Carmine Cristallo Scalzi: “La creatività è come l’antidoto ad una malattia”

About the Author: Alessia

Published On: 17 Maggio 2020

Tempo stimato per la lettura: 9,1 minuti

Nato a Catanzaro, dopo dodici anni di studi classici di pianoforte si accosta agli altri strumenti divenendo polistrumentista. Contestualmente disegna su fanzines culturali e fumettistiche locali per poi esportare il suo modo di comunicare a Bologna. Qui, durante il percorso universitario (si laureerà in seguito in Giurisprudenza) segue corsi e accademie di Recitazione, direzione della fotografia e regia (non solo in Italia), partecipa contestualmente a festival musicali con alcune band indie-rock di cui è leader. Poi, a Roma, si specializza in Regia cinematografica realizzando alcuni cortometraggi, prende parte per alcuni anni in qualità di attore ad alcune fiction televisive e infine realizza come sceneggiatore e regista il lungometraggio “A volte nel buio, sometimes in the dark”, opera visionaria che intreccia alcune caratteristiche di film di genere insieme a quello di film d’autore. È attivo anche come cantautore: potete ascoltarlo su Spotify e sul suo canale YouTube. “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)” è il suo ultimo romanzo illustrato, cui seguirà, oltre la versione cartacea, la versione inglese, l’audiolibro e la versione animata.

Ci racconti come è nata l’idea di realizzare il libro “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)”?
Da qualche anno ho iniziato la stesura del progetto di romanzi illustrati “Mitologia Elfica”, un complesso narrativo immaginifico ambientato nel mondo del Nascondiglio, Regno abitato da creature mutuate dal folklore favolistico mondiale reinventato attraverso la mia personale sensibilità. All’interno di questa sorta di manuali etnologici descrivo le varie Razze che compongono il Nascondiglio e, nel farlo, cito la letteratura di quei luoghi magici. Da qui la necessità di rendere reali le fonti alle citazioni cui rimando nei libri, in modo quindi da creare una geografia letteraria credibile. “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)” è il primo di queste opere, una favola che parla del passato antico di quei misteriosi popoli e che simboleggia un opera assolutamente imprescindibile nell’universo immaginario del Nascondiglio.

Ti occupi e lavori in vari ambiti, nella regia, nella scrittura, nella musica e nell’illustrazione: c’è un settore che preferisci e in cui ti trovi più a tuo agio? Perché?
Ogni ambito Artistico mi rappresenta ed è totalizzante. Difficile dire cosa abbia sopravvento di volta in volta. Anzi, è sempre forte la voglia, anzi, la necessità di riunire sotto una unica forma tutti quei componenti che considero vitali. Ad esempio quanto al libro su Edgar Letfall ho già un piano di sviluppo di sceneggiatura pronto per farne un opera audiovisiva, ne ho creato il tema, la musica e le animazioni per la versione interattiva e audiolibro (traccia che si può ascoltare nel trailer sul mio canale YouTube). Credo insomma che l’Arte debba essere vissuta in modo olistico e l’Artista stesso, quale medium, debba appropriarsi quanto possibile di ogni elemento di espressione per riuscire a comunicare a 360 gradi cinesteticamente.

Che cosa significa per te avere creatività?
Il concetto di “Creatività” è costituito di tante cose, un po’ come l’antidoto alla malattia di cui narro nel libro: per ognuno cambia il tipo il modo e la quantità degli ingredienti per mezzo dei quali la creatività si incarna di volta in volta in una ‘mano’ diversa così da assumere una identità specifica. Di sicuro una delle componenti che considero preminente nella Creatività è l’Empatia, quella sorta di sensibilità estesa e condivisa che permette di sentire qualcosa o qualcuno apparentemente a me non legato; dico questo perché convinto da sempre che la creatività stessa sia uno dei modi con cui si esprime la connessione con il Tutto, l’entanglement, la rete invisibile che lega ognuno di noi gli uni con gli altri e insieme noi con la natura e il mondo delle idee e delle invenzioni, quella sorta di iperuranio che qualsiasi artista quale medium utilizza per portare le stesse idee e le invenzioni su questo mondo.

