livelli. La curiosità è il motore di ogni atto creativo, che sia la scrittura, la pittura, la scultura, la musica e il cinema, ma anche la creazione di un piatto in cucina! Ringrazio sempre la mia famiglia per avermi circondato di libri e per avermi sempre dato la possibilità per esempio di viaggiare, per avermi insegnato a studiare sempre con l’Enciclopedia a portata di mano, da consultare e consultare. Anche la curiosità, pur essendo fondamentalmente un istinto, è un valore assoluto, un fuoco vivo che deve essere alimentato di continuo, non a caso la sua etimologia latina deriva dalla parola cura…

Quali obiettivi ti poni per il futuro?
Gli obiettivi non mancano mai, non sono mai soddisfatto e cerco sempre di migliorarmi. Certamente continuare a godere del lavoro che mi sono scelto e che mi regala tante soddisfazioni, a fronte di tante rinunce, tante notti insonni e tanti fine settimana senza respiro. Continuare ad essere una ‘spugna’ nel mondo. Mi sono spesso reinventato nel lavoro, per non soccombere alla routine e al precotto, mi sento anche privilegiato nel poter svolgere un lavoro che mi sono costruito mattoncino per mattoncino in anni e anni di relazioni umane e lavorative. L’obiettivo è sempre quello di riuscire a comunicare qualcosa di interessante per i miei diretti interlocutori – i giornalisti e i media – e che lo diventi per i fruitori e per chi assorbe questa comunicazione.

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Carlo Dutto: “La curiosità è il motore di ogni atto creativo”

Published On: 2 Febbraio 2020

About the Author: Alessia

Tempo stimato per la lettura: 18 minuti

Abbiamo intervistato Carlo Dutto, che si occupa di cinema e… beverage.
Un connubio strano e molto particolare che lo ha portato a ideare un progetto di drink ispirati alla storia del Cinema.

Photo by Alberto Blasetti e Andrea Di Lorenzo

Carlo, puoi raccontarci qualcosa in più di te e dell’attività che svolgi?
Dopo una formazione umanistica e da giornalista di inchieste, ora lavoro come ufficio stampa, mi occupo quindi di comunicare a tutti i media (dai quotidiani, mensili, settimanali alle radio, dalle TV ai siti web etc, senza scordare influencer e i cosiddetti opinion leaders) un evento, un brand, una notizia legata a una iniziativa. Un lavoro molto nell’ombra e che ha una sproporzione tra il risultato e l’impegno che si mette in atto. Se pensate che, per fare un esempio, in proporzione, su mille mail che si inviano, poco più della metà viene aperta e una percentuale anche minore si tramuta poi in una segnalazione o una intervista… Io nello specifico mi occupo di cinema e del settore beverage, due mondi che sembrano agli antipodi, ma che ho unito in un progetto di drink ispirati ai film che sta riscuotendo un grande successo. Nel settore cinema seguo, sia in un’agenzia affermata, che da freelance, numerosi festival, film, fiction TV, eventi, mentre nel settore beverage, che seguo da freelance, comunico eventi come il Roma Bar Show, A tutta Torba, il Roma Whisky Festival, ma anche numerosi brand nazionali e internazionali e la Guida BlueBlazer ai Migliori Cocktail Bar d’Italia, oltre a locali quali il The Jerry Thomas Project, primo speakeasy italiano…
Per raccontare il mio lavoro faccio sempre questo esempio sottile: se in una discussione un amico vi dice ‘ne ho sentito parlare’, è un successo della comunicazione! La persona può anche non ricordare dove o quando ha letto una notizia o visto una foto o un’intervista, ma ricorda la notizia e il contesto, questo significa che la comunicazione ha talmente ‘dilagato’ da essere arrivata anche a una persona che non fa parte di un questo stesso contesto.

Come e quando è nata la tua passione per il Cinema?
Quella per il Cinema è una passione, risultato di una pratica e un’educazione che ho ricevuto in casa: mia madre mi ha sempre portato al cinema fin da piccolissimo e mio padre, nei primi anni Ottanta (io sono del 1977) acquistò uno dei primi videoregistratori, che ho subito imparato a utilizzare, riempiendo casa di centinaia di VHS con i film che registravo prima di andare a dormire. Parlo di Educazione unita alla passione perché è quello che cerco di infondere anche ai miei figli, avendoli portati, fin da piccoli, a godere del buio della sala cinematografica, a rispettarne il silenzio e la condivisione con persone sconosciute e ad apprezzare il grande schermo, senza nulla togliere a quello che si può fare a casa con l’home video. Partendo da Totoro si arriva a Kubrick!

