Interviste

Gio Pistone, la street artist italiana famosa nel mondo con Uovo alla Pop

Alessia
Scritto da Alessia

Abbiamo incontrato Gio Pistone, stella del firmamento della street art femminile nazionale e internazionale, che inaugura il 4 novembre la stagione di “Parete Aperta”, il primo festival di street art di Livorno, presso la Galleria di Arte Contemporanea Uovo alla Pop.

Giovanna Pistone aka Gio Pistone è un’illustratrice e street artist che vive e lavora a Roma. È una delle più grandi street artist italiane e internazionali.

Fin da bambina ha scelto il disegno come secondo linguaggio. I suoi soggetti sono spesso figure di fantasia caratterizzate da colori molto forti e linee nette ed emergono dalla dimensione onirica, dal sogno e dall’incubo. Lavora saltuariamente nelle scenografie di teatro dove continua ad approfondire i suoi sogni, la sue ricerca ed il suo innato amore per le grandi rappresentazioni.
Ha lavorato come disegnatrice per Io-Donna, Corriere della Sera, la Repubblica, l’Unità, Liberazione, Drome. Ha partecipato a mostre e festival di muralismo in tutta Italia ed oltre. Nei suoi lavori vive un universo popolato da creature dolcemente mostruose. Gio ama la mostruosità come metafora di diversità. Metafora del pericolo da allontanare, che ai suoi occhi è sempre stato più interessante e affascinante della normalità.

Di se stessa scrive: “Prima di mettere a fuoco cosa volessi fare da grande sono passata attraverso varie vite. Dico vite perché tutte le volte che mi innamoravo di qualche disciplina la perseguivo come fosse la mia unica strada e invece non duravo più di 3 anni…quindi università, scenografa di teatro e cinema, costruttrice di giostre per bambini in giro per l’Europa, grafica in uno studio, performer…Ma disegnare ha prevalso ed è in fondo la passione che ho sempre avuto fin da piccola”.

Uovo alla Pop si occupa d’arte contemporanea, arte pop e arte urbana, un’arte a fruizione pubblica che tiene conto dello spazio in cui è inserita attraverso eventi, mostre, workshop e percorsi tematici. La galleria è attiva a Livorno da Giugno 2017, nel quartiere Garibaldi, uno dei più difficili della città. L’associazione è formata da quattro donne che da tempo si occupano anche di eventi e festival in luoghi abbandonati o inusuali.

Gio è pronta a dipingere un grande murale, inaugurando ufficialmente la stagione artistica del festival ‘Parete Aperta’ di Uovo alla Pop. Il primo grande festival di street art a Livorno, finanziato grazie al crowdfunding, contaminerà la città tra simboli e colori, per un percorso itinerante e permanente, con opere d’arte di strada, mostre, eventi e incontri, per il 2018-2019. Gio Pistone è la prima grande artista e si prepara a presentare alla città “Diana”, grande murale dedicato alla Dea delle donne, domenica 4 novembre alle 16.00.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Gio e alle titolari della galleria d’arte Uovo alla Pop tutta al femminile, formata da Valeria Aretusi (architetto), Viola Barbara (poetessa), Giulia Bernini (designer) e Libera Capezzone, in arte Libertà (pittrice).

Gio, ci puoi raccontare il tuo lavoro all’interno di questo progetto? Come si è sviluppato?
Il lavoro si è sviluppato partendo da un inizio, l’essere stata chiamata a lavorare per un progetto a cui mi sento connessa, il festival ‘Parete Aperta’ di Uovo alla Pop, su di un muro dalla conformazione rara e interessante e in più per un muro di una Rsa, ovvero una struttura che accoglie anziani per lo più con problemi di mobilità. Quindi una parete che non è solo mera tela ma con un contenuto importante che racconta le storie di chi quotidianamente ci vive dietro, ci vive dentro.

Come mai hai scelto il soggetto ‘Diana’?
Ho scelto la Dea Diana perché la struttura della Rsa ha una forma tondeggiante che ricorda quella di un tempio. Un tempio dedicato a Diana quindi colei che per secoli ha rappresentato “la forza femminile” che contrariamente a quella maschile, respingente e selettiva, è invece contenitrice, tiene in sé tutto ciò che è diverso per armonizzarlo e contenendo lo comprende.
È infatti la dea della natura e come tale comprende specie ed aeree diverse, marine e silvestri.
La Dea delle diversità e per estensione la Dea degli anziani e dell’Rsa, un luogo che vive e fa della diversità il suo punto di forza.