In che direzione va oggi la tua ricerca?
Rispondere alla tua domanda probabilmente è più semplice oggi. In passato infatti ti avrei sicuramente detto che il primato della mia ricerca era l’immagine, spesso avulsa dal significato, era l’immagine sola ad assumere un significante che travalicava ogni aspetto di ricerca e di esplorazione. Oggi invece quello che faccio ha una controparte autobiografica: in tutti campi in cui la mia urgenza espressiva si esplica non posso non vederne un forte riflesso del mio vissuto. Probabilmente, la crescita e, dunque, la maturità, presuppongono anche un continuo bilancio esistenziale, e l’Arte permette all’espressione di dare una forma data a quel riflesso, riuscendo a cristallizzare il tutto nello spazio e nel tempo. Dunque oggi la ricerca nei vari campi in cui comunico può considerarsi un flusso interiore a forma di Diario universale in cui ritraggo me stesso, le persone che amo e che ho amato, e conseguentemente tutto il mondo che mi circonda e che ci circonda. Una geografia emotiva che poi rappresenta quella di ognuno di noi e in cui ognuno di noi si può riconoscere.
Il tuo primo ricordo “artistico”: la tua prima volta in un museo, al cinema, o a un concerto… che ricordo ne hai?
Il primo ricordo di cui ho contezza ha che fare con il cinema. Già da bambino vidi, durante una retrospettiva, spinto da mia madre, appassionata di cinema, “Nosferatu” di Murnau. Ne rimasi affascinato non tanto per le tematiche orrorifiche quanto per la meravigliosa tristezza e malinconia che veniva fuori dal protagonista e dalla cornice espressionista che derivava da quello splendido film muto. Da allora non mi sono più fermato e ho ricercato sempre quella stessa meraviglia sia nelle fasi preparatorie sia nella creazione tout court.

I tuoi Maestri di riferimento…
I miei punti di riferimento li ho sempre davanti, costantemente, come una stella polare verso la quale tendere, se non altro come fonte continua di ispirazione. Nell’ambito dell’illustrazione amo visceralmente i contenuti di segno e di contenuto di Andrea Pazienza, e naturalmente di tutto quel gruppo di quel movimento fumettistico-culturale del ’77 che si estrinsecò nelle riviste “Il Male” “Cannibale” e poi “Frigidaire”: Scozzari, Tamburini. Musicalmente, i miei maestri sono sicuramente David Bowie, e, in Italia, De Andrè, Battisti. Comunque tutta la cultura dark-new wave inglese è un background che continua ad affascinarmi. Quanto al mondo del cinema, Federico Fellini, Bergman, Tarkovskij, Malick e Lars Von Triers sono i miei registi preferiti.

Come hai scelto la tua professione?
Parafrasando la tua domanda, direi che non ho mai avuto scelta. Chi come me vive a tempo pieno l’Arte come “professione” non potrebbe fare altro. Anche se ho una laurea in Giurisprudenza, l’unico orizzonte che ho sempre visto è stato quello dell’Arte: la mia strada è stata sempre quella che mi ha sempre seguito come una ombra. La passione che avevo da bambino per il disegno, la musica, l’immagine, me la sono portata dietro come un compagno che ti segue qualsiasi cosa tu faccia, come un monito, oppure un destino. Ecco, forse qui sta la risposta alla tua domanda, mi han sempre interessato di più le ombre che proietta la luce che non la luce stessa, quindi il percorso da seguire era segnato già dall’inizio.
Come stai vivendo questo periodo? Che ne sarà del mondo dell’arte, dopo la pandemia, secondo il tuo punto di vista?
Questo rumore di fondo che ci opprime un pò tutti mi divora. Sento molti amici, anche e soprattutto artisti, naturalmente, e tutti mi dicono la stessa cosa. E’ come se il dramma di chi non ce la fa a sopravvivere a questo schifo di malattia investa come un onda lunga tutti quelli che in un modo o nell’altro si collegano al lato spirituale delle cose, noi artisti in primis, rimanendo così inevitabilmente coinvolti. Il dolore è una frequenza impossibile da non percepire. Credo comunque che una situazione inedita come questa porterà a cose nuove, inedite, probabilmente a nuove opportunità e a un modo nuovo di fare le cose e fruirne e, inoltre, un modo nuovo di essere veicolate. Sono ottimista come sempre rispetto alla creatività umana. Un pò meno ottimista per quanto riguarda i politici, cioè coloro i quali dovrebbero darci la chiave per accedere a questo nuovo modo di creare, favorendone la possibilità di esistenza e un territorio nuovo da intravedere con lungimiranza. Per questo motivo ritengo che noi artisti dobbiamo stringerci in un modo o nell’altro – anche in modo formale creando delle sinergie – per allontanare una morte che, come solitamente avviene, una classe dirigente senza alcuno strumento culturale e nessuna possibilità di proiezione nel futuro cerca di comminare. Ma per rispondere all’ultima parte della tua domanda, l’Arte troverà il modo di sopravvivere come lo troverà la vita stessa. E’ una pulsione dell’animo umano e come tale è parte della sua grandezza. Immagini una vita senza musica, film o invenzioni?