Almeno tre titoli di film del tuo cuore…
Se ci rifletto troppo inanello subito una lista di cento titoli e potrei continuare all’infinito, quindi lancio I tre primi titoli che mi vengono in mente, ognuno con una ragione profonda, personale: “Fino all’ultimo respiro”, di Jean-Luc Godard, “C’era una volta in America” di Sergio Leone e “Fitzcarraldo” di Werner Herzog, ma concedetemi un quarto e un quinto titolo del cuore… “La Conversazione” di Francis Ford Coppola e il recente “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino!

Come hai ideato questa attività con i bartender per la creazione di cocktail ispirati ai film e al mondo del Cinema?
È bastata un po’ di fantasia e di ‘mestiere’ per inventarmi un progetto che è partito quasi come un gioco e che da oltre un anno sta dilagando sui media: ricette inedite di drink – realizzate dai migliori bartender uomini e donne – ispirate ai loro film preferiti! Ho chiesto a questi creativi dei cocktail di creare un drink pensando a un film, ispirandosi con gli ingredienti a una scena nello specifico o a una battuta o alla trama generale. Ne è scaturita una vera e propria Storia del Cinema nel bicchiere (da consumarsi sempre in modo responsabile, come sottolineo sempre): ad ora ho ricevuto oltre cento ricette da tutta Italia e non solo , che utilizzano ogni sorta di ingrediente, dall’amaro al whisky, dal rum al gin, dal vermouth alle preparazioni homemade e che raccontano, sorgeggiando, film di ogni genere, nazionalità e periodo storico. Da Freaks del 1932 al recente Hammamet di Gianni Amelio, i e le bartender si sono davvero superati mettendo in pratica la loro professionalità con un top di divertimento. Questo è uno spunto del mio lavoro che può scaturire dopo lo studio quotidiano dei media e della comunicazione che ci circonda ogni secondo e ci coinvolge e condiziona, anche se spesso non ne siamo consapevoli.

Che cosa significa per te essere creativi?
Non esiste una ricetta della creatività, come non esiste una ricetta del ‘bello’ o del ‘perfetto’ o del ‘capolavoro’: sono categorie che imprigionano in qualche modo il processo e il risultato creativo. Credo personalmente che ogni azione, attività, atto, che sia artistico o meno, debba sempre essere guidato dalla curiosità, dall’essere curiosi per il mondo che ci circonda, che influenza poi il mondo che ci costruiamo, ognuno con i propri strati e livelli. La curiosità è il motore di ogni atto creativo, che sia la scrittura, la pittura, la scultura, la musica e il cinema, ma anche la creazione di un piatto in cucina! Ringrazio sempre la mia famiglia per avermi circondato di libri e per avermi sempre dato la possibilità per esempio di viaggiare, per avermi insegnato a studiare sempre con l’Enciclopedia a portata di mano, da consultare e consultare. Anche la curiosità, pur essendo fondamentalmente un istinto, è un valore assoluto, un fuoco vivo che deve essere alimentato di continuo, non a caso la sua etimologia latina deriva dalla parola cura…

Quali obiettivi ti poni per il futuro?
Gli obiettivi non mancano mai, non sono mai soddisfatto e cerco sempre di migliorarmi. Certamente continuare a godere del lavoro che mi sono scelto e che mi regala tante soddisfazioni, a fronte di tante rinunce, tante notti insonni e tanti fine settimana senza respiro. Continuare ad essere una ‘spugna’ nel mondo. Mi sono spesso reinventato nel lavoro, per non soccombere alla routine e al precotto, mi sento anche privilegiato nel poter svolgere un lavoro che mi sono costruito mattoncino per mattoncino in anni e anni di relazioni umane e lavorative. L’obiettivo è sempre quello di riuscire a comunicare qualcosa di interessante per i miei diretti interlocutori – i giornalisti e i media – e che lo diventi per i fruitori e per chi assorbe questa comunicazione.

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