Quanto la street art può fare in un contesto urbano come quello che hai trovato a Livorno?
Livorno è una città dove, diversamente da tanti altri luoghi, il fenomeno la street art – o arte urbana che dir si voglia – sta prendendo piede adesso, quindi l’operare per queste strade è un atto che desta attenzione e curiosità, che richiama visitatori e appassionati, che per le sue caratteristiche intrinseche – impatto visivo, accessibilità, e le storie raccontate per immagini – fa rumore, si fa notare e vivere. In questo specifico contesto può essere un modo per attirare persone in una struttura abitata prevalentemente da anziani e quelli anziani che possono e riescono, noto, amano parlare con persone giovani o comunque esterne alla struttura. Un modo quindi per fare nuove conoscenza. Non solo, Diana stessa, con la sua grandezza e colori è un’opera che si fa sentire, è una buona compagna per il tempo lento che si vive dentro.

Credits fotografici: Ops – Collettivo fotografico e Massimiliano Gionti – Inutile Comunicare.

 

Perché avete sentito l’esigenza di organizzare delle operazioni di street art?
La street art a nostro avviso è l’unica ‘arte possibile’, non è auto-riferita né si prende troppo sul serio, è necessariamente autoironica perché è alla mercé di tutti e essendo “l’arte che sta fuori” interagisce col background e racconta più di una storia, la storia del soggetto rappresentato, la storia del contesto in cui si trova e la storia di chi osserva e vede.
È un tipo di azione che desta interesse e passione in tutti coloro che sentono questo tipo di arte come un qualcosa che appartiene alla città e quindi al cittadino.
È quel tipo di operazione che partendo dai graffiti nelle caverne e passando per secoli di storia dell’arte è oggi voce di una contemporaneità che giorno dopo giorno sente viva l’esigenza di scendere in piazza e guardare, parlarne e confrontarsi, fotografare e sentirsi parte integrante delle opere della strada, quella strada che è di tutti.
È l’arte amata dai bambini che amano riconoscere lo stile e il nome dell’autore ed ha un successo virtuale e virale immediato che richiama numeri estesi. È l’arte fragile che può sparire in una notte e in una notte rigenerarsi, soggetta ai capricci delle stagioni e del tempo e nelle varie sfumature di arte clandestina o su commissione, è a nostro avviso, l’unica ‘arte possibile’.

Che feedback ricevete dalle persone che vivono e lavorano in questa zona?
I feedback sono assolutamente positivi, l’arte di Gio è visionaria e impattante, colorata e riconoscibile. Stiamo notando molta curiosità, coinvolgimento e passione per un’ opera nel suo processo di formazione. Ci sono quelli che apprezzano osservando in silenzio quelli che danno consigli su come proseguire, quelli che si avvicinano al cancello dalla strada e ringraziano. La zona è periferica, abbastanza degradata e soprattutto grigia e desolata, Diana porta bellezza.

Che “resistenze” se ve ne sono state, avete incontrato?
L’arte di strada non si spiega, si fa, e mentre la si fa c’è chi passando impreca perché, ad esempio ‘mentre il mondo cade a pezzi, noi ci occupiamo di disegnini’. Le resistenze provengono da tutti quei colori che considerano l’arte un lusso futile, un diversivo superficiale che non migliora le derive del mondo. Mentre per noi rappresenta il contrario, un mezzo per toccare il senso di libertà un atto politico inclusivo che contiene un forte messaggio e racconta. Per concludere la resistenza più grossa l’abbiamo ricevuta da chi in veste di vendicatore mascherato si è arrogato il diritto di deturpare opere che avevamo commissionato: la pochezza di alcuni esseri, l’amarezza che ne consegue.

Cosa significa per voi la street art?
Per noi la street art – o meglio un certo tipo di street art – fatta da ‘artisti spessi’ o che ci piacciono, di cui apprezziamo gusto senso e sensibilità, è bellezza pura. È un modo per rendere un contesto urbano più godibile e vissuto, un ritorno all’agorà dove ci si confrontava guardandosi negli occhi o guardandosi intorno, è quel tipo di arte che non appartiene a nessuno e che, al contempo, appartiene a tutti, anche a chi non la ama.

Quanto le istituzioni vi hanno supportato per la realizzazione di questo progetto?
Quando si è trattato di voler operare su muri comunali l’amministrazione si è messa a disposizione per accelerare la burocrazia. La Regione è stata il motore iniziale della galleria Uovo alla Pop nata all’interno di un bando regionale che prevedeva l’assegnazione di fondi sfitti per la valorizzazione del quartiere Garibaldi a Livorno, quartiere di microcriminalità, spaccio e degrado.

Che obiettivi a medio lungo termine vi ponete per questo progetto? Cosa vorreste fare ancora rispetto al già fatto?
L’obiettivo principale è quello di non smettere di perseguire il sogno di rendere Livorno un museo a cielo aperto. Invitare street artist italiani e stranieri che operino nelle nostre strade e nelle nostre città, che rendano Livorno un luogo da voler visitare proprio per questi muri. Vogliamo continuare con le mostre in galleria e partecipare a bandi che ci permettano di raccogliere fondi per rendere possibile questa via.

FB: Gio Pistone, Uovo alla Pop
Instagram: Gio Pistone, Uovo alla Pop

 

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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