Intervista a Maya Sabbatini, designer di gioielli fatti a mano, alla ricerca dei contrasti

About the Author: Alessia

Published On: 16 Dicembre 2015

Tempo stimato per la lettura: 5,7 minuti

Abbiamo intervistato per voi Maya Sabbatini, designer di gioielli fatti a mano nata a Spoleto, che vive e lavora a Roma: crea gioielli unici e irriproducibili, realizzati artigianalmente, alla ricerca costante dei contrasti.

Maya, parlaci di te, come mai la scelta di creare gioielli “fatti a mano”?

Tutto nasce abbastanza recentemente in termini cronologici, ma con una passione e desiderio di creare che risale a molto tempo fa.
Nel 2011 mi trasferisco a Roma, dove vivo tuttora, per frequentare il corso di gioielleria all’Accademia delle Arti Orafe. Lì apprendo le tecniche base del gioiello classico e inizio i miei primi esperimenti. Poi, come spesso succede, il caso e l’inizio di un lavoro in un altro campo vuole che debba fermarmi per mancanza di tempo, spazio e tutte le problematiche che spesso ha chi è fuori sede e deve combattere con l’arrangiarsi quotidianamente, barcamenandomi tra affitti e la “sopravvivenza” quotidiana. Nel 2014 però riesco a rimettere in linea un po’ di idee e finalmente riprendo in mano quello che avevo lasciato incompiuto. Inizio a lavorare totalmente da autodidatta con la tecnica della cera persa trovando una mia dimensione stilistica. Da lì, muovendo pian piano i primi passi è stato sempre un crescendo… le prime creazioni, la prima collezione, una mostra collettiva a Milano, la pubblicazione in un libro e finalmente la nascita del sito. Portare avanti questo progetto ovviamente non è stato semplice: c’è dietro moltissimo lavoro, dedizione e ricerca. Un lavoro artigianale di questo tipo, dove nel mio caso vengono creati pezzi unici e irriproducibili, richiede moltissimo tempo a disposizione, dove ogni gioiello creato parla molto di me.

I momenti più difficili nel tuo lavoro e quelli che ti fanno sentire al top.

Una volta una persona mi ha detto che i miei gioielli sembrano “sopravvissuti da un disastro nucleare” e la cosa mi è piaciuta molto perché vorrà dire che sopravviveranno ancora a lungo!
Momenti difficili ce ne sono, ovviamente. Partirei dal fatto che vivere di arte è (quasi) impossibile e quindi bisogna destreggiarsi su più fronti. Se guardo al mio lavoro per ora posso dire di essere soddisfatta di me stessa e di quello che sto facendo, ma non bisogna mai fermarsi!

Qual è la collezione a cui sei più legata?

Senza dubbio la serie “Crystalline”. In un certo senso, anche se precedentemente esistevano già dei lavori, è da quella che ho deciso quale forma dare ai miei lavori, quale fossa l’impronta giusta che mi caratterizzasse.

Quale invece la tua prossima creazione?

Al momento, passata l’onda natalizia vorrei riposarmi un po’! Il sito è nato a luglio e da allora non mi sono mai fermata! È stato un anno molto pieno e ho bisogno di ricaricare le energie per il 2016 per la costruzione di nuove collezioni. Vorrei comunque focalizzarmi su qualcosa di geometrico pur mantenendo sempre il mio stile “ruvido”.

Il processo creativo come arriva? Cosa ti ispira?

A volte le cose migliori nascono per caso senza troppi ragionamenti, nati da un momento creativo inaspettato. A me è capitato molte volte di lavorare in questo modo e solo dopo, a lavoro ultimato, ho capito che le idee nate di getto spesso sono le migliori e le più creative.

Nel tuo lavoro sei molto attenta alle scelta di modelle e scatti che ritraggono il prodotto.

È molto importante per me trovare una figura, in questo caso una modella, che riesca a calarsi perfettamente nella parte che ho studiato nella mia testa. La posizione, l’espressione del viso, gli occhi… tutto questo fa parte del gioiello e rende più comprensibile l’opera. Ovviamente è anche importante il luogo in cui vengono scattate queste foto. Ad esempio, nel mio ultimo progetto “Paper Cuts” (di cui potete vedere in anteprima qui alcune immagini non ancora presentate nel sito), volevo rendere ben leggibile il prodotto e utilizzare visivamente un contrasto marcato. Un tetto decadente, con muri rotti e scrostati dove c’è una modella in abito da sera, perfettamente truccata e pettinata che indossa dei gioielli anch’essi rotti e tagliati, quasi fosse carta straccia. In realtà poi il tutto assume un’aria di estrema perfezione data appunto dalla composizione e dalla compostezza della modella.