Cosa farai domani – progetti per il futuro…
Oltre curare il progetto di “Mitologia Elfica” (prossimamente seguiranno, come accennavo, oltre la versione già disponibile kindle, il libro cartaceo su Edgar Letfall, il libro animato, l’audiolibro e altro ancora) sto proseguendo con l’elaborazione di un progetto grafico che si chiama DON’T CHEAT ON MONSTERS che mi sta portando verso lidi inaspettati. Inoltre, a parte l’ambito musicale che seguo postando sul mio canale YouTube e su Spotify brani inediti e live, tengo particolarmente ad un lungometraggio che stiamo mettendo insieme in queste settimane con alcuni miei amici e colleghi che stimo profondamente e con cui seguo lo stesso percorso artistico fatto, il più possibile, di qualità e ricerca oltre che sangue e duro lavoro. Sono sicuro che ne varrà fuori un film assai interessante per svariati motivi. Sono molto curioso di sapere, una volta realizzato, quale mondo il film avrà occasione di vedere con i suoi neonati occhi fatti di immaginazione, luce, musica e speranza.

Facebook: Carmine Cristallo Scalzi
Web: Carmine Cristallo Scalzi


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About the Author: Alessia

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Nato a Catanzaro, dopo dodici anni di studi classici di pianoforte si accosta agli altri strumenti divenendo polistrumentista. Contestualmente disegna su fanzines culturali e fumettistiche locali per poi esportare il suo modo di comunicare a Bologna. Qui, durante il percorso universitario (si laureerà in seguito in Giurisprudenza) segue corsi e accademie di Recitazione, direzione della fotografia e regia (non solo in Italia), partecipa contestualmente a festival musicali con alcune band indie-rock di cui è leader. Poi, a Roma, si specializza in Regia cinematografica realizzando alcuni cortometraggi, prende parte per alcuni anni in qualità di attore ad alcune fiction televisive e infine realizza come sceneggiatore e regista il lungometraggio “A volte nel buio, sometimes in the dark”, opera visionaria che intreccia alcune caratteristiche di film di genere insieme a quello di film d’autore. È attivo anche come cantautore: potete ascoltarlo su Spotify e sul suo canale YouTube. “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)” è il suo ultimo romanzo illustrato, cui seguirà, oltre la versione cartacea, la versione inglese, l’audiolibro e la versione animata.

Ci racconti come è nata l’idea di realizzare il libro “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)”?
Da qualche anno ho iniziato la stesura del progetto di romanzi illustrati “Mitologia Elfica”, un complesso narrativo immaginifico ambientato nel mondo del Nascondiglio, Regno abitato da creature mutuate dal folklore favolistico mondiale reinventato attraverso la mia personale sensibilità. All’interno di questa sorta di manuali etnologici descrivo le varie Razze che compongono il Nascondiglio e, nel farlo, cito la letteratura di quei luoghi magici. Da qui la necessità di rendere reali le fonti alle citazioni cui rimando nei libri, in modo quindi da creare una geografia letteraria credibile. “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)” è il primo di queste opere, una favola che parla del passato antico di quei misteriosi popoli e che simboleggia un opera assolutamente imprescindibile nell’universo immaginario del Nascondiglio.

