Interviste

Dani Fiorenza, regista: “La creatività? Saper pensare in fretta, anticipare i tempi e guardare a lungo termine…”

Alessia
Scritto da Alessia

Questa settimana abbiamo intervistato il regista e sceneggiatore Dani Fiorenza, che ha scritto e diretto il cortometraggio “La consegna”. Con lui abbiamo chiacchierato degli esordi, delle sue passioni e del Cinema e della TV in Italia, che oggi sta vivendo una nuova vita…

Dani Fiorenza, classe ’84, a quindici anni ha iniziato a recitare presso la compagnia teatrale “Corte dei Miracoli” di Siena, per la quale ha scritto anche i testi degli spettacoli.
Nel 2007 ho conseguito il diploma in regia e sceneggiatura cinematografica presso la “Scuola Nazionale di Cinema Indipendente” di Firenze.
Ha iniziato a scrivere e dirigere i suoi primi cortometraggi, dopodiché ha lavorato come assistente alla regia negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Ha collaborato come copywriter per diverse agenzie pubblicitarie italiane.
Nel 2017 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti “Tutto quello che mi succede è colpa mia” (Echos edizioni).
Sempre nel 2017, ha scritto e diretto il cortometraggio “La consegna”, vincitore di diversi riconoscimenti ì, tra i quali il premio “Menzione d’Oro della Giuria Nazionale” al MedFF, il premio “Città di Siena” al Terra di Siena International Film Festival ed è stato in concorso al Social World Film Festival, al Wag FilmFestival, al Rome Independent Prisma Awards, al Lux Film Festival.
Nel 2019 ha pubblicato la sua seconda raccolta di racconti, “Non guardate la luna, idioti, guardate il dito” per il Gruppo Giulio Perrone Editore.

Quando e perché è nata l’idea di realizzare il corto “La Consegna”?
Fino a un paio di anni fa mi ero dedicato solo ed esclusivamente a video art e web content. Essendo però sempre stato un appassionato di cinema, desideravo tanto mettermi alla prova e girare un vero cortometraggio, con una vera trama, in stile vecchia commedia all’italiana. Inoltre, volevo che la storia avesse la tipica struttura a “scintilla”: un evento banale, come la consegna di una lettera, che dà vita a un susseguirsi di avvenimenti sfortunati e, allo stesso tempo, esilaranti.

Che tipo di messaggio hai voluto dare al pubblico?
Innanzitutto, che esistono anche (e ancora) le commedie “serie”, con trame articolate, protagonisti ben delineati e coprotagonisti le cui azioni condizionano la storia quanto quelle dei protagonisti, e a volte anche di più. Inoltre, volevo dimostrare che nella vita di tutti giorni basta un attimo per far sì che le cose prendano improvvisamente una piega grottesca e surreale,

Quando hai iniziato a occuparti di cinema?
Sono sempre stato appassionato di cinema fin da bambino, da piccolo infatti noleggiavo i VHS dei film in lingua originale per ammirare i grandi attori recitare in lingua originale. A occuparmi di cinema, però, ho iniziato soltanto un paio di anni fa, e l’occasione è stata proprio la realizzazione del cortometraggio “La consegna”. Prima di allora mi dedicavo principalmente alla scrittura creativa (pubblicità) e alla pubblicazione di libri.

Oggi cinema e a fiction in Italia stanno godendo di un buon successo e hanno avuto una buona ripresa: qual è il tuo pensiero in merito?
Penso che, affinché il trend positivo continui, le figure che operano in questo settore dovrebbero smettere di continuare a guardare in cagnesco piattaforme come Netflix o Amazon e iniziare invece a vederne il lato positivo: la società cambia, probabilmente la sala cinematografica perderà sempre più appeal nel tempo, di conseguenza la TV può dare un grande contributo al mercato dell’audiovisivo, aiutandolo a restare in vita per molto altro tempo ancora.

I tuoi film del cuore.
“Edward Mani di forbice”, “Bastardi senza gloria”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

Che cosa significa per te la parola creatività?
Saper pensare in fretta, anticipare i tempi, guardare a lungo termine e avere sempre un piano B.

Il tuo primo film da spettatore al Cinema.
“The mask”, con quel genio assoluto di Jim Carrey.

Cosa leggi, studi, ascolti nel tempo libero?
Amo la narrativa, soprattutto le raccolte di racconti: Buzzati, Gogol, Karet e Charms i miei preferiti. Inoltre, adoro i grandi romanzieri russi (Cechov, Dostoevskij) e i giallisti scandinavi (Larsson, Nesbo, Lackberg). Per quanto riguarda la musica, invece, ascolto tutto: dalla musica classica al reggae, passando per il rock e il pop. Inoltre, nel tempo libero scrivo libri. Ho pubblicato due raccolte di racconti: “Tutto quello che mi succede è colpa mia” (Echos Edizioni) e “Non guardate la luna, idioti, guardate il dito” (L’erudita, Gruppo Giulio Perrone Editore).

Cosa ti piace di più del tuo lavoro di sceneggiatore e regista?
Sapere che posso tranquillamente scrivere e portare sullo schermo storie assurde che valicano i confini dell’impossibile. Perché il cinema è sogno, e i sogni non devono mai fare i conti con la realtà.

Cosa fari domani – progetti per il futuro…
Ho appena terminato la sceneggiatura del mio primo lungometraggio, ho iniziato a scrivere il mio nuovo romanzo e sto scrivendo una mini serie TV per bambini. Spero che, nel 2020, almeno uno di questi tre progetti riesca a prendere vita. Infine, ho appena terminato la sceneggiatura del mio primo lungometraggio. Incrociamo le dita.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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