Oggi quali aspetti ti interessa di più esplorare dal punto di vista del design?

Indubbiamente quando si parla di arte contemporanea si rischia di non sapere bene dove andare a parare, sembra quasi che tutto sia concesso perché non ci sono dei limiti ben specificati. A me quello che interessa più di tutto è avere un marchio di fabbrica visivamente riconoscibile, una firma stilistica che mi riesca ad accompagnare in ogni gioiello che produco. Dietro ad ogni collezione c’è ovviamente una ricerca ben strutturata soprattutto per quanto riguarda le forme. Lavoro principalmente con l’argento e la mia mano segue quasi sempre delle linee irregolari, mi piace lavorare creando superfici ruvide e spezzate, bucare e arrotolare il metallo, renderlo visibilmente caldo e malleabile e allo stesso tempo ghiacciato. Dietro a tutto ciò ovviamente c’è anche una ricerca narrativa: i più attenti che hanno visitato il mio sito forse avranno carpito il significato dell’oggetto o della collezione anche grazie al titolo delle opere, ma credo anche che non per forza si debba dare un significato preciso e specifico a tutto.

Abbini materiali diversi fra loro. Cosa desideri trovare in questa ricerca dei contrasti?

Più che diversi materiali ultimamente abbino diverse texture. Mi piace il contrasto tra una superficie liscia e una imperfetta. Sto studiando anche il contrasto bianco/nero (come nella serie “Paper Scratcher”) dato dall’argento lucidato e quello ossidato con un apposito acido, il mordenzante, col quale annerisco una parte del gioiello, per creare dei veri e propri graffi sulla superficie. In passato ho creato 2 anelli e una collana con diversi materiali e sono effettivamente le 3 creazioni pazze della mia collezione: ho usato sale grosso da cucina, pepe rosso in grani e lana mohair; il risultato del tutto particolare per 3 pezzi davvero unici.

Il gioiello per te è….

Qualcosa di unico, in tutti i sensi. Come ho già detto la maggior parte dei gioielli che produco sono pezzi unici, impossibili da riprodurre una seconda volta. Il significato di “artigianale” è anche questo, l’unicità è fondamentale. Quando vendo uno di questi pezzi singoli vendo anche un pezzetto di me e mi piace pensare che la gente apprezzi entrambe le cose.

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Published On: 16 Dicembre 2015

About the Author: Alessia

Tempo stimato per la lettura: 17 minuti

Abbiamo intervistato per voi Maya Sabbatini, designer di gioielli fatti a mano nata a Spoleto, che vive e lavora a Roma: crea gioielli unici e irriproducibili, realizzati artigianalmente, alla ricerca costante dei contrasti.

Maya, parlaci di te, come mai la scelta di creare gioielli “fatti a mano”?

Tutto nasce abbastanza recentemente in termini cronologici, ma con una passione e desiderio di creare che risale a molto tempo fa.
Nel 2011 mi trasferisco a Roma, dove vivo tuttora, per frequentare il corso di gioielleria all’Accademia delle Arti Orafe. Lì apprendo le tecniche base del gioiello classico e inizio i miei primi esperimenti. Poi, come spesso succede, il caso e l’inizio di un lavoro in un altro campo vuole che debba fermarmi per mancanza di tempo, spazio e tutte le problematiche che spesso ha chi è fuori sede e deve combattere con l’arrangiarsi quotidianamente, barcamenandomi tra affitti e la “sopravvivenza” quotidiana. Nel 2014 però riesco a rimettere in linea un po’ di idee e finalmente riprendo in mano quello che avevo lasciato incompiuto. Inizio a lavorare totalmente da autodidatta con la tecnica della cera persa trovando una mia dimensione stilistica. Da lì, muovendo pian piano i primi passi è stato sempre un crescendo… le prime creazioni, la prima collezione, una mostra collettiva a Milano, la pubblicazione in un libro e finalmente la nascita del sito. Portare avanti questo progetto ovviamente non è stato semplice: c’è dietro moltissimo lavoro, dedizione e ricerca. Un lavoro artigianale di questo tipo, dove nel mio caso vengono creati pezzi unici e irriproducibili, richiede moltissimo tempo a disposizione, dove ogni gioiello creato parla molto di me.

I momenti più difficili nel tuo lavoro e quelli che ti fanno sentire al top.