Ti occupi e lavori in vari ambiti, nella regia, nella scrittura, nella musica e nell’illustrazione: c’è un settore che preferisci e in cui ti trovi più a tuo agio? Perché?
Ogni ambito Artistico mi rappresenta ed è totalizzante. Difficile dire cosa abbia sopravvento di volta in volta. Anzi, è sempre forte la voglia, anzi, la necessità di riunire sotto una unica forma tutti quei componenti che considero vitali. Ad esempio quanto al libro su Edgar Letfall ho già un piano di sviluppo di sceneggiatura pronto per farne un opera audiovisiva, ne ho creato il tema, la musica e le animazioni per la versione interattiva e audiolibro (traccia che si può ascoltare nel trailer sul mio canale YouTube). Credo insomma che l’Arte debba essere vissuta in modo olistico e l’Artista stesso, quale medium, debba appropriarsi quanto possibile di ogni elemento di espressione per riuscire a comunicare a 360 gradi cinesteticamente.

Che cosa significa per te avere creatività?
Il concetto di “Creatività” è costituito di tante cose, un po’ come l’antidoto alla malattia di cui narro nel libro: per ognuno cambia il tipo il modo e la quantità degli ingredienti per mezzo dei quali la creatività si incarna di volta in volta in una ‘mano’ diversa così da assumere una identità specifica. Di sicuro una delle componenti che considero preminente nella Creatività è l’Empatia, quella sorta di sensibilità estesa e condivisa che permette di sentire qualcosa o qualcuno apparentemente a me non legato; dico questo perché convinto da sempre che la creatività stessa sia uno dei modi con cui si esprime la connessione con il Tutto, l’entanglement, la rete invisibile che lega ognuno di noi gli uni con gli altri e insieme noi con la natura e il mondo delle idee e delle invenzioni, quella sorta di iperuranio che qualsiasi artista quale medium utilizza per portare le stesse idee e le invenzioni su questo mondo.

In che direzione va oggi la tua ricerca?
Rispondere alla tua domanda probabilmente è più semplice oggi. In passato infatti ti avrei sicuramente detto che il primato della mia ricerca era l’immagine, spesso avulsa dal significato, era l’immagine sola ad assumere un significante che travalicava ogni aspetto di ricerca e di esplorazione. Oggi invece quello che faccio ha una controparte autobiografica: in tutti campi in cui la mia urgenza espressiva si esplica non posso non vederne un forte riflesso del mio vissuto. Probabilmente, la crescita e, dunque, la maturità, presuppongono anche un continuo bilancio esistenziale, e l’Arte permette all’espressione di dare una forma data a quel riflesso, riuscendo a cristallizzare il tutto nello spazio e nel tempo. Dunque oggi la ricerca nei vari campi in cui comunico può considerarsi un flusso interiore a forma di Diario universale in cui ritraggo me stesso, le persone che amo e che ho amato, e conseguentemente tutto il mondo che mi circonda e che ci circonda. Una geografia emotiva che poi rappresenta quella di ognuno di noi e in cui ognuno di noi si può riconoscere.
Il tuo primo ricordo “artistico”: la tua prima volta in un museo, al cinema, o a un concerto… che ricordo ne hai?
Il primo ricordo di cui ho contezza ha che fare con il cinema. Già da bambino vidi, durante una retrospettiva, spinto da mia madre, appassionata di cinema, “Nosferatu” di Murnau. Ne rimasi affascinato non tanto per le tematiche orrorifiche quanto per la meravigliosa tristezza e malinconia che veniva fuori dal protagonista e dalla cornice espressionista che derivava da quello splendido film muto. Da allora non mi sono più fermato e ho ricercato sempre quella stessa meraviglia sia nelle fasi preparatorie sia nella creazione tout court.

I tuoi Maestri di riferimento…
I miei punti di riferimento li ho sempre davanti, costantemente, come una stella polare verso la quale tendere, se non altro come fonte continua di ispirazione. Nell’ambito dell’illustrazione amo visceralmente i contenuti di segno e di contenuto di Andrea Pazienza, e naturalmente di tutto quel gruppo di quel movimento fumettistico-culturale del ’77 che si estrinsecò nelle riviste “Il Male” “Cannibale” e poi “Frigidaire”: Scozzari, Tamburini. Musicalmente, i miei maestri sono sicuramente David Bowie, e, in Italia, De Andrè, Battisti. Comunque tutta la cultura dark-new wave inglese è un background che continua ad affascinarmi. Quanto al mondo del cinema, Federico Fellini, Bergman, Tarkovskij, Malick e Lars Von Triers sono i miei registi preferiti.

Come hai scelto la tua professione?
Parafrasando la tua domanda, direi che non ho mai avuto scelta. Chi come me vive a tempo pieno l’Arte come “professione” non potrebbe fare altro. Anche se ho una laurea in Giurisprudenza, l’unico orizzonte che ho sempre visto è stato quello dell’Arte: la mia strada è stata sempre quella che mi ha sempre seguito come una ombra. La passione che avevo da bambino per il disegno, la musica, l’immagine, me la sono portata dietro come un compagno che ti segue qualsiasi cosa tu faccia, come un monito, oppure un destino. Ecco, forse qui sta la risposta alla tua domanda, mi han sempre interessato di più le ombre che proietta la luce che non la luce stessa, quindi il percorso da seguire era segnato già dall’inizio.
Come stai vivendo questo periodo? Che ne sarà del mondo dell’arte, dopo la pandemia, secondo il tuo punto di vista?
Questo rumore di fondo che ci opprime un pò tutti mi divora. Sento molti amici, anche e soprattutto artisti, naturalmente, e tutti mi dicono la stessa cosa. E’ come se il dramma di chi non ce la fa a sopravvivere a questo schifo di malattia investa come un onda lunga tutti quelli che in un modo o nell’altro si collegano al lato spirituale delle cose, noi artisti in primis, rimanendo così inevitabilmente coinvolti. Il dolore è una frequenza impossibile da non percepire. Credo comunque che una situazione inedita come questa porterà a cose nuove, inedite, probabilmente a nuove opportunità e a un modo nuovo di fare le cose e fruirne e, inoltre, un modo nuovo di essere veicolate. Sono ottimista come sempre rispetto alla creatività umana. Un pò meno ottimista per quanto riguarda i politici, cioè coloro i quali dovrebbero darci la chiave per accedere a questo nuovo modo di creare, favorendone la possibilità di esistenza e un territorio nuovo da intravedere con lungimiranza. Per questo motivo ritengo che noi artisti dobbiamo stringerci in un modo o nell’altro – anche in modo formale creando delle sinergie – per allontanare una morte che, come solitamente avviene, una classe dirigente senza alcuno strumento culturale e nessuna possibilità di proiezione nel futuro cerca di comminare. Ma per rispondere all’ultima parte della tua domanda, l’Arte troverà il modo di sopravvivere come lo troverà la vita stessa. E’ una pulsione dell’animo umano e come tale è parte della sua grandezza. Immagini una vita senza musica, film o invenzioni?

Cosa farai domani – progetti per il futuro…
Oltre curare il progetto di “Mitologia Elfica” (prossimamente seguiranno, come accennavo, oltre la versione già disponibile kindle, il libro cartaceo su Edgar Letfall, il libro animato, l’audiolibro e altro ancora) sto proseguendo con l’elaborazione di un progetto grafico che si chiama DON’T CHEAT ON MONSTERS che mi sta portando verso lidi inaspettati. Inoltre, a parte l’ambito musicale che seguo postando sul mio canale YouTube e su Spotify brani inediti e live, tengo particolarmente ad un lungometraggio che stiamo mettendo insieme in queste settimane con alcuni miei amici e colleghi che stimo profondamente e con cui seguo lo stesso percorso artistico fatto, il più possibile, di qualità e ricerca oltre che sangue e duro lavoro. Sono sicuro che ne varrà fuori un film assai interessante per svariati motivi. Sono molto curioso di sapere, una volta realizzato, quale mondo il film avrà occasione di vedere con i suoi neonati occhi fatti di immaginazione, luce, musica e speranza.

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