Una volta una persona mi ha detto che i miei gioielli sembrano “sopravvissuti da un disastro nucleare” e la cosa mi è piaciuta molto perché vorrà dire che sopravviveranno ancora a lungo!
Momenti difficili ce ne sono, ovviamente. Partirei dal fatto che vivere di arte è (quasi) impossibile e quindi bisogna destreggiarsi su più fronti. Se guardo al mio lavoro per ora posso dire di essere soddisfatta di me stessa e di quello che sto facendo, ma non bisogna mai fermarsi!

Qual è la collezione a cui sei più legata?

Senza dubbio la serie “Crystalline”. In un certo senso, anche se precedentemente esistevano già dei lavori, è da quella che ho deciso quale forma dare ai miei lavori, quale fossa l’impronta giusta che mi caratterizzasse.

Quale invece la tua prossima creazione?

Al momento, passata l’onda natalizia vorrei riposarmi un po’! Il sito è nato a luglio e da allora non mi sono mai fermata! È stato un anno molto pieno e ho bisogno di ricaricare le energie per il 2016 per la costruzione di nuove collezioni. Vorrei comunque focalizzarmi su qualcosa di geometrico pur mantenendo sempre il mio stile “ruvido”.

Il processo creativo come arriva? Cosa ti ispira?

A volte le cose migliori nascono per caso senza troppi ragionamenti, nati da un momento creativo inaspettato. A me è capitato molte volte di lavorare in questo modo e solo dopo, a lavoro ultimato, ho capito che le idee nate di getto spesso sono le migliori e le più creative.

Nel tuo lavoro sei molto attenta alle scelta di modelle e scatti che ritraggono il prodotto.

È molto importante per me trovare una figura, in questo caso una modella, che riesca a calarsi perfettamente nella parte che ho studiato nella mia testa. La posizione, l’espressione del viso, gli occhi… tutto questo fa parte del gioiello e rende più comprensibile l’opera. Ovviamente è anche importante il luogo in cui vengono scattate queste foto. Ad esempio, nel mio ultimo progetto “Paper Cuts” (di cui potete vedere in anteprima qui alcune immagini non ancora presentate nel sito), volevo rendere ben leggibile il prodotto e utilizzare visivamente un contrasto marcato. Un tetto decadente, con muri rotti e scrostati dove c’è una modella in abito da sera, perfettamente truccata e pettinata che indossa dei gioielli anch’essi rotti e tagliati, quasi fosse carta straccia. In realtà poi il tutto assume un’aria di estrema perfezione data appunto dalla composizione e dalla compostezza della modella.

Oggi quali aspetti ti interessa di più esplorare dal punto di vista del design?

Indubbiamente quando si parla di arte contemporanea si rischia di non sapere bene dove andare a parare, sembra quasi che tutto sia concesso perché non ci sono dei limiti ben specificati. A me quello che interessa più di tutto è avere un marchio di fabbrica visivamente riconoscibile, una firma stilistica che mi riesca ad accompagnare in ogni gioiello che produco. Dietro ad ogni collezione c’è ovviamente una ricerca ben strutturata soprattutto per quanto riguarda le forme. Lavoro principalmente con l’argento e la mia mano segue quasi sempre delle linee irregolari, mi piace lavorare creando superfici ruvide e spezzate, bucare e arrotolare il metallo, renderlo visibilmente caldo e malleabile e allo stesso tempo ghiacciato. Dietro a tutto ciò ovviamente c’è anche una ricerca narrativa: i più attenti che hanno visitato il mio sito forse avranno carpito il significato dell’oggetto o della collezione anche grazie al titolo delle opere, ma credo anche che non per forza si debba dare un significato preciso e specifico a tutto.

Abbini materiali diversi fra loro. Cosa desideri trovare in questa ricerca dei contrasti?

Più che diversi materiali ultimamente abbino diverse texture. Mi piace il contrasto tra una superficie liscia e una imperfetta. Sto studiando anche il contrasto bianco/nero (come nella serie “Paper Scratcher”) dato dall’argento lucidato e quello ossidato con un apposito acido, il mordenzante, col quale annerisco una parte del gioiello, per creare dei veri e propri graffi sulla superficie. In passato ho creato 2 anelli e una collana con diversi materiali e sono effettivamente le 3 creazioni pazze della mia collezione: ho usato sale grosso da cucina, pepe rosso in grani e lana mohair; il risultato del tutto particolare per 3 pezzi davvero unici.

Il gioiello per te è….

Qualcosa di unico, in tutti i sensi. Come ho già detto la maggior parte dei gioielli che produco sono pezzi unici, impossibili da riprodurre una seconda volta. Il significato di “artigianale” è anche questo, l’unicità è fondamentale. Quando vendo uno di questi pezzi singoli vendo anche un pezzetto di me e mi piace pensare che la gente apprezzi entrambe le cose.

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